Freddo polare e silenzio benvenuti in Siberia
dall’inviato
Krasnoyarsk si trova esattamente a metà strada tra Mosca e Vladivostok Temperature costantemente sotto lo zero, strade innevate e quasi deserte
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KRASNOYARSK (RUSSIA). La banconota da 10 rubli come biglietto da visita; la stazione delle ferrovie statali come porta sul mondo, anche se per raggiungere qualsiasi altro posto del mondo, da qui serve sempre qualche ora di viaggio. Ne servirebbero 60, in treno, per raggiungere Mosca, non ne basterebbero 90 per arrivare dalla parte opposta, alla fine del mondo: Vladivostok.
Krasnoyarsk, sonnacchiosa metropoli adagiata nel sud della Siberia, è l’approdo di mezza via della Transiberiana, il punto geografico quasi perfettamente centrale della Madre Russia. Un milione di abitanti, sei università, un’economia basata sulle fabbriche di alluminio e sul complesso idroelettrico che sorge sulle colline alle spalle della città. Il fiume Enisey – che divide in due la città – non si ghiaccia mai, neppure nei mesi più freddi, proprio a causa della centrale. Il freddo, ovviamente, è l’elemento immediatamente riconoscibile del luogo, ne è di fatto l’essenza e si riflette anche sul carattere degli abitanti: rispettosi ma glaciali ed estremamente silenziosi. Quasi nessuno parla inglese, da queste parti, e avere almeno un’infarinatura di lingua russa è fondamentale anche semplicemente per ordinare un caffè nei semideserti locali del centro. A proposito di rubli, la diga della centrale idroelettrica, il ponte sul fiume Enisey e la cappella di Paraskeva Pyatnitsa sono raffigurati sul biglietto da 10, fuori produzione da qualche anno.
Alla Dinamo la trasferta in Siberia è toccata a inizio dicembre: poteva andare meglio, certo, ma sarebbe potuta capitare a gennaio, per esempio, quando le temperature restano costantemente tra i -15° e i -20°. Il picco minimo mai registrato in città in epoche moderne, -52°, per fortuna è parecchio lontano dal clima che la squadra di Federico Pasquini ha trovato in questi giorni: da -10° a -15°.
Non che i motivi per starsene in giro, in verità, siano così tanti. In assenza di un centro storico di concezione “europea”, all’interno della poderosa cintura di palazzoni in stile sovietico uno dei luoghi più interessanti è proprio la stazione: su una delle facciate laterali è decorato con un gigantesco mosaico raffigurante Lenin, attore principale della rivoluzione della quale proprio in questi mesi si celebra il centenario. A Lenin, che qui soggiornò nel 1897, è intitolato anche l’anonimo vialone considerato la strada principale del centro (la parallela porta il nome di Karl Mark).
A pochi chilometri dalla città, l’unico vero sito di particolare interesse turistico: la riserva naturale Stolby, che attira visitatori da tutta la Russia. Ma questa non è proprio la stagione più indicata per una passeggiata nei boschi. (a.si.)
Krasnoyarsk, sonnacchiosa metropoli adagiata nel sud della Siberia, è l’approdo di mezza via della Transiberiana, il punto geografico quasi perfettamente centrale della Madre Russia. Un milione di abitanti, sei università, un’economia basata sulle fabbriche di alluminio e sul complesso idroelettrico che sorge sulle colline alle spalle della città. Il fiume Enisey – che divide in due la città – non si ghiaccia mai, neppure nei mesi più freddi, proprio a causa della centrale. Il freddo, ovviamente, è l’elemento immediatamente riconoscibile del luogo, ne è di fatto l’essenza e si riflette anche sul carattere degli abitanti: rispettosi ma glaciali ed estremamente silenziosi. Quasi nessuno parla inglese, da queste parti, e avere almeno un’infarinatura di lingua russa è fondamentale anche semplicemente per ordinare un caffè nei semideserti locali del centro. A proposito di rubli, la diga della centrale idroelettrica, il ponte sul fiume Enisey e la cappella di Paraskeva Pyatnitsa sono raffigurati sul biglietto da 10, fuori produzione da qualche anno.
Alla Dinamo la trasferta in Siberia è toccata a inizio dicembre: poteva andare meglio, certo, ma sarebbe potuta capitare a gennaio, per esempio, quando le temperature restano costantemente tra i -15° e i -20°. Il picco minimo mai registrato in città in epoche moderne, -52°, per fortuna è parecchio lontano dal clima che la squadra di Federico Pasquini ha trovato in questi giorni: da -10° a -15°.
Non che i motivi per starsene in giro, in verità, siano così tanti. In assenza di un centro storico di concezione “europea”, all’interno della poderosa cintura di palazzoni in stile sovietico uno dei luoghi più interessanti è proprio la stazione: su una delle facciate laterali è decorato con un gigantesco mosaico raffigurante Lenin, attore principale della rivoluzione della quale proprio in questi mesi si celebra il centenario. A Lenin, che qui soggiornò nel 1897, è intitolato anche l’anonimo vialone considerato la strada principale del centro (la parallela porta il nome di Karl Mark).
A pochi chilometri dalla città, l’unico vero sito di particolare interesse turistico: la riserva naturale Stolby, che attira visitatori da tutta la Russia. Ma questa non è proprio la stagione più indicata per una passeggiata nei boschi. (a.si.)
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