I miglioramenti rischiano di restare in freezer
dall’inviato
Coach Markovski: «Il gruppo sta facendo passi avanti, restare fuori sarebbe davvero un peccato»
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TRENTO. «Quello che più mi dispiace è il fatto che questi ragazzi si stanno impegnando tanto e se avessero la possibilità di allungare la stagione potrebbero fare davvero bene». Lo sfogo di Zare Markovski, nei corridoi della Blm Group Arena di Trento, conferma la percezione avuta a occhio nudo da bordo campo. La Dinamo è viva e, al di là di alcuni problemi mai risolti (l’avvio di gara è stato troppo molle) è una squadra che non ha smesso di giocare e non si è smarrita neanche sul -20 e a un certo punto è scesa nell’arena di un confronto fatto molto più di legnate che non di tecnica e tattica. I volti dei giocatori hanno parlato chiaro per tutti i durissimi 40’ di Trento. Il tentativo di trovare risposte e soluzioni ai problemi che si sono presentati in campo è stato continuo, sia da parte del coach che da parte della squadra. Alla fine sono mancati i colpi risolutori, mentre dall’altra parte – tanto per fare due esempi – Flaccadori infilava due triple consecutive e il sopraffino Shields, unico vero fiorettista in una squadra di buttafuori, chiudeva la contesa con un favoloso canestro da 8 metri.
Alla fine è mancato ciò che troppo spesso era già mancato, e Markovski ha sintetizzato bene il concetto: «Solo 4 o 5 giocatori sono stati all’altezza del confronto con Trento a livello di intensità e agonismo». E questo, si badi bene, non a livello di impegno, ma di pura e semplice capacità di lottare alla pari a livello muscolare o di avere la meglio aggirando gli ostacoli con la classe. In questo mese, il coach ha fatto il possibile per responsabilizzare tutti gli uomini, chiarendo anche alcuni concetti a livello tattico: in particolare, Zare ha definitivamente segnato la differenziazione tra i quattro “piccoli”. Non più un quartetto interscambiabile a 360°, ma due play (Stipcevic e Spissu) e due guardie (Bamforth e Hatcher). Se, da un lato, non si è più visto insieme il duo Stipcevic-Spissu, che durante l’era Pasquini era parso il più equilibrato, dall’altra Hatcher è stato recuperato alla sua funzione di point-guard e a Bamforth è stato risparmiato il lavoro di playmaking che tanti grattacapi gli ha dato. (a.si.)
Alla fine è mancato ciò che troppo spesso era già mancato, e Markovski ha sintetizzato bene il concetto: «Solo 4 o 5 giocatori sono stati all’altezza del confronto con Trento a livello di intensità e agonismo». E questo, si badi bene, non a livello di impegno, ma di pura e semplice capacità di lottare alla pari a livello muscolare o di avere la meglio aggirando gli ostacoli con la classe. In questo mese, il coach ha fatto il possibile per responsabilizzare tutti gli uomini, chiarendo anche alcuni concetti a livello tattico: in particolare, Zare ha definitivamente segnato la differenziazione tra i quattro “piccoli”. Non più un quartetto interscambiabile a 360°, ma due play (Stipcevic e Spissu) e due guardie (Bamforth e Hatcher). Se, da un lato, non si è più visto insieme il duo Stipcevic-Spissu, che durante l’era Pasquini era parso il più equilibrato, dall’altra Hatcher è stato recuperato alla sua funzione di point-guard e a Bamforth è stato risparmiato il lavoro di playmaking che tanti grattacapi gli ha dato. (a.si.)
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