Defiscalizzazione negata, la serie C si ferma
ROMA. Un segnale forte, inequivocabile, perché «la pazienza è finita». La Serie C si fermerà sabato e domenica prossimi, annullando trenta partite e dando appuntamento ai tifosi al prossimo anno,...
2 MINUTI DI LETTURA
ROMA. Un segnale forte, inequivocabile, perché «la pazienza è finita». La Serie C si fermerà sabato e domenica prossimi, annullando trenta partite e dando appuntamento ai tifosi al prossimo anno, sempre che nel frattempo dal Governo ed il Parlamento diano risposte concrete sul tema caldo della defiscalizzazione, altrimenti la protesta potrebbe proseguire. Lo stop è stato deciso ieri, ma potrebbe rientrare se dovessero uscire risultati dall'incontro in programma domani tra il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, e la Figc.
La sostenibilità dei club è un «nodo decisivo», fa notare la Lega Pro, perché il calcio che rappresenta 60 città e 17 milioni di persone «abbia un presente ed un futuro».
La defiscalizzazione/credito di imposta, spiega la Lega, serve per abbassare i costi ed avere risorse da investire in infrastrutture e nella formazione dei giovani. Tutto ciò comporterà cofinanziamento negli investimenti dei proprietari dei club. Su questo tema da tempo i club e la Lega che li riunisce e li rappresenta chiedono un segnale, ma finora ci sono stati solo rinvii e la reazione inevitabile è lo stop del campionato, che riprenderà il 12 gennaio. «C'è il tempo necessario perché governo ed parlamento diano risposte concrete - conclude la Lega Pro -. Quel che può succedere alla ripresa del campionato è facile da intuire, la nostra pazienza non c'è più e quindi continueremo la nostra battaglia». Una battaglia sostenuta anche da Alessandro Marino, presidente dell’Olbia e consigliere federale della Lega.
La sostenibilità dei club è un «nodo decisivo», fa notare la Lega Pro, perché il calcio che rappresenta 60 città e 17 milioni di persone «abbia un presente ed un futuro».
La defiscalizzazione/credito di imposta, spiega la Lega, serve per abbassare i costi ed avere risorse da investire in infrastrutture e nella formazione dei giovani. Tutto ciò comporterà cofinanziamento negli investimenti dei proprietari dei club. Su questo tema da tempo i club e la Lega che li riunisce e li rappresenta chiedono un segnale, ma finora ci sono stati solo rinvii e la reazione inevitabile è lo stop del campionato, che riprenderà il 12 gennaio. «C'è il tempo necessario perché governo ed parlamento diano risposte concrete - conclude la Lega Pro -. Quel che può succedere alla ripresa del campionato è facile da intuire, la nostra pazienza non c'è più e quindi continueremo la nostra battaglia». Una battaglia sostenuta anche da Alessandro Marino, presidente dell’Olbia e consigliere federale della Lega.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
