Giulini non trema: Lopez resta al suo posto
di Roberto Muretto
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Tommaso Giulini e Diego LopezIl presidente del Cagliari esclude l’ipotesi di un nuovo cambio in panchina, il traguardo salvezza è sempre più vicino
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INVIATO A GENOVA. La sconfitta col Genoa complica la strada verso la salvezza. Un segnale negativo per il modo in cui è maturato un ko che fa male non solo perchè la classifica resta a rischio, ma anche sul piano del morale. Nonostante Diego Lopez si sforzi di pensare positivo «avremo ancora più carica per la prossima partita», è normale pensare che vedersi sfuggire un pareggio più che meritato (anzi, ai rossoblù sarebbe stato anche stretto) psicologicamente è una mazzata.
L’allenatore. Diego Lopez resta in sella. La società ha mandato un segnale chiarissimo senza fare dichiarazioni: il tecnico nella “pancia” di Marassi per la conferenza stampa dopo la gara, è stato accompagnato anche dal direttore generale Mario Passetti. Un modo per stargli vicino e confermargli la fiducia. Un atteggiamento giusto perchè se col Torino la squadra si è sciolta come un gelato al sole dopo un discreto primo tempo, martedì sera è uscita dal campo a testa alta e con più di una recriminazione.
Problemi. Due principalmente. Il primo è la costruzione del gioco. Anche col Genoa i limiti sono stati evidenti. Buona circolazione della palla fino alla trequarti, poi l’incapacità di verticalizzare, di mettere gli attaccanti nella condizione di colpire. Un difetto ingigantito dopo l’infortunio di Cigarini, che si è fatto male nel momento in cui stava diventando il valore aggiunto del Cagliari. Barella si è adattato davanti alla difesa, può migliorare in questo ruolo, ma non c’è dubbio che preferisce fare la mezzala perchè è la posizione dove può esprimere tutto il suo potenziale. Il secondo problema è di natura mentale. I rossoblù non è la prima volta che hanno cali di attenzione nel finale delle partite. Grave e ingenuo allo stesso tempo l’errore commesso da Castan sul gol di Medeiros. Era liberissimo, poteva stopparla e giocare, invece ha respinto di testa mettendo l’avversario nella condizione di battere a rete indisturbato. Errore ancora più grave perchè a commetterlo è stato un giocatore a cui non fa sicuramente difetto l’esperienza.
Porta aperta. Sono diciassette le reti incassate dal Cagliari nelle ultime sei partite. L’ultima volta che la squadra di Lopez è riuscita a tenere immacolata la propria porta, è stato a Reggio Emilia contro il Sassuolo. In pratica per vincere i rossoblù di reti ne devono segnare almeno due e questo non fa che aumentare le difficoltà. Subire sempre gol non è da imputare al reparto difensivo, è la fase di non possesso complessiva, che chiama in causa tutti i giocatori in campo , che va migliorata. Quando la squadra riesce a pressare alto e resta corta, concede il minimo sindacale agli avversari. Se le maglie si allargano sono guai. Una lacuna da colmare nella corsa verso la salvezza che resta ad un tiro di schioppo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’allenatore. Diego Lopez resta in sella. La società ha mandato un segnale chiarissimo senza fare dichiarazioni: il tecnico nella “pancia” di Marassi per la conferenza stampa dopo la gara, è stato accompagnato anche dal direttore generale Mario Passetti. Un modo per stargli vicino e confermargli la fiducia. Un atteggiamento giusto perchè se col Torino la squadra si è sciolta come un gelato al sole dopo un discreto primo tempo, martedì sera è uscita dal campo a testa alta e con più di una recriminazione.
Problemi. Due principalmente. Il primo è la costruzione del gioco. Anche col Genoa i limiti sono stati evidenti. Buona circolazione della palla fino alla trequarti, poi l’incapacità di verticalizzare, di mettere gli attaccanti nella condizione di colpire. Un difetto ingigantito dopo l’infortunio di Cigarini, che si è fatto male nel momento in cui stava diventando il valore aggiunto del Cagliari. Barella si è adattato davanti alla difesa, può migliorare in questo ruolo, ma non c’è dubbio che preferisce fare la mezzala perchè è la posizione dove può esprimere tutto il suo potenziale. Il secondo problema è di natura mentale. I rossoblù non è la prima volta che hanno cali di attenzione nel finale delle partite. Grave e ingenuo allo stesso tempo l’errore commesso da Castan sul gol di Medeiros. Era liberissimo, poteva stopparla e giocare, invece ha respinto di testa mettendo l’avversario nella condizione di battere a rete indisturbato. Errore ancora più grave perchè a commetterlo è stato un giocatore a cui non fa sicuramente difetto l’esperienza.
Porta aperta. Sono diciassette le reti incassate dal Cagliari nelle ultime sei partite. L’ultima volta che la squadra di Lopez è riuscita a tenere immacolata la propria porta, è stato a Reggio Emilia contro il Sassuolo. In pratica per vincere i rossoblù di reti ne devono segnare almeno due e questo non fa che aumentare le difficoltà. Subire sempre gol non è da imputare al reparto difensivo, è la fase di non possesso complessiva, che chiama in causa tutti i giocatori in campo , che va migliorata. Quando la squadra riesce a pressare alto e resta corta, concede il minimo sindacale agli avversari. Se le maglie si allargano sono guai. Una lacuna da colmare nella corsa verso la salvezza che resta ad un tiro di schioppo.
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