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La salvezza vale una notte sopra le righe

Giocatori e tifosi hanno festeggiato fino a tarda sera tra birrette e spumante

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CAGLIARI. Una festa attesa a lungo. Dalla “Sardegna Arena” alle strade di Cagliari, clacson, cortei, moto e auto ad urlare più che per la gioia della vittoria sull'Atalanta, per lo scampato pericolo. Il popolo rossoblù guarda dall'altro in basso una stagione che pareva stregata. Cominciata con le big Juve e Milan: non a caso con i tifosi dotati di memoria, ancora inferociti per il rigore sbagliato a Torino da Farias e il fallo da Var, con probabile "rosso" e rigore, per Bonucci, su Joao Pedro a San Siro. Il gruppo cerca di assestarsi, vince a Ferrara e in casa col Crotone. Ma non basta. Quando Rastelli salta, dopo il ko in casa con il Genoa, arriva Diego Lopez. Già capitano rossoblù di lungo corso, il tecnico di Montevideo ha al fianco altri due ex, Alessandro Agostini e Michele Fini, sorsese doc.

I coriandoli rossi e blu dei Distinti, il drappo gigantesco con la A enorme al centro, il plauso per lo staff e una rosa che ha mostrato paura e coraggio. Il Cagliari brinda con brut e dolcetti. Gli spogliatoi? Un'arena da toreri consumati. Abbracci, foto, promesse. L'unico con una smorfia, ma di breve durata, Leonardo Pavoletti, uscito per infortunio. Da Pisacane, indomabile su “Papu” Gomez che non ne voleva sapere di mollare, a Simone Padoin, Luca Cigarini e Alessio Cragno: pacche e selfie che sanno di fatica, euforia, sudore, notti passate insonni a riflettere.

L'organico si è stretto per bene assieme, scomodando spirito di sacrificio, adattandosi, provando a combattere a mani nude contro i giganti del campionato.

Dunque, serie A da festeggiare per molte ragioni. Con i 16.233 paganti, e anche qualcuno di più nei cortei sulle vie del centro partiti a tappo al triplice fischio di Massa, festosi e ingolositi. Dallo stadio alle vie d'uscita per il Poetto e Monte Urpinu, tra i tanti a passeggio, con parole di incoraggiamento, da tifoso caldissimo a sostenitore che balla solo quando si vince.

Spazio e sorrisi per tutti, il Cagliari che guarda dall'alto in basso Benevento, Verona, Crotone e Spal, ha vissuto nove mesi di sacrificio. Un altra buona ragione per non mettere limiti ai festeggiamenti. La fiesta è proseguita nel Largo Carlo Felice, in Castello, alla Marina. La serie B è lontana, stare in A è un piatto prelibato che giustifica qualch sfizio e birrette isolane. Un lungo sospiro di sollievo per colonna sonora.

La squadra nel dopo Sampdoria ha sfiorato l'inferno. All'ultima di campionato, può permettersi due dita di alcolici, una canzone, coretti, il trenino dei vincitori. Il resto, è storia.

Mario Frongia

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