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«Sul dischetto non ho avuto paura»

Barella racconta così il rigore che ha deciso la gara. Ceter: «Felice per l’esordio»

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CAGLIARI. «Il rigore? Sono andato tranquillo, ho deciso di tirarlo sulla destra di Puggioni, ho visto che lui si è tuffato proprio lì ma a quel punto il pallone era già partito: sono stato anche un pochino fortunato». Nicolò Barella, secondo gol di fila, sempre dal dischetto. Ma stavolta è la rete della vittoria. «Siamo andati in difficoltà nel primo tempo, sapevamo che il Benevento esprime un ottimo calcio. L'abbiamo spuntata grazie ad una bella reazione di squadra: abbiamo saputo recuperare con grande orgoglio, l'ennesima dimostrazione della compattezza di questo gruppo», rilancia la mezzala convertita in regia per il ko di Cigarini. Tre punti d'oro, i Quattro mori si issano a quota 29.

Barella ripassa dall'esecuzione dagli undici metri. «Due volte su due, speriamo di continuare così, per noi era uno scontro diretto importantissimo. Tre punti che a questo punto sono fondamentali, soprattutto per come sono venuti, anche se domenica scorsa la vittoria è sfuggita a noi a una manciata di secondi dalla fine. Oggi siamo stati risarciti».

Dal numero 18 al colombiano Damir Ceter. «È stata una grande gioia esordire in Serie A e aiutare la squadra a ottenere una vittoria importante in uno scontro salvezza. Sono entrato in un momento nel quale stavamo lottando per recuperare lo svantaggio, il mister mi ha chiesto di dare una mano in fase di non possesso e cercare di sfruttare le occasioni utili».

La punta - classe '97, fisicamente pronta ma da affinare tatticamente e nei movimenti - ha messo becco nel gol dell'1-1 di Pavoletti. «Nel finale abbiamo continuato a pressare e siamo riusciti a raccogliere il frutto del nostro lavoro. Sono tre punti che ci permettono di avvicinarci al nostro obiettivo finale, la salvezza da conquistare prima possibile». Ceter, maglia 24, mostra umiltà: «Aspetterò il mio momento e se l'allenatore mi chiamerà cercherò di sfruttare l'occasione e dare una mano alla squadra, che rimane la cosa più importante».

Mario Frongia

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