«Sardegna nel cuore Sfidare il Cagliari regala tanti brividi»
di Roberto Muretto
Sirigu ha festeggiato le 100 convocazioni in azzurro «Barella e Cragno ragazzi d’oro dal grande futuro»
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INVIATO A TORINO. Applausi dai tifosi del Torino e da quelli del Cagliari. Salvatore Sirigu è stato protagonista del match allo stadio Grande Torino. Lui, unico sardo (è di La Caletta) in campo, con le sue parate ha negato la vittoria al Cagliari. «Mi fa piacere sentire che c’è affetto nei miei confronti - dice subito il portiere granata nella “pancia” dello stadio a fine gara -, ma non ho pensato a questa cosa, in campo ho fatto il mio dovere. Certo, non posso dire che questa non sia una partita particolare per me. Lo è sicuramente e anche per la mia famiglia».
Il pari è giusto?
«Nella fase iniziale abbiamo fatto bene, contrastando il Cagliari con un pressing alto. Una volta subito il gol ci siamo disuniti e corso dei rischi perchè loro hanno tanta qualità. Abbiamo reagito con agonismo, determinazione e l’abbiamo rimessa in piedi. Nel finale potevamo vincere ma anche perdere».
Che ruolo può recitare questo Cagliari?
«Una squadra quadrata, che ha tanti giocatori di qualità e una rosa attrezzata».
Cragno è suo compagno in Nazionale, può essere il portiere del futuro?
«Intanto è un bravissimo ragazzo. Un talento che in questi anni è migliorato. Mi piace perchè è un collega propositivo e sempre positivo, in tutte le situazioni. È arrivato in azzurro meritatamente, inserendosi bene nel gruppo».
Nella fase finale degli Europei contenderà il posto da titolare a Gigio Donnarumma. Le gerarchie possono cambiare?
«C’è chi fa le scelte e per fortuna non sono io. Sono abitiato a non mollare, mi giocherò le mie chance. Ma andando oltre chi sarà il titolare, la cosa importante è che tutti nel gruppo azzurro dobbiamo dare il nostro contributo. Lo spogliatoio unito è fondamentale».
Sirigu al Cagliari?
«Nessuno mi ha mai detto niente, quindi non posso rispondere a questa domanda. Quando ero piccolo, avevo 13-14 anni, ho fatto dei provini ma non mi hanno mai preso. Cose normali, a quell’età è difficile dare dei giudizi attendibili. Ho avuto la fortuna di fare una bella carriera, tutta lontano da casa. Questo mi ha formato il carattere».
Il Cagliari in Europa, è una possibilità concreta?
«Per l’organico che ha, sicuramente potrà disputare un campionato importante. È molto difficile centrare questo traguardo, i posti sono pochi e le squadre attrezzate tante. Però si può fare una stagione superlativa anche se non si entra in Europa».
Nella sua famiglia ci sono tifosi del Cagliari?
«Il Cagliari è la squadra della Sardegna. I miei familiari fanno il tifo per me, però seguono le vicende dei rossoblù con affetto e sono felici se le cose vanno bene. A La Caletta ci sono tante persone che vanno alle partite facendo molti chilometri e per evadere dalla routine. Per loro non è un sacrificio, così come quando vengono qui per vedere me. mi fa solo piacere».
Qui a Torino ci sono tanti sardi, sono supporter del suo Toro o hanno il Cagliari nel cuore?
«Ho conosciuto diverse persone della Sardegna che vivono qui da anni e tifano per noi. Questa settimana molti di loro non sono venuti allo stadio per esporre bandiere e striscioni granata. Mi hanno detto che per questa partita si astenevano».
Lei, con l’ultima, ha raggiunto le cento convocazioni con la Nazionale. Un bel traguardo, non le pare?
«Non c’è dubbio e ne vado fiero. Vuol dire che lavoro bene. Vado avanti sereno, naturalmente ho voglia di togliermi altre soddisfazioni».
Lei e Barella in azzurro parlate in sardo?
«Non ci capiamo. Mi spiego, lui parla in campidanese, io in siniscolese. Scherzi a parte, è un ragazzo maturo nonostante la giovane età. Non ha bisogno di consigli. È un ragazzo determinato, sa benissimo quello che vuole e dove può arrivare».
Può diventare un calciatore di livello internazionale?
È sulla buona strada. È già un giocatore importante per l’Inter e per l’Italia. Non mi sembra poco. In campo non si risparmia, dà sempre tutto. Quando era al Cagliari ha dato il massimo per quella maglia, che secondo me continua a sentirsi cucita addosso. Noi sardi abbiamo grande senso di appartenenza».
Quanto è importante fare un’esperienza all’estero, come ha fatto lei col Psg?
«Conosci una nuova realtà, fai esperienze diverse. Devi tirare fuori il carattere, crescere in fretta. Io in Francia sono stato bene e sono tornato più maturo e più sicuro dei miei mezzi. Ora sono qui al Torino e sono felicissimo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il pari è giusto?
«Nella fase iniziale abbiamo fatto bene, contrastando il Cagliari con un pressing alto. Una volta subito il gol ci siamo disuniti e corso dei rischi perchè loro hanno tanta qualità. Abbiamo reagito con agonismo, determinazione e l’abbiamo rimessa in piedi. Nel finale potevamo vincere ma anche perdere».
Che ruolo può recitare questo Cagliari?
«Una squadra quadrata, che ha tanti giocatori di qualità e una rosa attrezzata».
Cragno è suo compagno in Nazionale, può essere il portiere del futuro?
«Intanto è un bravissimo ragazzo. Un talento che in questi anni è migliorato. Mi piace perchè è un collega propositivo e sempre positivo, in tutte le situazioni. È arrivato in azzurro meritatamente, inserendosi bene nel gruppo».
Nella fase finale degli Europei contenderà il posto da titolare a Gigio Donnarumma. Le gerarchie possono cambiare?
«C’è chi fa le scelte e per fortuna non sono io. Sono abitiato a non mollare, mi giocherò le mie chance. Ma andando oltre chi sarà il titolare, la cosa importante è che tutti nel gruppo azzurro dobbiamo dare il nostro contributo. Lo spogliatoio unito è fondamentale».
Sirigu al Cagliari?
«Nessuno mi ha mai detto niente, quindi non posso rispondere a questa domanda. Quando ero piccolo, avevo 13-14 anni, ho fatto dei provini ma non mi hanno mai preso. Cose normali, a quell’età è difficile dare dei giudizi attendibili. Ho avuto la fortuna di fare una bella carriera, tutta lontano da casa. Questo mi ha formato il carattere».
Il Cagliari in Europa, è una possibilità concreta?
«Per l’organico che ha, sicuramente potrà disputare un campionato importante. È molto difficile centrare questo traguardo, i posti sono pochi e le squadre attrezzate tante. Però si può fare una stagione superlativa anche se non si entra in Europa».
Nella sua famiglia ci sono tifosi del Cagliari?
«Il Cagliari è la squadra della Sardegna. I miei familiari fanno il tifo per me, però seguono le vicende dei rossoblù con affetto e sono felici se le cose vanno bene. A La Caletta ci sono tante persone che vanno alle partite facendo molti chilometri e per evadere dalla routine. Per loro non è un sacrificio, così come quando vengono qui per vedere me. mi fa solo piacere».
Qui a Torino ci sono tanti sardi, sono supporter del suo Toro o hanno il Cagliari nel cuore?
«Ho conosciuto diverse persone della Sardegna che vivono qui da anni e tifano per noi. Questa settimana molti di loro non sono venuti allo stadio per esporre bandiere e striscioni granata. Mi hanno detto che per questa partita si astenevano».
Lei, con l’ultima, ha raggiunto le cento convocazioni con la Nazionale. Un bel traguardo, non le pare?
«Non c’è dubbio e ne vado fiero. Vuol dire che lavoro bene. Vado avanti sereno, naturalmente ho voglia di togliermi altre soddisfazioni».
Lei e Barella in azzurro parlate in sardo?
«Non ci capiamo. Mi spiego, lui parla in campidanese, io in siniscolese. Scherzi a parte, è un ragazzo maturo nonostante la giovane età. Non ha bisogno di consigli. È un ragazzo determinato, sa benissimo quello che vuole e dove può arrivare».
Può diventare un calciatore di livello internazionale?
È sulla buona strada. È già un giocatore importante per l’Inter e per l’Italia. Non mi sembra poco. In campo non si risparmia, dà sempre tutto. Quando era al Cagliari ha dato il massimo per quella maglia, che secondo me continua a sentirsi cucita addosso. Noi sardi abbiamo grande senso di appartenenza».
Quanto è importante fare un’esperienza all’estero, come ha fatto lei col Psg?
«Conosci una nuova realtà, fai esperienze diverse. Devi tirare fuori il carattere, crescere in fretta. Io in Francia sono stato bene e sono tornato più maturo e più sicuro dei miei mezzi. Ora sono qui al Torino e sono felicissimo».
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