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Gigi Buffon lascia la Juve ma non rinuncia al pallone

Gigi Buffon lascia la Juve ma non rinuncia al pallone

Sirene estere per il portiere che conferma l’addio alla Signora e alla Nazionale Futuro tutto da scoprire: «Ho tante proposte, deciderò nei prossimi giorni»

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TORINO. Sabato, nel festoso epilogo dell'ennesima stagione di trionfi bianconeri, sarà davvero l'ultima partita con Buffon a difendere la porta della Juventus. Una passerella davanti a 40 mila tifosi all'Allianz Stadium e milioni davanti alla tv, probabilmente emozionati come lo era lui ieri. Commosso fino alle lacrime, il numero 1 bianconero ha sollevato l'ultimo velo di incertezza, confermando che il suo lunghissimo viaggio in campo con i bianconeri cominciato 17 anni fa è arrivato al capolinea. Il futuro, invece, è ancora da decidere, in bilico tra un anno o due in un grande club europeo, «dove si gioca per obiettivi importanti» e l'inizio del percorso di formazione, come ha spiegato il presidente Andrea Agnelli, passando magari per «sei mesi sabbatici». L'una cosa non esclude l'altra, nei tempi dovuti. Addio alla Juve da giocatore e addio anche alla Nazionale: «Ero un problema tre mesi fa, adesso diventerebbe una cosa complicata da gestire che non merito, voglio tenermi lontano da una situazione del genere». Non parteciperà neppure all'amichevole del 4 giugno con la Francia nel suo Stadium: «Non ho bisogno di altre celebrazioni», ha spiegato. Quel che cerca è una «nuova sfida stimolante, da vivere fino in fondo, e se oggi il quarantenne portiere ha assicurato che la «più stimolante è arrivata proprio dal presidente Agnelli. E la Juventus è la mia famiglia«, forse ha detto la verità, ma non si partirà subito a studiare per un ruolo dietro la scrivania. «Deciderò la settimana prossima, in piena serenità, passati questi tre giorni che saranno intensi e pieni di emozioni. Di sicuro non finirò in un campionato di terza fascia: sono un animale da competizione, smetterei di vivere se non avessi una sfida per cui battermi».

Nella sua vita ha dovuto sconfiggere anche la depressione, quest'inverno ha scacciato l'angoscia del distacco dal campo: «Febbraio e marzo - ha rivelato - per me sono stati mesi molto complicati. L'elaborazione del lutto di smettere di giocare ti appesantisce, ti tocca dentro. Ma da aprile sono tornato a essere leggero e fiducioso come nei giorni migliori». Pronto, quindi, a un'altra sfida stimolante «probabilmente a prolungare una carriera straordinaria. Che ha avuto una svolta dopo un periodo doloroso, con Calciopoli e 'infortunio alla schiena del 2010: «Tutti pensavano che avessi finito. Invece, ho trovato dentro di me la forza affinché la carriera diventasse da grande a unica». Tra le amarezze da smaltire, il »fallimento« dell'eliminazione dell'Italia dai Mondiali e l'uscita di scena dalla Champions: «Non porto rancore – ha raccontato Buffon – e se due giorni dopo la partita avessi incontrato l'arbitro Oliver l'avrei abbracciato e gli avrei chiesto scusa. Ma sarei rimasto della mia idea».

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