Così un raccattapalle fermò Savoldi
Quarantacinque anni fa ad Ascoli un episodio storico, alla faccia della Var
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ROMA. Il calcio ai tempi della semplicità. Quando non solo la Var, ma perfino la 'moviola’ fuori dal campo poteva sembrare un azzardo. E un ragazzo di 16 anni vestito da raccattapalle poteva diventare protagonista, togliendo letteralmente dalla rete un gol di Savoldi senza che nessuno se ne accorgesse.
Succedeva 45 anni fa, ad Ascoli, stadio simbolo di quel calcio pane e salame fatto di polemica e provincia, senza 'complicazioni’ tecnologiche. Come dire, il fattore umano contava, eccome. La domenica sembrava destinata a scorrere senza bollicine, con il Bologna che cala il tris sul terreno dello stadio Cino e Lillo Del Duca di Ascoli contro la squadra allenata da Carletto Mazzone e presieduta dal leggendario Costantino Rozzi, al primo anno di Serie A. Gli emiliani si avviano al poker con il bomber Beppe Savoldi, che in estate verrà ceduto al Napoli per la cifra-record di 2 miliardi di lire, ma a un certo punto accade qualcosa che non ha precedenti nella storia del campionato italiano e che trasformerà quell'Ascoli-Bologna della 13/a giornata in qualcosa di memorabile.
Un ragazzino in tuta, che si trova alle spalle della porta difesa dal secondo portiere marchigiano Pier Luigi Masoni (quella alla sinistra della tribuna centrale), infila il piedino fra i buchi della rete e ferma il pallone infilato in porta da Savoldi, calciandolo verso la parte opposta e impedendogli di fissare il punteggio sul 4-1.
La partita è agli sgoccioli, ma poco importa; il 16enne Domenico Citeroni entra nella storia nel calcio italiano e, da quel 12 gennaio 1975, vi rimane a pieno titolo. Nessuno, prima o dopo di lui, oserà arrivare a tanto.
«Non so cosa mi passò per la testa - ricorda Citeroni, che vive ancora ad Ascoli e oggi è un uomo maturo - fu un gesto istintivo. Facevo il raccattapalle, perché non avevo i biglietti per assistere alle partite: mi mettevo in fila alle 10 del mattino, assieme ad altri ragazzi, sceglievano i primi 12. Però avevo il privilegio di vedere da vicino i campioni di tutte le squadre. Vuoi mettere?». Dopo aver negato il gol a Savoldi, il 'raccattapalle di Ascoli’ diventò famoso. «Scappai e sparìi, capivo di averla fatta grossa, ma dopo tre giorni però mi ritrovai i giornalisti davanti casa - ricorda Citeroni -. Mi invitò anche La Domenica Sportiva, dove conobbi Savoldi: ci premiarono. Se con la Var avrebbero subito capito tutto? Sicuramente si. Quel giorno l'arbitro, credo fosse Barbaresco, non vide nulla, perché impallato, dunque non convalidò mai il gol di Savoldi. In effetti, il pallone la linea non l'aveva proprio varcata». L'Ascoli, poi, decise così di posizionare Citeroni a raccogliere palloni fra le due panchine.E Savoldi? quello 'scherzo’ gli costò un titolo di capocannoniere. «Io, Pulici e Rivera finimmo a pari merito con 17 gol, ma Pulici aveva giocato una partita in meno e il titolo di capocapocannoniere andò a lui», racconta 'Beppe-gol'.
Succedeva 45 anni fa, ad Ascoli, stadio simbolo di quel calcio pane e salame fatto di polemica e provincia, senza 'complicazioni’ tecnologiche. Come dire, il fattore umano contava, eccome. La domenica sembrava destinata a scorrere senza bollicine, con il Bologna che cala il tris sul terreno dello stadio Cino e Lillo Del Duca di Ascoli contro la squadra allenata da Carletto Mazzone e presieduta dal leggendario Costantino Rozzi, al primo anno di Serie A. Gli emiliani si avviano al poker con il bomber Beppe Savoldi, che in estate verrà ceduto al Napoli per la cifra-record di 2 miliardi di lire, ma a un certo punto accade qualcosa che non ha precedenti nella storia del campionato italiano e che trasformerà quell'Ascoli-Bologna della 13/a giornata in qualcosa di memorabile.
Un ragazzino in tuta, che si trova alle spalle della porta difesa dal secondo portiere marchigiano Pier Luigi Masoni (quella alla sinistra della tribuna centrale), infila il piedino fra i buchi della rete e ferma il pallone infilato in porta da Savoldi, calciandolo verso la parte opposta e impedendogli di fissare il punteggio sul 4-1.
La partita è agli sgoccioli, ma poco importa; il 16enne Domenico Citeroni entra nella storia nel calcio italiano e, da quel 12 gennaio 1975, vi rimane a pieno titolo. Nessuno, prima o dopo di lui, oserà arrivare a tanto.
«Non so cosa mi passò per la testa - ricorda Citeroni, che vive ancora ad Ascoli e oggi è un uomo maturo - fu un gesto istintivo. Facevo il raccattapalle, perché non avevo i biglietti per assistere alle partite: mi mettevo in fila alle 10 del mattino, assieme ad altri ragazzi, sceglievano i primi 12. Però avevo il privilegio di vedere da vicino i campioni di tutte le squadre. Vuoi mettere?». Dopo aver negato il gol a Savoldi, il 'raccattapalle di Ascoli’ diventò famoso. «Scappai e sparìi, capivo di averla fatta grossa, ma dopo tre giorni però mi ritrovai i giornalisti davanti casa - ricorda Citeroni -. Mi invitò anche La Domenica Sportiva, dove conobbi Savoldi: ci premiarono. Se con la Var avrebbero subito capito tutto? Sicuramente si. Quel giorno l'arbitro, credo fosse Barbaresco, non vide nulla, perché impallato, dunque non convalidò mai il gol di Savoldi. In effetti, il pallone la linea non l'aveva proprio varcata». L'Ascoli, poi, decise così di posizionare Citeroni a raccogliere palloni fra le due panchine.E Savoldi? quello 'scherzo’ gli costò un titolo di capocannoniere. «Io, Pulici e Rivera finimmo a pari merito con 17 gol, ma Pulici aveva giocato una partita in meno e il titolo di capocapocannoniere andò a lui», racconta 'Beppe-gol'.
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