«Calcio a cinque fermo, ma il movimento è vivo»
Il presidente regionale Carta: «Impossibile ipotizzare una tempistica per poter tornare in campo»
2 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Il calcio a cinque regionale è fermo ai box, così come l'intero mondo dello sport nazionale e non solo. Il virus continua ad imperversare e, seppure i numeri comincino a diminuire, è ancora vietato abbassare la guardia. Il responsabile del futsal isolano, Alberto Carta, cerca di fare un pò di chiarezza sul momento che stiamo vivendo, con un occhio di riguardo al mondo del parquet.
«In queste ultime settimane – dice – prevale un sentimento di disorientamento, di paura e di vuoto. Mai avrei pensato che questo disgraziato morbo potesse arrivare a fare tanto. E chissà cosa ancora ci aspetta. Oramai ha invaso ogni latitudine e longitudine del globo. Il mio pensiero va al nostro mondo sportivo, certo. Ma prima di tutto i miei sentimenti si dirigono verso tutte le persone e i loro familiari che hanno perso la loro vita in questi mesi a causa della malattia. Il mio sguardo si rivolge a tutti coloro che, senza fermarsi un attimo, dedicano la loro disponibilità ai malati, agli emarginati, alle persone in difficoltà. Penso anche al crollo economico che deriverà da quanto sta accadendo e metterà in ginocchio la piccola e media impresa. E quindi, a catena, anche al nostro bellissimo mondo sportivo».
Carta cerca di dare risposta ai tanti interrogativi che appassionati e non si pongono. «Purtroppo non ho una risposta, né altri immagino ora possano dare certezze. Ma la speranza è che prima o poi tutto riparta. Come? Questo è difficile ipotizzarlo se non si sa quando tutto questo finirà. Certo è che la volontà e il desiderio è uno solo: poter tornare presto sui campi, incontrarsi alle riunioni, potersi abbracciare e stringersi la mano facendo un sorriso ad un centimetro di distanza. Sarà così, vedrete, ripartiremo. Auspico interventi forti da parte del nostro Governo perché non lasci sola nessuna delle nostre società, cosi come non devono essere lasciati soli i piccoli imprenditori, le partite Iva, gli indigenti, gli anziani, le famiglie in difficoltà, insomma tutti quanti. Mi piace citare Papa Francesco – conclude Carta – che, il 27 marzo sotto la pioggia in piazza San Pietro, in un silenzio assordante rivolgendosi a Dio ha domandato di non lasciarci in balia della tempesta. Abbiamo bisogno in questo momento certamente anche di queste parole».
Matteo Cabras
«In queste ultime settimane – dice – prevale un sentimento di disorientamento, di paura e di vuoto. Mai avrei pensato che questo disgraziato morbo potesse arrivare a fare tanto. E chissà cosa ancora ci aspetta. Oramai ha invaso ogni latitudine e longitudine del globo. Il mio pensiero va al nostro mondo sportivo, certo. Ma prima di tutto i miei sentimenti si dirigono verso tutte le persone e i loro familiari che hanno perso la loro vita in questi mesi a causa della malattia. Il mio sguardo si rivolge a tutti coloro che, senza fermarsi un attimo, dedicano la loro disponibilità ai malati, agli emarginati, alle persone in difficoltà. Penso anche al crollo economico che deriverà da quanto sta accadendo e metterà in ginocchio la piccola e media impresa. E quindi, a catena, anche al nostro bellissimo mondo sportivo».
Carta cerca di dare risposta ai tanti interrogativi che appassionati e non si pongono. «Purtroppo non ho una risposta, né altri immagino ora possano dare certezze. Ma la speranza è che prima o poi tutto riparta. Come? Questo è difficile ipotizzarlo se non si sa quando tutto questo finirà. Certo è che la volontà e il desiderio è uno solo: poter tornare presto sui campi, incontrarsi alle riunioni, potersi abbracciare e stringersi la mano facendo un sorriso ad un centimetro di distanza. Sarà così, vedrete, ripartiremo. Auspico interventi forti da parte del nostro Governo perché non lasci sola nessuna delle nostre società, cosi come non devono essere lasciati soli i piccoli imprenditori, le partite Iva, gli indigenti, gli anziani, le famiglie in difficoltà, insomma tutti quanti. Mi piace citare Papa Francesco – conclude Carta – che, il 27 marzo sotto la pioggia in piazza San Pietro, in un silenzio assordante rivolgendosi a Dio ha domandato di non lasciarci in balia della tempesta. Abbiamo bisogno in questo momento certamente anche di queste parole».
Matteo Cabras
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
