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Lo sterzo della Mercedes fa discutere il mondo della F1

Lo sterzo della Mercedes fa discutere il mondo della F1

ROMA. Lo chiamano doping tecnologico, ma non ha niente a che fare con le provette, i farmaci vietati, gli anabolizzanti, l'Epo e altre pratiche che hanno portato a all'annullamento di successi, alla...

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ROMA. Lo chiamano doping tecnologico, ma non ha niente a che fare con le provette, i farmaci vietati, gli anabolizzanti, l'Epo e altre pratiche che hanno portato a all'annullamento di successi, alla restituzione di medaglie ed esposto al pubblico ludibrio fior campioni, macchiando le loro carriere. Si tratta di un uso spinto, sorprendente della tecnologia per migliorare la prestazioni, singole o di squadra, anche se che qualche volta l'innovazione è andata oltre il consentito.

Ecco così che anche il volante mobile sperimentato dalla Mercedes fa già discutere, ma in realtà il problema del doping tecnologico è stato posto in modo rilevante in tempi tutto sommato recenti. L'invenzione che ha scatenato il cambiamento è stata quella dei body suit, ossia i costumi gommati con inserti di poliuretano su gambe, petto e fianchi che, completando la struttura di nylon, hanno consentito agli atleti di stare a galla più facilmente in acqua. La Federazione internazionale del nuoto, la Fina, inizialmente non si oppose all'uso di questi materiali, basandosi su un'interpretazione allargata del termine “fabric”, non inteso più come “tessuto” in senso stretto, ma allargato anche ad altri materiali.

L'ammissione dei nuovi costumi innescò un fenomeno imprevisto, ma comunque devastante. Nel biennio 2008/09 si registrò un boom di record mondiali migliorati e nel 2010 arrivò la svolta: la Fina, infatti, consentì solo l'utilizzo di costumi realizzati in tessuto e senza nessuna superficie in poliuretano: i “body suit” vennero banditi definitivamente, classificandoli come doping tecnologico a causa dell'esagerato aiuto che avrebbero dato agli atleti. Nuoto, ma non solo. Il doping tecnologico è in uso in altre discipline: nel ciclismo come nel biathlon, con il mistero dei motorini a supporto delle bici, magari nascosti nei telai, pronti a fungere da propulsori, supportando lo sforzo dell'atleta.

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