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Terremoto al Cagliari: via il ds Rossi

di Roberto Muretto

Il presidente Giulini licenzia in tronco il direttore, da oggi squadra in ritiro. Sabato con i friulani non si può sbagliare  

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INVIATO A VERONA. Tensione alle stelle in casa Cagliari. La sconfitta col Verona ha provocato una deflagrazione. Ci si aspettava l’esonero del tecnico Diego Lopez, a sorpresa è stato licenziato il direttore sportivo Giovanni Rossi. Una decisione calata dall’alto nel primo pomeriggio di ieri. Un fulmine a ciel sereno, scagliato dal presidente Tommaso Giulini, che ha individuato nel diesse il capro espiatorio di una situazione difficile, che di settimana in settimana sta diventando sempre più complicata. La squadra da oggi va in ritiro, un altro segnale forte dato ad un gruppo che sul campo dovrebbe vendere cara la pelle e che invece affronta partite che possono decidere la stagione senza la necessaria cattiveria agonistica. Un marasma all’inizio di una settimana cruciale. La sfida di sabato con l’Udinese è di quelle da dentro o fuori. Il momento è difficile, sbagliato lasciarsi prendere dalla rabbia. La serie A va difesa ad ogni costo, perderla avrebbe effetti devastanti. Un concetto che anche la tifoseria, soprattutto quella più calda, deve fare proprio. Hanno ragione i supporter ad essere delusi, giusto mettere i giocatori e il tecnico davanti alle proprie responsabilità, ma ora conta solo una cosa: centrare l’obiettivo salvezza. Il tempo per fare i processi arriverà al termine della stagione.

Ciao Rossi. L’avventura in Sardegna di Giovanni Rossi è durata appena nove mesi. Ed è passata quasi inosservata. Che cosa è successo per convincere il patron a licenziarlo in tronco? Difficile sapere la verità. Sicuramente sul mercato sono stati commessi degli errori: sbagliato non acquistare il vice Cigarini; sbagliato non portare a Cagliari un terzino sinistro esperto. Lykogiannis sta evidenziando limiti dinamici importanti, Miangue ha sempre i soliti difetti. La crescita auspicata non c’è stata. Errori che Rossi ha commesso da solo o c’è anche lo zampino della società? La realtà è chiara: il campo sta mettendo a nudo difetti di cui già si parlava al termine del mercato estivo. Non colmare queste lacune è stata una leggerezza grave.

Paura. Si è impadronita del Cagliari. La squadra è come se avesse un blocco psicologico. Contro l’Hellas questo aspetto è stato evidente. Invece di andare a prendere un avversario con l’acqua alla gola, con limiti tecnici quasi imbarazzanti, i rossoblù hanno aspettato le mosse del Verona, dando coraggio a chi poteva facilmente essere affondato. Lopez dice che la differenza sta nel rigore. È vero solo in parte e il tecnico uruguaiano lo sa. L’approccio alle gare, soprattutto quando in palio ci sono punti preziosi, diventa fondamentale.

Involuzione. Da quando è mancato Cigarini la squadra ha perso il filo del gioco. Una sola soluzione: palla lunga per le spizzate di Pavoletti. O in alternativa i cross dagli esterni, sempre più sporadici. Le verticalizzazioni sono diventate cosa rara e gli attaccanti costretti a giocare spalle alla porta. Preoccupa il fatto che sulle seconde palle arrivano sempre per primi gli avversari e il gol sta diventando quasi una chimera. Un altro limite se si va a guardare lo score degli attaccanti. Non c’è dubbio che gli infortuni e lo stop Di Joao Pedro (in settimana la difesa del brasiliano presenterà le sue tesi a discolpa del giocatore accusato di doping) stanno incidendo. Il Cagliari non ha una rosa infinita e se gli mancano, tutti insieme, sette giocatori, le opzioni si riducono i e la qualità si abbassa.

Ritiro. Da oggi si entra ad Asseminello e si esce un’ora e mezza prima della gara con l’Udinese (anche i friulani sono in ritiro). Una “clausura” per compattare il gruppo, guardarsi in faccia, confrontarsi e prendere atto della gravità della situazione. Tenere i giocatori lontani dalle tensioni è una forma di protezione, sperando che serva a dare la scossa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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