I francesi dicono oui a Paolo Bua
di Mario Carta ; w
L’ingegnere navale sassarese trionfa ancora a La Rochelle con la super barca Polar Bear
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SASSARI. Non è vero che siamo tutti sulla stessa barca. Quelle disegnate da Paolo Bua sono più belle. Decisamente. Chiedere per credere agli esperti della prestigiosa rivista francese Voile Magazine, il top in un Paese dove l’orzata non è una bibita e una strambata è banale. Funziona così: nel premio "barca dell'anno" le novità più interessanti presentate al salone di La Rochelle a settembre vengono provate in mare, i risultati sono poi resi noti al salone nautico di Parigi a dicembre. Alle prove in mare partecipano giornalisti specializzati, velisti professionisti e lettori della rivista. Gli equipaggi ruotano in modo che tutti abbiano modo di navigare su tutte le barche (di solito una ventina) nei due giorni di test. Vengono assegnati diversi premi: quello del pubblico, della giuria, per cabinate e barche trasportabili.
Per tre anni di fila Paolo Bua ha costretto i francesi ad applaudire l’Italia: nel 2016 per il design. «E in quella occasione avevo ben 4 barche esposte al salone, tutte selezionate per il concorso e tutte hanno partecipato alle prove in mare», racconta. Nel 2017 il 39enne sassarese ha ricevuto il premio speciale dei lettori per la barca Rosso28 (quella che è piaciuta di più nelle prove in mare), e anche quest’anno non è tornato a mani vuote, aggiudicandosi il premio speciale della giuria con il suo Polar Bear, considerata la barca migliore dalla giuria tecnica di giornalisti e velisti pro.
«Sia il Rosso28 che il Polar Bear sono stati costruiti dal Chantier des Ileaux sull'isola di Noirmoutier,vicino a Nantes. E’ un cantiere specializzato nella costruzione di barche in legno e resina epossidica – racconta l’ingegnere navale –. Si tratta di esemplari unici, artigianali, progettati e costruiti su misura per i clienti in base ai loro gusti e programmi di navigazione». Opere d’arte galleggianti, e contemporaneamente pratiche, funzionali. Il Polar Bear è stato progettato per navigare nella baia di New York, e il suo armatore è un velista di ottimo livello. «Già allenatore della squadra olimpica canadese ai giochi di Barcellona '92 – racconta Bua –, voleva una barca dalla linea classica ed elegante, ma capace di essere velocissima sull'acqua. Durante le prove a La Rochelle si è dimostrata la più veloce, anche rispetto a barche da regata molto più grandi».
Al concorso partecipano barche di tutte le taglie, quest'anno dai 5 ai 18 metri e il Polar Bear, lungo 8,4 metri e, largo 2, è anche leggerissimo: una tonnellata di cui 500 kg nella chiglia, grazie alla costruzione in mogano ed epossidica. «Ai giurati – conclude Paolo Bua –, è piaciuto moltissimo il fatto che dietro un aspetto classico si celi una barca dalle prestazioni elevatissime. L'estetica ricorda un po' le barche di una volta,al contrario di quanto si fa attualmente: le barche odierne sono spesso molto voluminose. Ma il comportamento in acqua è più che moderno. Semplificando, è molto veloce di bolina grazie alla forma slanciata, e plana benissimo alle andature portanti grazie alla leggerezza». Tutte qualità che ancora una volta hanno portato Bua, Sassari e la Sardegna a emergere in Francia.
Per tre anni di fila Paolo Bua ha costretto i francesi ad applaudire l’Italia: nel 2016 per il design. «E in quella occasione avevo ben 4 barche esposte al salone, tutte selezionate per il concorso e tutte hanno partecipato alle prove in mare», racconta. Nel 2017 il 39enne sassarese ha ricevuto il premio speciale dei lettori per la barca Rosso28 (quella che è piaciuta di più nelle prove in mare), e anche quest’anno non è tornato a mani vuote, aggiudicandosi il premio speciale della giuria con il suo Polar Bear, considerata la barca migliore dalla giuria tecnica di giornalisti e velisti pro.
«Sia il Rosso28 che il Polar Bear sono stati costruiti dal Chantier des Ileaux sull'isola di Noirmoutier,vicino a Nantes. E’ un cantiere specializzato nella costruzione di barche in legno e resina epossidica – racconta l’ingegnere navale –. Si tratta di esemplari unici, artigianali, progettati e costruiti su misura per i clienti in base ai loro gusti e programmi di navigazione». Opere d’arte galleggianti, e contemporaneamente pratiche, funzionali. Il Polar Bear è stato progettato per navigare nella baia di New York, e il suo armatore è un velista di ottimo livello. «Già allenatore della squadra olimpica canadese ai giochi di Barcellona '92 – racconta Bua –, voleva una barca dalla linea classica ed elegante, ma capace di essere velocissima sull'acqua. Durante le prove a La Rochelle si è dimostrata la più veloce, anche rispetto a barche da regata molto più grandi».
Al concorso partecipano barche di tutte le taglie, quest'anno dai 5 ai 18 metri e il Polar Bear, lungo 8,4 metri e, largo 2, è anche leggerissimo: una tonnellata di cui 500 kg nella chiglia, grazie alla costruzione in mogano ed epossidica. «Ai giurati – conclude Paolo Bua –, è piaciuto moltissimo il fatto che dietro un aspetto classico si celi una barca dalle prestazioni elevatissime. L'estetica ricorda un po' le barche di una volta,al contrario di quanto si fa attualmente: le barche odierne sono spesso molto voluminose. Ma il comportamento in acqua è più che moderno. Semplificando, è molto veloce di bolina grazie alla forma slanciata, e plana benissimo alle andature portanti grazie alla leggerezza». Tutte qualità che ancora una volta hanno portato Bua, Sassari e la Sardegna a emergere in Francia.
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