Albertosi: «Scommetto sulla salvezza del Cagliari»
di Mario Frongia
Per il portiere dello scudetto ieri bagno di folla insieme a Tomasini e Poli «Un’impresa come la nostra oggi sarebbe impensabile. Lopez? Sa cosa fare»
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CAGLIARI. Due certezze («Uno scudetto come quello che abbiamo vinto noi non lo rivince più nessuno. Il Cagliari attuale? Si salva») e una valanga di foto, autografi, interviste. Enrico Albertosi («Sempre e solo Enrico, questa cosa di chiamarmi Ricky non mi è mai piaciuta» dice il portierone del titolo del ’70 a un ragazzo con l’album d’epoca delle figurine Panini da far siglare), solito inossidabile monumento. Di sport e gioco di squadra. Ieri, con Giuseppe Tomasini e Cesare Poli, trio di titolati nel 1970, Albertosi ha respirato rossoblù nella città che lo ha adottato e che non lo scorda.
«Vincere lo scudetto nell’Italia degli anni Settanta era roba da non dire neanche per scherzo. C’erano le grandi del Nord, ricche e culla di campioni. Noi ci siamo trovati a rompere un ciclo con un bel calcio, individualità di pregio, come Gigi (Riva, ndr) ma non solo, e soprattutto, con la forza del gruppo». Il portiere dei record, undici gol subiti nell’anno del tricolore, si coccola Tomasini, suo ex capitano, e Poli. Al mattino, incontro con Sau e soci ad Asseminello. Quindi, la visita al museo della Sardegna Arena e infine, la cena con Rombo di tuono a casa di un amico. Full immersion con emozioni, ricordi, amicizia.
«Un flash? Me la prendevo sempre con Beppe appena rischiavamo o beccavamo un gol. Ma sapevo quando la colpa era mia: mezzo secolo fa ho anticipato l’evoluzione del ruolo giocando con i piedi e uscendo fino al limite dell’area. Quando mi passavano, giornalisti e tifosi se la prendevano con me scordando le tante volte che, giocando alto, anticipavo l’attaccante e salvavo la porta. Chi mi somiglia? Perin, mezzo matto come me. Ora, dopo l’infortunio vedo che è sempre forte ma meno spericolato». L’Albertosi day prende corpo. La libreria di sport e storia del Cagliari è bloccata dai sostenitori.
«Mi chiedono come abbiamo fatto a vincere quel titolo e rispondo sempre così: una combinazione di giocatori, campioni, entusiasmo, ambiente e voglia di riscatto», dice Tomasini. «Le big erano irraggiungibili e avevano mezzi unici. Venivo dall’Inter – aggiunge Poli – ma a Cagliari ho trovato una dimensione unica». Il club rossoblù ha assemblato oltre 150 testi e volumi che raccontano le gesta di quell’undici entrato nella storia. Sul video-wall scorrono le immagini del passato e del presente. Da Riva a Zola, film da brivido. «Noi stavamo sempre assieme. Si mangiava al ristorante Corallo in via Roma, poi andavamo all’Amsicora. Scherzavamo sempre. Mischie e calcio tennis: ci siamo divertiti. Scopigno? Arrivava, facevamo due giri di campo, qualche allungo, i soliti esercizi e poi partitella». Albertosi abbraccia i tifosi. «Facevo venti chilometri a piedi per venirvi a vedere. Mi avete reso il lavoro meno pesante» dice uno. Commozione e storia. Si riannoda il nastro. «Ho visto il centro tecnico di Assemini: bellissimo, sono stato a Milanello ma questo è molto superiore. Sono sorpreso da organizzazione, campi splendidi e dalla Sardegna Arena. Lopez? Ci ho parlato, è sereno. Due vittorie di fila fanno lavorare bene. Ho visto l’1-0 all’Udinese: compatti e sempre certi su cosa fare».
L’assist per l’Inter. «Sono forti ma il Cagliari può provarci. In ogni caso, anche se bisogna stare attenti perché dietro ci sono club attrezzati per stare in A, la salvezza non è in dubbio». Infine, un pronostico: «Chi fa gol ad Handanovic? Penso a Joao Pedro, è il suo momento».
«Vincere lo scudetto nell’Italia degli anni Settanta era roba da non dire neanche per scherzo. C’erano le grandi del Nord, ricche e culla di campioni. Noi ci siamo trovati a rompere un ciclo con un bel calcio, individualità di pregio, come Gigi (Riva, ndr) ma non solo, e soprattutto, con la forza del gruppo». Il portiere dei record, undici gol subiti nell’anno del tricolore, si coccola Tomasini, suo ex capitano, e Poli. Al mattino, incontro con Sau e soci ad Asseminello. Quindi, la visita al museo della Sardegna Arena e infine, la cena con Rombo di tuono a casa di un amico. Full immersion con emozioni, ricordi, amicizia.
«Un flash? Me la prendevo sempre con Beppe appena rischiavamo o beccavamo un gol. Ma sapevo quando la colpa era mia: mezzo secolo fa ho anticipato l’evoluzione del ruolo giocando con i piedi e uscendo fino al limite dell’area. Quando mi passavano, giornalisti e tifosi se la prendevano con me scordando le tante volte che, giocando alto, anticipavo l’attaccante e salvavo la porta. Chi mi somiglia? Perin, mezzo matto come me. Ora, dopo l’infortunio vedo che è sempre forte ma meno spericolato». L’Albertosi day prende corpo. La libreria di sport e storia del Cagliari è bloccata dai sostenitori.
«Mi chiedono come abbiamo fatto a vincere quel titolo e rispondo sempre così: una combinazione di giocatori, campioni, entusiasmo, ambiente e voglia di riscatto», dice Tomasini. «Le big erano irraggiungibili e avevano mezzi unici. Venivo dall’Inter – aggiunge Poli – ma a Cagliari ho trovato una dimensione unica». Il club rossoblù ha assemblato oltre 150 testi e volumi che raccontano le gesta di quell’undici entrato nella storia. Sul video-wall scorrono le immagini del passato e del presente. Da Riva a Zola, film da brivido. «Noi stavamo sempre assieme. Si mangiava al ristorante Corallo in via Roma, poi andavamo all’Amsicora. Scherzavamo sempre. Mischie e calcio tennis: ci siamo divertiti. Scopigno? Arrivava, facevamo due giri di campo, qualche allungo, i soliti esercizi e poi partitella». Albertosi abbraccia i tifosi. «Facevo venti chilometri a piedi per venirvi a vedere. Mi avete reso il lavoro meno pesante» dice uno. Commozione e storia. Si riannoda il nastro. «Ho visto il centro tecnico di Assemini: bellissimo, sono stato a Milanello ma questo è molto superiore. Sono sorpreso da organizzazione, campi splendidi e dalla Sardegna Arena. Lopez? Ci ho parlato, è sereno. Due vittorie di fila fanno lavorare bene. Ho visto l’1-0 all’Udinese: compatti e sempre certi su cosa fare».
L’assist per l’Inter. «Sono forti ma il Cagliari può provarci. In ogni caso, anche se bisogna stare attenti perché dietro ci sono club attrezzati per stare in A, la salvezza non è in dubbio». Infine, un pronostico: «Chi fa gol ad Handanovic? Penso a Joao Pedro, è il suo momento».
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