var e dintorni
L’Assocalciatori spinge per l’introduzione del «coach challenge»
ROMA. «Il tema della Var è Roma-Borussia di giovedì scorso. Dopo quel rigore sconcertante assegnato contro i i giallorossi dall'arbitro chi è che non vuole più la Var? Poi che si possa migliorare è...
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ROMA. «Il tema della Var è Roma-Borussia di giovedì scorso. Dopo quel rigore sconcertante assegnato contro i i giallorossi dall'arbitro chi è che non vuole più la Var? Poi che si possa migliorare è chiaro, ma il sistema nel complesso funziona ed è stato utile. Ha raggiunto il suo obiettivo, che è aiutare i direttori di gara: che però secondo i calciatori la devono usare di più».
Il presidente dell'Aic, Damiano Tommasi, non ha dubbi sulla bontà dell'introduzione della Video assistant referee. Il n.1 dell'Aic non si sbilancia sull'ipotesi di arrivare al 'challenge’, perche «ci sarebbero tante situazioni da regolare con nuove norme», ma va usata di più».
Dopo il tennis, che lo prevede da tempo, da questa stagione la Nba ha introdotto la possibilità per un allenatore di chiedere di controllare un episodio anche se una sola volta a partita. La Nba si è dotata di una centrale unica video con venti postazioni 'da moviola’, 101 monitor tv e un link diretto con tutte le 29 arene Nba, con sede a Secaucus, nel New Jersey. Questo sorta di Grande Fratello del basket vigila su tutto, compresa la corretta applicazione della regola introdotta dall'inizio di questo campionato. È, appunto, il Coach Challenge e si traduce nella possibilità per gli allenatori di chiedere una volta a partita agli arbitri di rivedere un'azione a loro avviso giudicata in maniera errata. Quattro le casistiche per le quali si può chiedere la verifica.
«Ora la Var può intervenire solo in determinati casi, ben circoscritti - afferma Tommasi -, in caso di 'challenge’ si potrebbe pensare di arrivare a gestire anche altre situazioni di gioco, come il fallo laterale o il corner, episodi da cui magari scaturiscono azioni decisive».
Al momento, a suo giudizio, le questioni centrali riguardano il tempo della decisione, spesso troppo lungo, «ma di questo se ne è parlato fin da subito», e la scelta dell'arbitro di andare al video. «Si invita l'arbitro ad andare più spesso a rivedere ma così ad alcuni sembra che il direttore di gara non abbia personalità o si faccia condizionare - sottolinea il n.1 dell'Assocalciatori -, posto poi che certi episodi si percepiscono e comprendono magari meglio dal campo. Poi comunque è innegabile che la decisione di andare a rivedere faccia rasserenare gli animi. Certo magari sbaglia anche lì, ma è più difficile e poi quello lo si vedrà solo nel dopo gara e intanto il clima della partita non è più avvelenato».
Il presidente dell'Aic, Damiano Tommasi, non ha dubbi sulla bontà dell'introduzione della Video assistant referee. Il n.1 dell'Aic non si sbilancia sull'ipotesi di arrivare al 'challenge’, perche «ci sarebbero tante situazioni da regolare con nuove norme», ma va usata di più».
Dopo il tennis, che lo prevede da tempo, da questa stagione la Nba ha introdotto la possibilità per un allenatore di chiedere di controllare un episodio anche se una sola volta a partita. La Nba si è dotata di una centrale unica video con venti postazioni 'da moviola’, 101 monitor tv e un link diretto con tutte le 29 arene Nba, con sede a Secaucus, nel New Jersey. Questo sorta di Grande Fratello del basket vigila su tutto, compresa la corretta applicazione della regola introdotta dall'inizio di questo campionato. È, appunto, il Coach Challenge e si traduce nella possibilità per gli allenatori di chiedere una volta a partita agli arbitri di rivedere un'azione a loro avviso giudicata in maniera errata. Quattro le casistiche per le quali si può chiedere la verifica.
«Ora la Var può intervenire solo in determinati casi, ben circoscritti - afferma Tommasi -, in caso di 'challenge’ si potrebbe pensare di arrivare a gestire anche altre situazioni di gioco, come il fallo laterale o il corner, episodi da cui magari scaturiscono azioni decisive».
Al momento, a suo giudizio, le questioni centrali riguardano il tempo della decisione, spesso troppo lungo, «ma di questo se ne è parlato fin da subito», e la scelta dell'arbitro di andare al video. «Si invita l'arbitro ad andare più spesso a rivedere ma così ad alcuni sembra che il direttore di gara non abbia personalità o si faccia condizionare - sottolinea il n.1 dell'Assocalciatori -, posto poi che certi episodi si percepiscono e comprendono magari meglio dal campo. Poi comunque è innegabile che la decisione di andare a rivedere faccia rasserenare gli animi. Certo magari sbaglia anche lì, ma è più difficile e poi quello lo si vedrà solo nel dopo gara e intanto il clima della partita non è più avvelenato».
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