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Saragato: «Che emozione poter tornare in campo»

di Marco Giordo
Saragato: «Che emozione poter tornare in campo»

Prima categoria, il portiere del Tempio rientra e racconta la sua disavventura «Ho avuto paura ma ora sto bene. Siamo in testa e vogliamo restarci a lungo» 

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TEMPIO. Il portiere del Tempio Francesco Saragato è stato protagonista due settimane fa di uno sfortunato episodio che lo ha portato all'attenzione delle cronache sportive isolane. «Durante la partita contro il San Nicola Ozieri - ha ricordato il 37enne capitano dei galletti - mi sono improvvisamente sentito male. La causa di quel malessere è stata forse la lussazione di un dito nel primo tempo che mi ha indebolito. Al resto hanno contribuito il freddo, l’inattività durante la gara e la pioggia. Mi sono spaventato perché non ero mai finito dentro un'ambulanza in vita mia. Sono stato ricoverato all’ospedale Paolo Dettori in osservazione sino al mercoledì mattina. Visto che tutto era ok il giovedì mi sono allenato e la domenica seguente a Berchidda ho giocato senza problemi. Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che mi hanno scritto, che sono venuti a trovarmi in ospedale e che mi hanno dato la loro solidarietà sui social. Sono state tutte manifestazioni di grande conforto».

I galletti sono in testa al girone D di Prima Categoria, l’entusiasmo quindi cresce a Tempio?

«È un primo posto virtuale perché l'Ozierese deve recuperare il match con il Siligo, e poi siamo in attesa dell'esito del ricorso del Porto Cervo per la partita giocata contro il Coghinas. Ad ogni modo è stato un ottimo inizio di stagione, essere primi con un nuovo allenatore e otto undicesimi nuovi non è stato facile, ora siamo tutti consapevoli che ce la possiamo giocare con le altre favorite. Il tutto grazie anche ad un gruppo che è molto affiatato, e a compagni che hanno giocato in categorie superiori e che ci hanno regalato quell'esperienza, che unita all'entusiasmo dei nostri giovani sta dando buoni frutti».

Soffrite di meno fuori che in casa, perché?

«Non è che giochiamo meglio o peggio, le partite sono tutte difficili e comunque i risultati fuori casa sono un segnale importante».

La cosa più difficile finora? «Forse allenarci fuori casa, anche se andare a Calangianus non è un peso perché il campo è ottimo e siamo ospitati con piacere, però sarebbe stato preferibile farlo a casa nostra sul campo dove giochiamo abitualmente. Comunque siamo fiduciosi e speriamo che i problemi del Nino Manconi vengano risolti il prima possibile».

Adesso arriva la parte finale del girone di andata, sarà quella decisiva?

« Noi ora incontreremo il Badesi e l'Ozierese, poi ci saranno altre trasferte difficili. Di sicuro finire il girone d'andata con i primi sarà importantissimo per il futuro del nostro campionato. Tra l'altro i nostri tifosi ci stanno seguendo sia in casa che in trasferta. Anche per questo proveremo sino alla fine a mettercela tutta».

Guardando indietro ha qualche rimpianto?

«Certo, da ragazzino potevo provare ad andare fuori invece di restare in Sardegna. Ora è impossibile tornare indietro».

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