«Juve nel cuore ma che gioia se vinciamo noi»
di Roberto Muretto
L’ex Simone Padoin lancia la sfida ai campioni «Sono i più forti ma domani li faremo soffrire»
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CAGLIARI. Con la maglia della Juventus ha scritto le pagine più belle della sua carriera. Simone Padoin, friulano, 34 anni a marzo, è un "gladiatore buono". Un calciatore leale, corretto, mai sopra le righe. In campo non si risparmia, esce sempre dopo aver speso l'ultima goccia di sudore. Sabato scorso ha segnato un gol nella gara vinta dal Cagliari con l'Atalanta (altra squadra dove ha lasciato un pezzo di cuore), domani sogna di ripetersi contro gli ex compagni, con molti dei quali ha conservato uno stretto rapporto di amicizia.
La partita con i campioni d'Italia è come le altre?
«No, perchè stiamo parlando del mio recente passato. A Torino sono stato quattro anni e mezzo, vivendo i momenti più belli della mia carriera a livello di risultati».
Qual è il più bel ricordo che conserva?
«La vittoria del primo scudetto, perchè è stata inaspettata. Ma la gara che ho nel cuore è il ritorno della semifinale di Coppa Italia con la Fiorentina. Perdiamo 2-1 in casa, poi andiamo a vincere 3-0 a Firenze. Una soddisfazione enorme».
Quando ha saputo che dall'Atalanta sarebbe passato alla Juve che sensazioni ha provato?
«Avevo 27 anni e ricordo perfettamente il primo giorno a Vinovo. L'emozione è stata forte perchè il mio trasferimento si è concretizzato in poche ore. Mi chiama il procuratore alle 19 dicendomi di questa opportunità, alle 21,30 avevo già firmato il contratto».
Quando ha lasciato Torino per il Cagliari ha mai avuto ripensamenti?
«Mai. Sono una persona che pondera le sue scelte, ci penso non dieci ma cento volte. Ho accettato di venire qui perchè a 32 anni volevo rimettermi in gioco e capire se potevo ancora fare il titolare. Sono contento di come sono andate le cose, il mio bilancio in Sardegna è positivo».
Ci racconta un episodio successo nel blindato spogliatoio dei campioni d'Italia?
«Non ce ne sono di particolari, i festeggiamenti dopo le vittorie erano speciali».
Come sta vivendo questa settimana?
«Nello stesso modo con cui ho preparato la sfida con l'Atalanta. Sarei bugiardo se dicessi che non ci penso, mi alleno con questo pensiero. Sarò felice di abbracciare compagni con i quali ho combattutotante battaglie, vincendole».
Con chi ha conservato i rapporti migliori?
«Con quelli della vecchia guardia. Intanto con Barzagli, col quale eravamo in camera insieme. Poi con Chiellini, Sturaro e Lichtsteiner».
Lei a Bergamo è stato il migliore del Cagliari, il modulo studiato da Lopez le consente di esprimersi al meglio?
«Sì. Mi sento fortunato perchè questo sistema di gioco alla Juventus giocavamo con questo sistema, conosco vantaggi e svantaggi. Da esterno sinistro o da mezzala sono a mio agio».
Fra i nuovi arrivati con chi è più in sintonia?
«Con Cigarini. Siamo stati insieme per tre anni a Bergamo, ci conosciamo da dieci, c'è una bella amicizia».
Ci fa un identikit di Lopez?
«Leader, perchè gli basta uno sguardo per farsi capire. Meticoloso, perchè cura l'organizzazione nei dettagli. Chiaro, perchè non ha peli sulla lingua e spiega bene che cosa vuole da noi».
Le piace la Sardegna?
«Molto. Il clima è speciale, c'è il mare, che alla mia famiglia piace tanto. I sardi sono come i friulani, apparentemente freddi. poi ti danno il cuore».
Le piacerebbe chiudere qui la carriera?
«A 33 anni non è possibile fare progetti a lunga scadenza. Ho ancora un anno e mezzo di contratto, la mia famiglia qui sta bene, sono aperto a qualsiasi soluzione».
Come si ferma la Juve?
«Premesso che sono i più forti, noi giochiamo in casa e non partiamo battuti. La Juventus ha dei punti deboli, dovremo essere bravi a lavorare su quelli».
Domani vi aspetta una mission impossible?
«Non ne esistono. Una squadra media come il Cagliari può mettere in difficoltà una big. Ci provreremo con il cuore e con l’aiuto dei tifosi».
La partita con i campioni d'Italia è come le altre?
«No, perchè stiamo parlando del mio recente passato. A Torino sono stato quattro anni e mezzo, vivendo i momenti più belli della mia carriera a livello di risultati».
Qual è il più bel ricordo che conserva?
«La vittoria del primo scudetto, perchè è stata inaspettata. Ma la gara che ho nel cuore è il ritorno della semifinale di Coppa Italia con la Fiorentina. Perdiamo 2-1 in casa, poi andiamo a vincere 3-0 a Firenze. Una soddisfazione enorme».
Quando ha saputo che dall'Atalanta sarebbe passato alla Juve che sensazioni ha provato?
«Avevo 27 anni e ricordo perfettamente il primo giorno a Vinovo. L'emozione è stata forte perchè il mio trasferimento si è concretizzato in poche ore. Mi chiama il procuratore alle 19 dicendomi di questa opportunità, alle 21,30 avevo già firmato il contratto».
Quando ha lasciato Torino per il Cagliari ha mai avuto ripensamenti?
«Mai. Sono una persona che pondera le sue scelte, ci penso non dieci ma cento volte. Ho accettato di venire qui perchè a 32 anni volevo rimettermi in gioco e capire se potevo ancora fare il titolare. Sono contento di come sono andate le cose, il mio bilancio in Sardegna è positivo».
Ci racconta un episodio successo nel blindato spogliatoio dei campioni d'Italia?
«Non ce ne sono di particolari, i festeggiamenti dopo le vittorie erano speciali».
Come sta vivendo questa settimana?
«Nello stesso modo con cui ho preparato la sfida con l'Atalanta. Sarei bugiardo se dicessi che non ci penso, mi alleno con questo pensiero. Sarò felice di abbracciare compagni con i quali ho combattutotante battaglie, vincendole».
Con chi ha conservato i rapporti migliori?
«Con quelli della vecchia guardia. Intanto con Barzagli, col quale eravamo in camera insieme. Poi con Chiellini, Sturaro e Lichtsteiner».
Lei a Bergamo è stato il migliore del Cagliari, il modulo studiato da Lopez le consente di esprimersi al meglio?
«Sì. Mi sento fortunato perchè questo sistema di gioco alla Juventus giocavamo con questo sistema, conosco vantaggi e svantaggi. Da esterno sinistro o da mezzala sono a mio agio».
Fra i nuovi arrivati con chi è più in sintonia?
«Con Cigarini. Siamo stati insieme per tre anni a Bergamo, ci conosciamo da dieci, c'è una bella amicizia».
Ci fa un identikit di Lopez?
«Leader, perchè gli basta uno sguardo per farsi capire. Meticoloso, perchè cura l'organizzazione nei dettagli. Chiaro, perchè non ha peli sulla lingua e spiega bene che cosa vuole da noi».
Le piace la Sardegna?
«Molto. Il clima è speciale, c'è il mare, che alla mia famiglia piace tanto. I sardi sono come i friulani, apparentemente freddi. poi ti danno il cuore».
Le piacerebbe chiudere qui la carriera?
«A 33 anni non è possibile fare progetti a lunga scadenza. Ho ancora un anno e mezzo di contratto, la mia famiglia qui sta bene, sono aperto a qualsiasi soluzione».
Come si ferma la Juve?
«Premesso che sono i più forti, noi giochiamo in casa e non partiamo battuti. La Juventus ha dei punti deboli, dovremo essere bravi a lavorare su quelli».
Domani vi aspetta una mission impossible?
«Non ne esistono. Una squadra media come il Cagliari può mettere in difficoltà una big. Ci provreremo con il cuore e con l’aiuto dei tifosi».
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