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Boxe, la seconda vita di Erittu: «Sogno il titolo Europeo»

di Roberto Muretto
Boxe, la seconda vita di Erittu: «Sogno il titolo Europeo»

Il pugile di Porto Torres (37 anni) non pensa al ritiro ma a traguardi prestigiosi «Voglio mettermi in gioco e conoscere i miei limiti, sarà un 2018 impegnativo»

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PORTO TORRES. La voglia di mettersi in gioco è la stessa di quando ha cominciato. Salvatore Erittu ( 37 anni) sente di poter dare ancora tanto al pugilato. Il vittorioso match contro il serbo Dusan Krstin gli ha fatto capire che la sua carriera non è al capolinea. «Forse non mi sono mai sentito così bene in passato - dice il pugile di Porto Torres -. Aver sconfitto così nettamente un avversario ostico mi ha trasmesso una carica pazzesca. Ho voglia di allenarmi, in palestra ci vado con piacere, sono desideroso di scoprire fin dove mi posso spingere».

Da quando si allena ad Olbia con l’ex campione europeo Simone Maludrottu e il maestro Pellegrino, è diventato un’altra persona. «Simone dopo tre mesi di lavoro con me è stato chiaro. Mi ha detto: devi crederci, hai le potenzialità per combattere ad alto livello. Se non fossi convinto di questo ti direi di smettere. Parole che mi hanno riempito d’orgoglio perchè è il pensiero di un pugile che è stato campione europeo e ha combattuto per il mondiale».

Erittu avrà sicuramente una chanche per il tricolore. Ma avendo una buona classifica a livello mondiale (è tra i primi 80 mediomassimi), potrebbe salire sul ring per la corona della Comunità europea o addirittura per quella europea. «Sono possibilità concrete - spiega il campione di Porto Torres -. Magari il detentore della corona europea fa una difesa colontaria e sceglie me come avversario. Magari lo facesse, mi giocherei tutte le mie carte arrivando preparato a dovere. Il 2018 per me sarà un anno importante, dovrò farmi trovare pronto. Le motivazioni sono altissime, sto benissimo non solo fisicamente ma anche mentalmente. Non è poco dopo tutti i problemi che ho dovuto superare».

Salvatore è un atleta “testardo”, di quelli che sono abituati a sacrificarsi. «E lo faccio solo per me stesso - aggiunge con determinazione - perchè se dovessi guardare il lato economico, oggi col pugilato professionistico non si diventa ricchi. Alla mia età non è facile trovare motivazioni, autostimolarsi, io rappresento l’eccezione».

Stimoli che questo ragazzo trova in palestra e in famiglia. «Mia figlia ora vive a Ferrara - racconta - ma la sento tutti i giorni. Lei è orgogliosa di me, me lo dimostra continuamente anche sui social. Non potete immaginare cosa significa questo per me, non riesco a descriverlo a parole. Ma è una spinta che mi fa quasi volare». Senza questo entusiasmo sarebbe complicato fare quasi tutti i giorni 2circa 200 chilometri per andare a Olbia e allenarsi. «Non mi pesano - dice Tore Erittu - perchè ho capito che vado a lavorare con maestri preparati, persone che ti tutelano, conoscono i miei pregi e i miei difetti e soprattutto su questi ultimi che si soffermano. I loro consigli sono preziosi. Sono cose che in precedenza mi mancavano. Avevo necessità di lavorare sulla mia testa, recuperare l’autostima, la voglia di dare sempre il massimo, di essere ambizioso. Maludrottu e Pellegrino ci stanno riuscendo benissimo».

C’è stato un momento nel quale lo sconforto aveva preso il sopravvento. Tore era a un passo da mettere i giantomni dentro un cassetto e chiuderlo a chiave. «È vero - conclude il boxeur turritano - ma non ci voglio più pensare. Adesso guardo avanti con fiducia, consapevole dei miei messi ma senza farmi illusioni. Spero nel 2018 di combattere per un titolo e di fare un bel regalo alla mia Sardegna».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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