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La serata magica di Burrai: «Coi rigori pensavo vincessimo»

La serata magica di Burrai: «Coi rigori pensavo vincessimo»

Il regista sardo del Pordenone racconta la sfida con l’Inter «Gioia che cancella tante delusioni. Anche l’addio al Cagliari»

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SASSARI. Una serata come quella vissuta l’altro ieri sarà, probabilmente, irripetibile ma a Pordenone tengono i piedi per terra. Mister Colucci non ha rinunciato all’allenamento del martedì anche se ha smesso, almeno per una sera, i panni del sergente di ferro. Tra i protagonisti di una delle più belle pagine del libro del pallone edizione 2017 anche il sardo Salvatore Burrai. Toto per i tifosi del Pordenone, Tore per quelli lasciati nell’isola.

Quanti giornali ha comprato dopo il match di Milano?

«Ancora non ho avuto il tempo per leggerli. Però mia moglie ha messo da parte tutti quelli che ha trovato».

Ci dica la verità: c’è più soddisfazione per aver portato l’Inter ai rigori o amarezza per aver fallito l’ultimo tiro?

«Io sono un po’ deluso. Dopo la prima serie di rigori ero convinto che saremo riusciti a strappare la qualificazione. Però mi rendo conto che è stata comunque un’impresa».

Il vostro allenatore alla vigilia aveva detto che il Pordenone avrebbe giocato per vincere. Non ci ha creduto nessuno, invece...

«Invece abbiamo preparato bene la gara e abbiamo disputato una grandissima partita. Devo dire che giocare al Mezza, davanti a 4000 tifosi venuti da Pordenone, ci ha dato una spinta emotiva molto forte».

Chiudere la sfida con l’Inter in parità equivale a una vittoria.

«E’ un risultato che resterà nella storia del calcio friulano e, forse, non solo. Noi ce ne stiamo rendendo conto solo adesso».

Anche sul piano personale è la soddisfazione più bella di sempre.

«Io sono uno dei veterani della squadra. Ho giocato in campionati importati ma la gara di martedì resterà come il ricordo più bello di una carriera che mi ha regalato tante emozioni».

Una carriera cominciata alla Puri e Forti di Nuoro e che l’ha portata a indossare anche la maglia rossoblù del Cagliari.

«Sono sardo di Orosei e mi sento isolano anche se da tanti anni giro l’Italia tirando calci al pallone. Ho sposato una ragazza di Cagliari e ho i parenti e tanti amici nell’isola»

Nemo profeta in patria. Perchè?

«Perchè il Cagliari non mi ha ritenuto all’altezza. Allora erano altri tempi e c’era un’altra proprietà. Forse oggi le cose sarabbero andate diversamente».

Rimpianti?

«Mi sarebbe piaciuto giocare in una squadra di casa. Non è stato possibile, pazienza».

Pero i tifosi sardi non hanno l’hanno dimenticata. Due settimane fa il Pordenone ha giocato contro il Cagliari in coppa Italia e lei è stato accolto con un lungo applauso.

«Sì, l’ho sentito e mi ha fatto piacere. E’ la conferma di quando dicevo prima. Forse io e altri ragazzi sardi avremo meritato maggiori attenzioni da parte della società rossoblù».

Il Pordenone ringrazia.

«Anche io. Qua si sta benissimo. C’è una società seria, un gruppo di compagni molto validi e un bell’ambiente».

Adesso dopo l’impresa con l’Inter vi spetteranno tutti col fucile puntato.

«Lo facevano anche prima. Noi siamo partiti con l’obbiettivo di lottare per la promozione in serie B e fino al mese scorso eravamo in testa alla classifica. Nelle ultime settimane abbiamo perso qualche punto per strada però siamo in corsa e proveremo a restarci sino alla fine della stagione».

Mi sta dicendo che era l’Inter che doveva aver paura?

«Forse ci hanno sottovalutati, ma le giuro quando siamo arrivati ai rigori erano molto più spaventati di noi».

Antonio Ledà

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