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La nuova Dinamo ha il canestro blindato

di Andrea Sini
La nuova Dinamo ha il canestro blindato

Le sei vittorie consecutive ottenute nell’ultimo mese sono figlie di una condizione migliore e del recupero degli infortunati

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SASSARI. «Dateci il tempo di essere nuovamente al completo e poi valutateci». L’appello, accoratissimo, è di appena un mese fa. Con una serie aperta di quattro sconfitte e una squadra in totale confusione reduce dalla prestazione imbarazzante contro Capo d’Orlando, dopo il balletto delle dimissioni respinte coach Pasquini chiese di sospendere il giudizio sulla sua Dinamo. Un mese più tardi, il mondo sembra essersi capovolto. L’infermeria – piena come raramente era capitato in questi anni – si è gradualmente svuotata, la sosta di due settimana ha permesso a molti giocatori di mettersi al passo e come risultato, la zattera sassarese si è trasformata in una lancia che naviga sicura in qualsiasi condizione di mare. La bella vittoria di martedì in Turchia contro il Pinar ha portato a 6 il numero di vittorie consecutive ottenute tra campionato e Champions League. Un filotto di alto livello, impreziosito dal “perfect” ottenuto nelle tre insidiosissime gare in giocate trasferta degli ultimi dieci giorni: Karsiyaka, Brescia e, appunto Pinar.

Il “caso” Pierre. Che la sosta abbia fatto bene alla Dinamo è pacifico, ma la crescita del gruppo è in qualche modo condensabile nel nome e nel volto di un singolo giocatore. Il quale, tra l’altro, durante la sosta anziché riposarsi ha sostenuto un vero e proprio tour de force tra Canada e Repubblica Dominicana per giocare con la sua nazionale. Da giocatore timido e in qualche modo “leggerino”, Dyshawn Pierre si è trasformato in un leone, presente in tutte le situazioni di gioco e pieno di furore agonistico. Il suo salto di qualità ha coinciso in buona parte con lo “slittamento” dal ruolo di ala forte allo spot di ala piccola. Un cambio di posizione che, a sua volta, sintetizza il cambio di rotta fatto da coach Pasquini, che ha rivisto in corsa alcune sue scelte iniziali.

Difesa blindata. Le sei vittorie ottenute a cavallo della sosta (nell’ordine, con Varese, Holon, Brindisi, Krasnoyarsk, Brescia e Karsiyaka) portano in dote cifre decisamente significative. Innanzitutto la difesa: dalla trasferta di Varese in poi, la Dinamo ha concesso appena 70,6 punti di media, appena 68,3 nelle tre gare di campionato. Un gran bel passo in avanti, se si considera che nelle prime 12 gare stagionali (7 di serie A, 5 in Champions League) la media punti incassati era di 83,8.

Le certezze dell’attacco. Anche in fase offensiva Bamforth e compagni sono riusciti a ritoccare le cifre: nelle ultime sei gare la media punti è stata di 83,8, mentre nelle sfide precedenti il Banco si era fermato a 81,7, con i picchi dei 94 segnati all’esordio contro Cantù e dei 90 piazzati all’Olimpia Milano.

Solidità in area. Un altro dato interessante che emerge da questo periodo particolarmente brillante è legato al controllo dei tabelloni: in queste 6 gare la Dinamo ha catturato mediamente 40 rimbalzi e ne ha concessi appena 29,6. Questo significa che, in ogni partita, tra i rimbalzi conquistati dal Banco e quelli catturati dagli avversari c’è stato un gap a favore dei biancoblù di qualcosa come 10 carambole. Dieci possessi in più, nel contesto di 40 minuti di gara, sono una marea.

Uno per tutti, tutti per uno. Sono setti i giocatori biancoblù andati in doppia cifra nell’ultimo mese, e il dato interessante è il fatto che nessuno si è ripetuto in tutte e sei le sfide. Come dire, si può vincere a prescindere dall’eventuale giornata di scarsa vena di uno dei giocatori più importanti. Nel dettaglio, Bamforth, Jones e Polonara hanno segnato almeno 10 punti in cinque partita, Hatcher in quattro, Pierre e Planinic in tre, Spissu in una circostanza. In attesa del pieno recupero di Stipcevic e del rilancio di Randolph, avere fiducia nel futuro è davvero il minimo.

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