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Umiltà, lavoro e passione Faragò svela i suoi segreti

di Roberto Muretto ; w;
Umiltà, lavoro e passione Faragò svela i suoi segreti

L’escalation del “pendolino” rossoblù: «Questa maglietta la sento sempre più mia I consigli del mister mi hanno fatto crescere ma ho ancora tantissimo da imparare»

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CAGLIARI. Ha la faccia del bravo ragazzo. Paolo Faragò è un calciatore acqua e sapone, di quelli che non se la tirano. Gioca in serie A ma non per questo pensa di poter stare sul piedistallo. Se nel calcio si sta ritagliando spazi importanti lo deve soprattutto a se stesso. Umiltà, sacrificio, lavoro quotidiano senza risparmiarsi. Così sta realizzando i propri sogni, molti dei quali spera di concrettizzarli presto.

Descriva il suo giorno perfetto.

«La domenica quando si vince fa sì che la giornata diventi bellissima».

C'è qualcosa che ha sognato di fare e non ha ancora fatto?

«Con Irene, la mia fidanzata, vogliamo mettere su famiglia, avere dei bambini. Ma ancora non siamo pronti,anche se di questo parliamo spesso».

Qual è la più grande soddisfazione della sua vita?

«Essere arrivato a giocare in serie A. Credo sia l'obiettivo di ogni bambino. Ho cominciato a giocare a calcio che avevo cinque anni, da allora ho solo pensato a questo. Esserci riuscito mi rende orgoglioso».

Parliamo di ricordi. Il più bello?

«Quello legato al calcio la vittoria delle Universiadi in Corea nel 2015, battendo i padroni di casa».

Il più brutto?

«La retrocessione col Novara dalla B alla C. Anche se l'anno dopo ci siamo riscattati e siamo stati promossi».

C'è qualcosa che ritiene troppo seria per non scherzarci su?

«Ho la fortuna di essere ironico, mi metto in discussione, credo sia un lato positivo del mio carattere. Per me non ci sono tabù, guardo sempre alla parte migliore delle cose».

Che cosa la fa arrabbiare?

«In campo quando faccio errori banali. Nella vita di tutti i giorni educazione e rispetto sono valori che mi appartengono».

Il suo idolo?

«Ne ho due: Ronaldo il "Fenomeno" come calciatore e Javier Zanetti come esempio di uomo e di sportivo perfetto».

Una formazione che ricorda a memoria?

«Quella della Nazionale che ha vinto il Mondiale del 2006, sono stati giorni di grande esaltazione per il nostro calcio».

Serie A, il suo sogno. Chi deve ringraziare?

«Me stesso perchè ho lavorato tanto per arrivare in questo palcoscenico. Dopo aver fatto una bella stagione aNovara sono arrivate tante richieste. Il Cagliari è la società che mi ha voluto di più e io sono stato felice di accettare questa proposta. Il direttore Capozucca mi è stato dietro per sei mesi prima di chiudere la trattativa».

Cagliari è un città...

«A misura d'uomo, dove si vive bene. Il clima è ottimo, il mare a due passi e il sole lo vediamo quasi tuttii giorni. La gente non è invadente, ti rispetta. Io adoro il pesce, qui posso mangiarlo sempre freschissimo. E poi i dolci sardi, quanto sono buoni».

Quando esce con la sua Irene dove andate?

«Abito al centro, facciamo delle passeggiate nella zona di Corso Vittorio Emanuele e ogni tanto andiamo verso il Poetto e camminiamo lungo la spiaggia se la giornata lo permette. Bellissime Chia e Villasimius».

Il 3-5-2 è il modulo che esalta di più le sue qualità?

«Mi piace molto perchè posso esprimersi al meglio. So benissimo che devo migliorare la fase difensiva, ci lavoro tutti i giorni. Ma sono sulla buona strada».

Dopo la vittoria col Benevento salvezza più vicina?

«Tre punti d’oro ma finchè la matematica non dice che siamo al sicuro la concentrazione deve restare altissima».

Lopez le ha insegnato...

«A stare sempre sul pezzo. Il mister e Agostini mi stanno aiutando tantissimo a crescere e gestire al meglio tutte le situazioni in campo. Entrambi mi trasmettono tranquillità».

Il compagno di squadra con il quale ha più feeling?

«Vado d'accordo con tutti ma con Cragno, Romagna e Padoin, mio compagno di stanza, parliamo di tutto e ciconfrontiamo su argomenti diversi dal calcio».

Cagliari punto di partenza o starà qui a lungo?

«Ho un contratto fino al 2022 ma sono abituato a guardare al presente. Posso dirle una cosa, la maglia rossoblù la sento sempre più mia e con i tifosi ho davvero un bel rapporto».

Concludiamo parlando del presidente: faccia un identikit di Tommaso Giulini.

«Carismatico, affezionato alla città, alla Sardegna in generale e alla squadra. Un uomo sanguigno, che ci fa capire quanto sia importante giocare per il Cagliari. Anche lui ha contribuito a creare il bel clima che sirespira nel nostro spogliatoio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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