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Il Banco ha scoperto la chimica vincente

di Andrea Sini
Il Banco ha scoperto la chimica vincente

Sorrisi e abbracci tra i giocatori, altruismo e spirito di gruppo: i 7 successi di fila dei sassaresi arrivano da lontano

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SASSARI. La riserva che incoraggia il titolare, il titolare che corre ad esultare con la riserva dopo un canestro importante, tutto il gruppo che si stringe in un unico abbraccio a centrocampo dopo il break decisivo. Baci e abbracci in confezione regalo, con un fiocchetto biancoblù. Non è ancora Natale, per la Dinamo, che mercoledì torna in campo in Germania in una sfida cruciale della Champions League, ma il discorso campionato per il momento è sistemato “per le feste”, con tanti motivi per sorridere. Le 7 vittorie consecutive portate a casa tra campionato e coppa sono solo l’aspetto più abbagliante di un periodo particolarmente positivo, ma dietro c’è tanto altro.

La chimica è esplosa. Tecnici e dirigenti, già durante ritiro della scorsa estate a Olbia, li avevano battezzati come un gruppo di “bravi ragazzi”. Ma dodici bravi ragazzi, va da sè, non sono sufficienti a fare una buona squadra di pallacanestro: serve anche che siano buoni giocatori e che si trovino bene tra loro, in campo e magari anche fuori. Dopo quattro mesi di lavoro insieme la squadra guidata (e costruita) da Federico Pasquini ha raggiunto un punto di maturazione che appena un mese fa sembrava impensabile. Superati una serie di acciacchi e soprattutto gli infortuni a ripetizione capitati a Bamforth e Hatcher, la squadra ha potuto lavorare al completo (o quasi, vista l’assenza di Stipcevic), crescendo a vista d’occhio sotto tutti i punti di vista. L’assunzione di responsabilità fatta dai giocatori al momento delle dimissioni di Pasquini ha saldato profondamente lo spogliatoio, che da quel momento ha iniziato a ragionare con un tutto unico, come una barca che per non affondare ha bisogno di tutti, quindi di nessuno in particolare. Il ruolo di trascinatori rivestito in questo periodo da Bamforth e Pierre è evidente e lo è stato ancor di più sabato sera al cospetto di Pistoia. Ma la Dinamo migliore, ancora una volta, si è vista quando il gruppo si è messo a lavorare in maniera coordinata, partendo dalla difesa.

Due punti d’oro. La vittoria ottenuta con la The Flexx di coach Esposito ha un peso specifico notevole, da tutti i punti di vista: innanzitutto perché ha permesso ai sassaresi di allungare la striscia vincente, arrivata in campionato a 4 vittorie (Varese, Brindisi, Brescia e Pistoia); poi perché i toscani, ai quali dopo il ritiro improvviso di Jamon Gordon manca un americano, si sono confermati un osso particolarmente duro, dotato di qualità, talento e soprattutto di carattere. Solo la grande difesa dell’ultimo quarto, seguita da uno dei momenti di miglior basket offensivo degli ultimi anni, ha permesso alla Dinamo di portare a casa la vittoria.

I “ritardatari”. Trentacinque giorni fa Rok Stipcevic era su un lettino di ospedale, con un ginocchio in mano ai medici. Il play croato è rientrato in campo tre partite fa ed è evidente che il ritmo partita va ancora trovato. Nessuna preoccupazione, dunque: bisogna solo avere un po’di pazienza. Con Marco Spissu che ha battuto un colpo importante dopo qualche prova sottotono, il “grande involuto” Levi Randolph non ha giocato una grande partita ma ha mandato segnali precisi di vitalità: dal linguaggio del corpo all’insistenza con la quale ha chiesto a Bamforth di mandargli una palla sopra il ferro per una schiacciata, come se avesse voglia di scuotersi. La pazienza è la virtù dei forti e la Dinamo, sempre più gruppo, sempre più unita può permettersi di aspettare.

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