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Quell’indimenticabile impresa di 30 anni fa

Quell’indimenticabile impresa di 30 anni fa

A Cagliari nel 1990 contro la Svezia venne scritta una delle pagine più belle della Coppa Davis azzurra

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SASSARI. A Cagliari il tennis ha scritto una delle pagine più belle e più indimenticabili della Coppa Davis azzurra. Forte inespugnabile della nostra nazionale con cinque successi su altrettanti incontri (nel 1968 5-0 all’Ungheria con Nicola Pietrangeli e l’italo- canguro Martin Mulligan, nel 1985 3-1 al Cile con Claudio Panatta, Francesco Cancellotti e Gianni Ocleppo, nel 1990 3-2 alla Svezia con Paolo Canè, Omar Camporese, Diego Nargiso e Caudio Pistolesi, nel 2004 3-2 alla Georgia con Alessio Di Mauro, Andreas Seppi, Massimo Bertolini e Giorgio Galimberti e nel 2009 4-1 alla Slovacchia con Fabio Fognini (che si impose con Hrbaty passato più avanti in serie A con la Torres), Potito Starace, Daniele Bracciali e Flavio Cipolla, a cui si aggiungono gli exploit firmati a Sassari, Alghero e Arzachena, oltre ai successi in Fed Cup a Olbia e sempre a “casa Binaghi” contro quella Russia con cui ha conquistato il secondo titolo iridato dopo quello ottenuto a Charleroi nei riguardi del Belgio, l’Italia si prepara in questo fine settimana contro la Corea del Sud a centrare il nono exploit della sua nobile storia in Sardegna.

Una serie infinita di successi, tutti “benedetti” dalla bandiera dei Quattro mori, con la pagina più bella scritta trent’anni fa sempre sul centrale di Monte Urpinu, con il singolare decisivo durato due giorni e conclusosi al quinto set con la vittoria di Canè, detto “Paolino la peste”. Una sfida, che ha visto in campo nell’ultimo singolare del match il nostro Canè e lo svedese Mats Wilander, il “delfino” di Borg, arrivato in Sardegna con una serie infinita di successi nei tornei del Grande Slam. Ebbene contro un simile campione, Paolino è stato capace di capovolgere il pronostico e di regalare all’Italia la pagina più gloriosa nel nostro tennis. Dopo aver vinto il primo set per 6-4, l’azzurro ha ceduto nelle due frazioni successive col punteggio di 3-6 e 4-6, prima di riequilibrare il match sul 7-5. A questo punto tutto rimandato per l’oscurità alle ore 12 del giorno seguente.

Canè è partito a razzo e dopo aver brekkato l’avversario al secondo game del quinto e decisivo set, si è portato avanti 4-2 e poi 5-2 con Wilander sotto 15-40. Il centrale di Monte Urpinu si è di colpo trasformato in una polveriera e accompagnato dalle campane a festa della chiesa di Santa Caterina (a due passi dal circolo di Via Gemelli) il “mezzogiorno di fuoco” ha portato in trionfo l’azzurro e tutta l’Italia tennistica con Canè, il brutto anatroccolo trasformatosi di colpo in un autentico campione, che sul 6-5 ha chiuso l’incontro al secondo match-point a disposizione con uno smash da antologia in un campo impazzito di gioia. Adesso è di nuovo Coppa Davis, la Corea del Sud è avvisata. (ang.)

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