Al Giro irrompe la Var: penalizzato Aru
Al cavaliere dei Quattro Mori 20” per “scia prolungata” nella crono. Dumoulin fatica e Yates si tiene stretta la maglia rosa
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ROVERETO. Tutto è cambiato, ma alla fine tutto è rimasto uguale. Più o meno. Lla cronometro disegnata fra Trento e Rovereto, che doveva rappresentare lo spartiacque del Giro d'Italia edizione 101, non ha creato sconquassi nella classifica generale. La novità, però, c'è ed è rappresentata dall'irruzione della Var in una grande corsa a tappe. Non solo calcio, dunque, ma anche ciclismo: dal pallone ai pedali, il progresso viaggia sul filo della tecnologia e miete anche vittime eccellenti. A pagare le conseguenze del primo intervento di una sorta di Video assistant referee è Fabio Aru, il campione italiano in carica che, «anche con l'ausilio» dell'occhio tecnologico, si vede affibbiare una penalizzazione di 20”, scendendo dal sesto all'ottavo posto dell'ordine d'arrivo della crono. Una svolta epocale, che permette di verificare i comportamenti in corsa degli atleti e di individuale possibili scorrettezze, come quella commessa da Aru, ma anche dai compagni della Uae Emirates, Conti e Ulissi (entrambi sanzionato con 2' di penalizzazione), per «scia prolungata». Non ci saranno più trucchi né inganni, d'ora in avanti, e il cammino verso un ciclismo ancora più pulito passerà anche dalla strada, non solo dai controlli antidoping, sempre più severi.
Tornando alla corsa, il terreno per le rivoluzioni, in una sfida molto meno equilibrata di quanto non dica la classifica, ci sarebbe pure. Le gambe dei corridori no. E, come sempre avviene in questo tipo di gare, saranno le montagne a stilare la classifica dei meriti, oltre che delle maglie. Basta aspettare uno, due, tre giorni e si è potrà avere una panoramica più attendibile dei reali valori. A Rovereto ha trionfato l'australiano Rohan Dennis, che a Gerusalemme si era visto soffiare per soli 2” la vittoria nella cronometro da Tom Dumoulin, prima maglia rosa. Il riscatto del canguro sui pedali è stato più congruo: viaggiando a oltre 51 di media, e fermando il cronometro sui 40' netti, Dennis si è messo alle spalle due campioni del mondo delle sfide contro il tempo. L'olandese, quello in carica, ha rimediato un distacco di 22”; il tedesco Tony Martin, 14”. La sua performance acquista così prestigio, ma anche valore e importanza per la classifica generale (Dennis si è riaffacciato nella top ten del Giro, con il sesto posto davanti a Miguel Angel Lopez). Dumoulin ha macinato chilometri col suo stile perfetto fino a somigliare a una locomotiva: da lui non ci si poteva aspettare di più. I 2'11” di ritardo sul groppone dalla maglia rosa Simon Yates erano tanti, troppi, prima della partenza. L'ambizione di Dumoulin si è fermata a 56” dalla maglia rosa. Il Tulipano non avrà più cronometro a disposizione per ridurre il divario dall'inglese, dovrà giocarsi tutto in montagna. Come Domenico Pozzovivo, che ha consolidato il terzo posto, che vuol dire podio a Roma.
Tornando alla corsa, il terreno per le rivoluzioni, in una sfida molto meno equilibrata di quanto non dica la classifica, ci sarebbe pure. Le gambe dei corridori no. E, come sempre avviene in questo tipo di gare, saranno le montagne a stilare la classifica dei meriti, oltre che delle maglie. Basta aspettare uno, due, tre giorni e si è potrà avere una panoramica più attendibile dei reali valori. A Rovereto ha trionfato l'australiano Rohan Dennis, che a Gerusalemme si era visto soffiare per soli 2” la vittoria nella cronometro da Tom Dumoulin, prima maglia rosa. Il riscatto del canguro sui pedali è stato più congruo: viaggiando a oltre 51 di media, e fermando il cronometro sui 40' netti, Dennis si è messo alle spalle due campioni del mondo delle sfide contro il tempo. L'olandese, quello in carica, ha rimediato un distacco di 22”; il tedesco Tony Martin, 14”. La sua performance acquista così prestigio, ma anche valore e importanza per la classifica generale (Dennis si è riaffacciato nella top ten del Giro, con il sesto posto davanti a Miguel Angel Lopez). Dumoulin ha macinato chilometri col suo stile perfetto fino a somigliare a una locomotiva: da lui non ci si poteva aspettare di più. I 2'11” di ritardo sul groppone dalla maglia rosa Simon Yates erano tanti, troppi, prima della partenza. L'ambizione di Dumoulin si è fermata a 56” dalla maglia rosa. Il Tulipano non avrà più cronometro a disposizione per ridurre il divario dall'inglese, dovrà giocarsi tutto in montagna. Come Domenico Pozzovivo, che ha consolidato il terzo posto, che vuol dire podio a Roma.
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