Da Alghero alla vetta delle Ande
di Gianmario Sias
Comincia domani l’avventura di Giovanni Mulas e Giuseppe Demartis per conquistare l’Aconcagua
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ALGHERO. «L’anima è già in viaggio e gode per quest’avventura, il fisico è abituato allo sforzo e al sacrificio, perciò quando saliremo, nel freddo e con l’aria rarefatta, inizierà soprattutto una sfida mentale, ci spingerà su soprattutto la volontà di affrontare i nostri limiti e superarli». Domani gli algheresi Giovanni Mulas e Giuseppe Demartis iniziano a scalare l’Aconcagua. Ma anima, mente e cuore sono in viaggio già da un po’. L’Aconcagua è la vetta più alta della Cordigliera delle Ande argentine, al confine col Cile. È una delle Seven Summits, le mitiche Sette Vette del pianeta, lungo le quali si incrociano le appassionanti sfide dei migliori alpinisti al mondo, ed è quella che in assoluto presenta meno difficoltà alpinistiche. I veri ostacoli sono freddo, vento e ossigeno.
Per Mulas e Demartis è una sfida al senso del limite. Al culmine di due carriere agonistiche ricche di soddisfazioni e dopo aver mutuato la passione per l’alpinismo e l’escursionismo da quella per una vita a contatto con la natura, hanno deciso di misurarsi ancora, di fare qualcosa di estremo. Non un capriccio o un’improvvisata, ma la volontà di «metabolizzare, affrontare e superare condizioni nuove – dicono – perché il senso di ogni sfida, di ogni atto agonistico è soprattutto un confronto con sé stessi». Giovanni Mulas è un lottatore, ha praticato a lungo arti marziali e ha da poco abbandonato l’agonismo. Fa il preparatore atletico, ha fondato “No Rules Team”, che è una palestra ma anche un’associazione di amanti dell’escursionismo, che Mulas pratica da dieci anni. «Ma non sono mai andato fuori dall’Europa e sono arrivato al massimo a tremila metri», racconta.
Giuseppe Demartis è un dipendente delle Ferrovie dello Stato, ha praticato ciclismo a livello agonistico, eccellendo sia in sella alla mountain bike che su strada, sfiorando anche il professionismo. È reduce dalla “Hero Dolomites”, la gara di mountain bike più dura del mondo, nelle Dolomiti. Quando ha ripreso la bici dopo anni, Giovanni Mulas l’ha preparato. Sono diventati amici, hanno condiviso la passione per l’alpinismo e hanno maturato un sogno: “Aconcagua Expedition”. Da veri atleti, da veri agonisti, hanno studiato e si sono allenati, “personalizzando” la sfida. «Abbiamo scelto di allenarci ad Alghero, perché è la nostra città e per partire dal livello del mare – dicono alla vigilia della partenza – e da lì vedere dove possiamo arrivare». Si sono affidati al preparatore atletico Alessio Alfei, esperto di gestione del freddo. Hanno ascoltato i preziosi consigli di gente come Angelo Lobina, l’unico sardo che ha affrontato le Seven Summits.
«Abbiamo affrontato i dislivelli con un sovraccarico come quello che porteremo su», raccontano Mulas e Demartis. «Sulle scale delle Grotte di Nettuno abbiamo indossato la maschera che riduce l’ossigeno – rivelano – per simulare la respirazione e la fatica che si fa a quelle quote, anche se non simula la rarefazione dell’aria». Si parte domani da Mendoza, a 746 metri. Con loro c’è Claudio Manuel Montero, un amico argentino che in estate lavora ad Alghero e che ha lo stesso sogno. Ottenuto il permesso per il Parque provincial Aconcagua dalla Dirección de Recursos Naturales Renovables, punteranno verso Penitentes, a 2mila e 725 metri, dove inizierà l’acclimatamento. Saliranno per due settimane, alternando lunghe camminate, anche dieci ore, e percorsi più brevi, per adattarsi alle condizioni. Porteranno una mula sino ai 4mila e 370 metri di Plaza de Mulas, ultimo rifugio al chiuso del loro percorso. Poi si caricheranno tutto in spalla e andranno verso la cima, a 6mila 962 metri di altezza, attrezzandosi i campi avanzati. Per Giovanni Mulas, che si è sposato da pochi mesi («ho l’aggravante di non aver fatto ancora il viaggio di nozze, perciò devo dire due volte grazie a mia moglie Valeria per avermi sostenuto e per avermi dato la possibilità di coronare questo sogno») e Giuseppe Demartis è stato determinante il supporto degli amici, degli imprenditori algheresi e dei tanti che hanno sostenuto la spedizione. «Ci siamo messi ancora alla prova – concludono – la nostra sfida è già vinta».
Per Mulas e Demartis è una sfida al senso del limite. Al culmine di due carriere agonistiche ricche di soddisfazioni e dopo aver mutuato la passione per l’alpinismo e l’escursionismo da quella per una vita a contatto con la natura, hanno deciso di misurarsi ancora, di fare qualcosa di estremo. Non un capriccio o un’improvvisata, ma la volontà di «metabolizzare, affrontare e superare condizioni nuove – dicono – perché il senso di ogni sfida, di ogni atto agonistico è soprattutto un confronto con sé stessi». Giovanni Mulas è un lottatore, ha praticato a lungo arti marziali e ha da poco abbandonato l’agonismo. Fa il preparatore atletico, ha fondato “No Rules Team”, che è una palestra ma anche un’associazione di amanti dell’escursionismo, che Mulas pratica da dieci anni. «Ma non sono mai andato fuori dall’Europa e sono arrivato al massimo a tremila metri», racconta.
Giuseppe Demartis è un dipendente delle Ferrovie dello Stato, ha praticato ciclismo a livello agonistico, eccellendo sia in sella alla mountain bike che su strada, sfiorando anche il professionismo. È reduce dalla “Hero Dolomites”, la gara di mountain bike più dura del mondo, nelle Dolomiti. Quando ha ripreso la bici dopo anni, Giovanni Mulas l’ha preparato. Sono diventati amici, hanno condiviso la passione per l’alpinismo e hanno maturato un sogno: “Aconcagua Expedition”. Da veri atleti, da veri agonisti, hanno studiato e si sono allenati, “personalizzando” la sfida. «Abbiamo scelto di allenarci ad Alghero, perché è la nostra città e per partire dal livello del mare – dicono alla vigilia della partenza – e da lì vedere dove possiamo arrivare». Si sono affidati al preparatore atletico Alessio Alfei, esperto di gestione del freddo. Hanno ascoltato i preziosi consigli di gente come Angelo Lobina, l’unico sardo che ha affrontato le Seven Summits.
«Abbiamo affrontato i dislivelli con un sovraccarico come quello che porteremo su», raccontano Mulas e Demartis. «Sulle scale delle Grotte di Nettuno abbiamo indossato la maschera che riduce l’ossigeno – rivelano – per simulare la respirazione e la fatica che si fa a quelle quote, anche se non simula la rarefazione dell’aria». Si parte domani da Mendoza, a 746 metri. Con loro c’è Claudio Manuel Montero, un amico argentino che in estate lavora ad Alghero e che ha lo stesso sogno. Ottenuto il permesso per il Parque provincial Aconcagua dalla Dirección de Recursos Naturales Renovables, punteranno verso Penitentes, a 2mila e 725 metri, dove inizierà l’acclimatamento. Saliranno per due settimane, alternando lunghe camminate, anche dieci ore, e percorsi più brevi, per adattarsi alle condizioni. Porteranno una mula sino ai 4mila e 370 metri di Plaza de Mulas, ultimo rifugio al chiuso del loro percorso. Poi si caricheranno tutto in spalla e andranno verso la cima, a 6mila 962 metri di altezza, attrezzandosi i campi avanzati. Per Giovanni Mulas, che si è sposato da pochi mesi («ho l’aggravante di non aver fatto ancora il viaggio di nozze, perciò devo dire due volte grazie a mia moglie Valeria per avermi sostenuto e per avermi dato la possibilità di coronare questo sogno») e Giuseppe Demartis è stato determinante il supporto degli amici, degli imprenditori algheresi e dei tanti che hanno sostenuto la spedizione. «Ci siamo messi ancora alla prova – concludono – la nostra sfida è già vinta».
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