Il ritorno di Mihajlovic: «Sono qui e non voglio più piangere»
BOLOGNA. Sinisa Mihajlovic è tornato. Il tecnico rossoblù chiude un cerchio aperto il 13 luglio, quando annunciò di avere la leucemia e lo fa a modo proprio: mettendoci la faccia, mostrando l'uomo e...
2 MINUTI DI LETTURA
BOLOGNA. Sinisa Mihajlovic è tornato. Il tecnico rossoblù chiude un cerchio aperto il 13 luglio, quando annunciò di avere la leucemia e lo fa a modo proprio: mettendoci la faccia, mostrando l'uomo e le sue fragilità, ma pure la tempra, il coraggio, la dolcezza e la durezza di una persona uscita cambiata da un percorso di grande sofferenza, pur conservando i tratti tipici del suo carattere. «Cito Vasco, io sono ancora qua. Non mollerò nulla. Alla malattia e sul fronte del lavoro. Cercherò di esserci il più possibile», promette il tecnico serbo a un mese esatto dal trapianto di midollo osseo.
Berretto rosso, come il maglione a collo alto sopra la giacca blu, affronta di nuovo la stampa e inizia ringraziando chi lo ha curato: «In questi quattro mesi difficili ho conosciuto medici straordinari, infermieri che mi hanno curato, sopportato e supportato», dice, fermandosi spesso per la commozione. Una conferenza iniziata con una sorpresa, cioè l'ingresso della squadra: «Ti abbiamo deluso, ma cercheremo di renderti di nuovo contento», spiega per tutti capitan Dzemaili.
Proprio di delusione calcistica parlerà Mihajlovic più avanti, anzi userà parole più forti: «Sono incazzato nero con i ragazzi per le prestazioni. Tutti a dire che dovevano fare le cose per me, ma i fatti non li ho visti. Li capisco, questa era una situazione complicata anche per loro. Ma ora si torna a fare le cose come le dico io, i ragazzi saranno liberi solo di fare le cose che dico io».
Ma l'incontro al Dall'Ara è l'occasione per fare il punto sulla battaglia ingaggiata contro la malattia, insieme ai medici. Sono il professor Michele Cavo e la dottoressa Francesca Bonifazi dell'Istituto di Ematologia Seragnoli dell'ospedale Sant'Orsola a spiegare che è ancora una fase precoce, servono tempo e controlli prima di poter dichiarare il paziente guarito. Solo due anni calano le percentuali di possibili ricadute, dopo cinque c'è la completa guarigione.
Berretto rosso, come il maglione a collo alto sopra la giacca blu, affronta di nuovo la stampa e inizia ringraziando chi lo ha curato: «In questi quattro mesi difficili ho conosciuto medici straordinari, infermieri che mi hanno curato, sopportato e supportato», dice, fermandosi spesso per la commozione. Una conferenza iniziata con una sorpresa, cioè l'ingresso della squadra: «Ti abbiamo deluso, ma cercheremo di renderti di nuovo contento», spiega per tutti capitan Dzemaili.
Proprio di delusione calcistica parlerà Mihajlovic più avanti, anzi userà parole più forti: «Sono incazzato nero con i ragazzi per le prestazioni. Tutti a dire che dovevano fare le cose per me, ma i fatti non li ho visti. Li capisco, questa era una situazione complicata anche per loro. Ma ora si torna a fare le cose come le dico io, i ragazzi saranno liberi solo di fare le cose che dico io».
Ma l'incontro al Dall'Ara è l'occasione per fare il punto sulla battaglia ingaggiata contro la malattia, insieme ai medici. Sono il professor Michele Cavo e la dottoressa Francesca Bonifazi dell'Istituto di Ematologia Seragnoli dell'ospedale Sant'Orsola a spiegare che è ancora una fase precoce, servono tempo e controlli prima di poter dichiarare il paziente guarito. Solo due anni calano le percentuali di possibili ricadute, dopo cinque c'è la completa guarigione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
