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Dieci medaglie, ma il voto finale è 7

Dieci medaglie, ma il voto finale è 7

Positivo bilancio del presidente del Coni Malagò. Le donne protagoniste della spedizione azzurra

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PYEONGCHANG. Lo sprint finale è mancato, qualche altra medaglia si aspettava, ma da Sochi a PyeongChang l'Italia ha fatto un salto «eccellente». Niente podio per Francesca Lollobrigida nella mass start di pattinaggio di velocità ai Giochi di PyeongChang. L'azzurra ha chiuso al settimo posto la finale. Ultima Francesca Bettrone.

Ma la doppia cifra è raggiunta e soprattutto tre ori che non possono non rendere positivo il bilancio della spedizione in Corea se si guarda a quattro anni fa, con otto medaglie ma un triste zero in pagella nella casella del metallo più prezioso. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò nel tirare la linea a un'edizione dei Giochi invernali che si chiude sta per chiudere con 10 medaglie, non nasconde la soddisfazione, se non altro nei numeri: il voto finale «è sette», ma la media la alzano le donne loro sì «le vere trionfatrici, le protagoniste» assolute, perché il tris d'oro è tutto rosa.

Arianna Fontana, Michela Moioli e Sofia Goggia «la prima volta di ori tutti al femminile e tutti dalla stessa regione, la Lombardia» spiega Malagò.

Uno show a senso unico che ha riparato al flop di alcuni settori - fondo e sci alpino maschile - ma non ha certo risolto i problemi. Sugli uomini però il capo dello sport italiano punta per le prossime edizioni, dove «ci dovrà essere un ulteriore incremento, se ci sarò io o chiunque altro, a Pechino 2022 le medaglie dovranno essere 13-15, altrimenti non si sarà fatto bene».

«Questi Giochi sono i quinti di sempre per l'Italia - aggiunge Malagò - se si considera Torino, la quarta all'estero. Rio, considerata una grande edizione, era la sesta: quindi significa che qui abbiamo fatto bene». Ed è sull'età degli atleti che Malagò confida: «È la media più bassa degli ultimi 30 anni (26.3), è vero che è stata un'Olimpiade delle donne, ma l'età media delle atlete è stata la più alta, mentre quella degli uomini la più bassa: segno che a livello maschile siamo in una fase di ricambio e a Pechino riscuoteremo».

Un'Olimpiade «complicata» la definisce Malagò, segnata dalla paura, dai timori: «Diversi paesi avevano delle perplessità, poi invece è avvenuto il miracolo sportivo e abbiamo visto come è andata. Noi avevamo tante aspettative, 25-30 atleti da medaglia, una squadra molto forte, ma sai che quando ne puoi vincere tante, puoi anche fallire come è successo a Sochi. Ho detto che saremmo andati in doppia cifra, ho sentivo chi si augurava numeri in negativo. Mi aspettavo qualcosina in più nel finale, penso allo snowboard con Ronald Fischnaller, a 38 anni un grande, o a Francesca Lollobrigida, l'ho sentita: era in lacrime».

Alla fine le medaglie sono dieci, in linea col valore reale degli azzurri su neve e ghiaccio: del resto a Torino, da paese ospitante, i numeri furono analoghi. Comunque l'Italia è tra i sei paesi che hanno avuto il maggior incremento rispetto all'edizione passata, il 25% e il 100% rispetto a Vancouver 2010: il boom lo ha fatto la Corea che in casa ha visto decollare il medagliere dell'87.5%. Balzo pure per Giappone, Germania, Norvegia e Svizzera. Tra quattro anni bisognerà fare meglio, ammonisce Malagò.

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