diritti umani violati
Giro d’Italia al via da Israele, mobilitazione per dire no
ROMA. Circa 120 organizzazioni per i diritti umani, ma anche sindacati, associazioni per il turismo etico, gruppi sportivi e religiosi di oltre 20 Paesi, hanno reso pubblico un appello...
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ROMA. Circa 120 organizzazioni per i diritti umani, ma anche sindacati, associazioni per il turismo etico, gruppi sportivi e religiosi di oltre 20 Paesi, hanno reso pubblico un appello internazionale che invita a spostare la partenza del Giro d’Italia del 2018 da Israele «a causa delle sue gravi e crescenti violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani dei palestinesi».
Tra i firmatari aderenti alla campagna #cambiagiro il linguista Noam Chomsky, i giuristi John Dugard e Richard Falk (già relatori speciali dell’Onu per la Palestina), l'attore Moni Ovadia, gli europarlamentari Eleonora Forenza e Sergio Cofferati e Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento Europeo. L'appello è stato lanciato in vista della presentazione ufficiale della corsa, prevista il 29 novembre a Milano, data che coincide con la “Giornata Internazionale Onu di Solidarietà con il Popolo Palestinese”. Sabato e domenica in tutta Italia si terranno manifestazioni su due ruote «per protestare contro l'uso di uno sport strettamente associato alla libertà per mascherare la brutale occupazione militare e il regime di apartheid di Israele».
Tra i firmatari aderenti alla campagna #cambiagiro il linguista Noam Chomsky, i giuristi John Dugard e Richard Falk (già relatori speciali dell’Onu per la Palestina), l'attore Moni Ovadia, gli europarlamentari Eleonora Forenza e Sergio Cofferati e Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento Europeo. L'appello è stato lanciato in vista della presentazione ufficiale della corsa, prevista il 29 novembre a Milano, data che coincide con la “Giornata Internazionale Onu di Solidarietà con il Popolo Palestinese”. Sabato e domenica in tutta Italia si terranno manifestazioni su due ruote «per protestare contro l'uso di uno sport strettamente associato alla libertà per mascherare la brutale occupazione militare e il regime di apartheid di Israele».
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