Racchetta e tango, l’argentino Capalbo resta re di Sardegna
di Raimondo Angioni
Sui campi di Alghero il bis della star del Tennis club Cagliari «Continuerò a giocare in A2 nell’isola e curerò il ranking»
2 MINUTI DI LETTURA
ALGHERO. Il successo di Franco Capalbo agli assoluti regionali maschili di tennis, il secondo consecutivo, ha radici molto lontane, visto che il ventenne argentino nato a Lujan (Buenos Aires) ha nonni italiani e per questo ha chiesto e ottenuto il doppio passaporto che gli ha consentito di partecipare alla massima rassegna regionale.
Capalbo, che nell’unico precedente all’Open 2017 di Ozieri aveva già battuto sempre in tre set il cagliaritano Marco Dessì, ha rispettato in pieno il pronostico mettendosi in tasca un assegno di 700 euro (poco più della metà sono andati al giocatore del Margine Rosso), pur confermando, da buon tennista sudamericano, la sua non predilezione ai campi veloci, il green-set in particolare, rispetto alla terra rossa di casa dalle sue parti.
«La superficie mi ha creato qualche disagio nelle fasi più delicate dell’incontro_ ha raccontato al termine della finale disputata sui campi del Tdc Alghero il nuovo campione sardo, a un passo dal ranking 1.100 Atp _ ma ho sempre trovato le giuste contromisure, anche se il mio avversario ha fatto di tutto per mettermi in difficoltà».
«Sono arrivato a Cagliari per disputare il campionato di A2 e continuerò a giocare anche nei prossimi anni a Monte Urpinu, circolo che è diventato la mia nuova famiglia e dove ho trovato l’ambiente ideale per esprimermi al meglio».
«Quali sono i miei programmi più immediati? _ ha proseguito Capalbo _- Col mio coach Mocci abbiamo deciso di disputare un paio di tornei in Marocco e in Serbia e di migliorare così la mia classifica mondiale. Poi torno a casa in Argentina dove continuerò ad allenarmi partecipando a due-tre tornei sulla terra».
«Il mio programma prevede infine _ così ha concluso il tennista italo-argentino _ sicuramente la partecipazione in Sardegna a tutti i Futures da 25.000 in calendario a Pula per poter salire ancora di più in classifica e per presentarmi al meglio alla prossima serie A2, un campionato che voglio onorare a massimo con l’obiettivo di conquistare la promozione in A1 e raggiungere così ai vertici nazionali la nostra squadra femminile».
Capalbo non è stato l’unico giocatore non sardo ad avere vinto il titolo considerato che prima di lui hanno trionfato nel 1970 e nel 1973 a Monte Urpinu i “sardi acquisiti” Lillo Palmieri e Luciano Bassotto e nel 1994 a Sassari il viterbese Alessandro Patrignani, cartellinato con la Torres.
Franco Capalbo, che da nove mesi si è trasferito al circolo di Monte Urpinu per volere del “guru” Eduardo Infantino, è stato preso in consegna da Stefano Mocci, il suo coach, e ha sposato per intero il progetto firmato dal club cagliaritano con le vittorie nei quattro tabelloni principali agli assoluti regionali. La sola eccezione è arrivata dalla Torres nel doppio misto.
Capalbo, che nell’unico precedente all’Open 2017 di Ozieri aveva già battuto sempre in tre set il cagliaritano Marco Dessì, ha rispettato in pieno il pronostico mettendosi in tasca un assegno di 700 euro (poco più della metà sono andati al giocatore del Margine Rosso), pur confermando, da buon tennista sudamericano, la sua non predilezione ai campi veloci, il green-set in particolare, rispetto alla terra rossa di casa dalle sue parti.
«La superficie mi ha creato qualche disagio nelle fasi più delicate dell’incontro_ ha raccontato al termine della finale disputata sui campi del Tdc Alghero il nuovo campione sardo, a un passo dal ranking 1.100 Atp _ ma ho sempre trovato le giuste contromisure, anche se il mio avversario ha fatto di tutto per mettermi in difficoltà».
«Sono arrivato a Cagliari per disputare il campionato di A2 e continuerò a giocare anche nei prossimi anni a Monte Urpinu, circolo che è diventato la mia nuova famiglia e dove ho trovato l’ambiente ideale per esprimermi al meglio».
«Quali sono i miei programmi più immediati? _ ha proseguito Capalbo _- Col mio coach Mocci abbiamo deciso di disputare un paio di tornei in Marocco e in Serbia e di migliorare così la mia classifica mondiale. Poi torno a casa in Argentina dove continuerò ad allenarmi partecipando a due-tre tornei sulla terra».
«Il mio programma prevede infine _ così ha concluso il tennista italo-argentino _ sicuramente la partecipazione in Sardegna a tutti i Futures da 25.000 in calendario a Pula per poter salire ancora di più in classifica e per presentarmi al meglio alla prossima serie A2, un campionato che voglio onorare a massimo con l’obiettivo di conquistare la promozione in A1 e raggiungere così ai vertici nazionali la nostra squadra femminile».
Capalbo non è stato l’unico giocatore non sardo ad avere vinto il titolo considerato che prima di lui hanno trionfato nel 1970 e nel 1973 a Monte Urpinu i “sardi acquisiti” Lillo Palmieri e Luciano Bassotto e nel 1994 a Sassari il viterbese Alessandro Patrignani, cartellinato con la Torres.
Franco Capalbo, che da nove mesi si è trasferito al circolo di Monte Urpinu per volere del “guru” Eduardo Infantino, è stato preso in consegna da Stefano Mocci, il suo coach, e ha sposato per intero il progetto firmato dal club cagliaritano con le vittorie nei quattro tabelloni principali agli assoluti regionali. La sola eccezione è arrivata dalla Torres nel doppio misto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
