Saggezza, lavoro, umiltà: Rafael corre da numero 1
di Roberto Muretto
Il portiere brasiliano è il più “anziano” del gruppo: «Ma mi sento un ragazzino Ritirarmi? Non ci penso nemmeno ma quando succederà potrei restare qui»
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INVIATO A PEJO. E' il giocatore più "anziano" (36 anni) della rosa del Cagliari. Rafael è più "vecchio" di Srna di qualche mese. Il portiere brasiliano trasmette sicurezza. E' una persona gentile, educata, risponde alle domande serenamente, senza mai alzare i toni. Ha la Sardegna nel cuore e lo ha dimostrato ai Mondiali in Russia quando si è presentato allo stadio esibendo una sciarpa con stampati i Quattro Mori. «Non lo so se resterò qui quando deciderò di smettere. Non ci ho pensato perchè ragiono ancora con la testa del giocatore e tale mi sento. La stima del presidenteGiulini mi ha fatto tanto piacere, sono concentrato sulla stagione che andiamo ad affrontare, nient'altro».
Modestia. Rafael parla con la saggezza del veterano, dell'uomo che nel modo del pallone ne ha viste tante, che sa gestire l'euforia ma anche i momenti complicati. «Lavoriamo da una decina di giorni e posso dire che si è formato un bel gruppo. I nuovi si sono inseriti bene e noi li abbiamo aiutati a farlo. C'è grande voglia di fare bene, l'obiettivo è migliorare il risultato dell'anno scorso ed evitare quelle sofferenze». Rafael mostra tutta la sua umiltà quando gli viene detto che lui può dare dei consigli ai compagni più giovani. «Per questo c'è ilmister - la sua risposta - che a tutti noi ha fatto capire dal primo giorno che cosa pretende dai giocatori. L'unica cosa che mi sento di dire a chi ha vent'anni è questa: la serie A è difficile, non c'è niente di scontato. Sono fortunati ad essere arrivati in alto così in fretta, non si lascino scappare l'occasione, certi treni non passano mai due volte».
Vita da portiere. Un ruolo delicato, per il quale le gerarchie devono essere chiare dall'inizio. Anche se incorso d'opera le cosa possono cambiare. «Il titolare è Cragno, questo si sa, ma è normale che sia io che Simone (Aresti ndr) non ci accontenteremo di fare le riserve. Sarebbe un errore farlo, se ti mancano gli stimoli e meglio che lasci perdere. Io ho 36 anni ma so che non finirò mai di imparare e questa mentalità ce l'hanno anche gli altri. Lavorare in modo rigoroso per farsi sempre trovare pronti e sfruttare le occasioni che ti capitano: è il segreto per essere longevi in questo mestiere. Ed io, al momento, al ritiro non ci penso nemmeno».
Allenamenti. Il portiere del Cagliari è uno di quelli che filma le sedute. Lo ha fatto in passato e continua a farlo anche ora. «Il nostro nuovo preparatore fa la stessa cosa - spiega Rafael - rivedersi è fondamentale per correggere gli errori, cambiare le cose che non vanno. La sera guardiano i filmati, discutiamo, facciamo delle valutazioni, discutiamo. Parlarne è stimolante, considero anche questo un momento di crescita.
Alisson. Il portiere che la Roma ha ceduto al Liverpool per 75 milioni di euro è connazionale di Rafael. «Ci conosciamo. Èuno dei più bravi al mondo e un po’ mi dispiace che abbia lasciato l’Italia. Qui c’è la migliore scuola per i portieri. Un mix tra la nostra scuola e la vostra per noi brasiliani è una grande fortuna».
Rafael e il Mondiale. Non ha pianto per l'eliminazione del Brasile ma la delusione è stata tanta. «Purtroppo le partite secche possono regalarti gioie e dolori - conclude -. La nostra selezione è stata eliminata perchè non è stata aiutata dalla fortuna, anche se in fase di realizzazione è un po' mancata. Nel mio Paese è stata vissuta malissimo, i tifosi erano convinti che si potesse vincere il trofeo. Il mio trofeo quest'anno sarà una salvezza senza far soffrire i tifosi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Modestia. Rafael parla con la saggezza del veterano, dell'uomo che nel modo del pallone ne ha viste tante, che sa gestire l'euforia ma anche i momenti complicati. «Lavoriamo da una decina di giorni e posso dire che si è formato un bel gruppo. I nuovi si sono inseriti bene e noi li abbiamo aiutati a farlo. C'è grande voglia di fare bene, l'obiettivo è migliorare il risultato dell'anno scorso ed evitare quelle sofferenze». Rafael mostra tutta la sua umiltà quando gli viene detto che lui può dare dei consigli ai compagni più giovani. «Per questo c'è ilmister - la sua risposta - che a tutti noi ha fatto capire dal primo giorno che cosa pretende dai giocatori. L'unica cosa che mi sento di dire a chi ha vent'anni è questa: la serie A è difficile, non c'è niente di scontato. Sono fortunati ad essere arrivati in alto così in fretta, non si lascino scappare l'occasione, certi treni non passano mai due volte».
Vita da portiere. Un ruolo delicato, per il quale le gerarchie devono essere chiare dall'inizio. Anche se incorso d'opera le cosa possono cambiare. «Il titolare è Cragno, questo si sa, ma è normale che sia io che Simone (Aresti ndr) non ci accontenteremo di fare le riserve. Sarebbe un errore farlo, se ti mancano gli stimoli e meglio che lasci perdere. Io ho 36 anni ma so che non finirò mai di imparare e questa mentalità ce l'hanno anche gli altri. Lavorare in modo rigoroso per farsi sempre trovare pronti e sfruttare le occasioni che ti capitano: è il segreto per essere longevi in questo mestiere. Ed io, al momento, al ritiro non ci penso nemmeno».
Allenamenti. Il portiere del Cagliari è uno di quelli che filma le sedute. Lo ha fatto in passato e continua a farlo anche ora. «Il nostro nuovo preparatore fa la stessa cosa - spiega Rafael - rivedersi è fondamentale per correggere gli errori, cambiare le cose che non vanno. La sera guardiano i filmati, discutiamo, facciamo delle valutazioni, discutiamo. Parlarne è stimolante, considero anche questo un momento di crescita.
Alisson. Il portiere che la Roma ha ceduto al Liverpool per 75 milioni di euro è connazionale di Rafael. «Ci conosciamo. Èuno dei più bravi al mondo e un po’ mi dispiace che abbia lasciato l’Italia. Qui c’è la migliore scuola per i portieri. Un mix tra la nostra scuola e la vostra per noi brasiliani è una grande fortuna».
Rafael e il Mondiale. Non ha pianto per l'eliminazione del Brasile ma la delusione è stata tanta. «Purtroppo le partite secche possono regalarti gioie e dolori - conclude -. La nostra selezione è stata eliminata perchè non è stata aiutata dalla fortuna, anche se in fase di realizzazione è un po' mancata. Nel mio Paese è stata vissuta malissimo, i tifosi erano convinti che si potesse vincere il trofeo. Il mio trofeo quest'anno sarà una salvezza senza far soffrire i tifosi».
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