Ecco le proposte della Lega A di calcio No ai maxi-ritiri e “scudo” per i medici
ROMA. Il vertice di ieri tra la Figc e i medici è stato proficuo. Una faccia a faccia servito ad elaborare una serie di proposte alternative al protocollo sanitario del Comitato scientifico che gli...
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ROMA. Il vertice di ieri tra la Figc e i medici è stato proficuo. Una faccia a faccia servito ad elaborare una serie di proposte alternative al protocollo sanitario del Comitato scientifico che gli addetti ai lavori ritengono di difficile applicazione. Sono state prodotte alcune integrazioni condivise dalle parti, con l’obiettivo di garantire una ripresa in piena sicurezza degli allenamenti di gruppo. Il documento è già stato sottoposto al ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, a quello della Salute e al Cts. Una risposta è attesa a breve giro di posta. Se le integrazioni non troveranno accoglimento, la ripresa della serie A, programmata per il 13 giugno è fortemente a rischio.
I punti in questione sono legati allo staff tecnico, di cui fanno parte giocatori, allenatori, massaggiatori, fisioterapisti e altri componenti d che lavoreranno a stretto contatto da lunedì. Tutti, 72-96 ore prima degli allenamenti, devono essere sottoposti a visita clinica più tamponi Covid e test sierologici. Se c’è un posi tivo positivo viene allontanato dal gruppo, ma non tutta la squadra, questa è la richiesta, deve andare in quarantena.
L’altro punto da chiarire è la responsabilità dei medici dei club che hanno il compito di monitorare il gruppo durante il ritiro, con il controllo giornaliero della temperatura e degli altri sintomi, e di dare indicazioni sui comportamenti da adottare. Il protocollo Figc prevede anche che le misure della quarantena volontaria di due settimane devono essere rispettate sotto la responsabilità del medico del club. È il passaggio che preoccupa gli staff sanitari della A: ai medici viene riconosciuta una sorta di responsabilità illimitata, senza scudo in caso di positività di un componente del gruppo squadra.
Le indicazioni contenute nel protocollo Figc riguardano le prime due settimane di allenamento in gruppo chiuso, con possibile estensione alla terza. Le squadre, cioè, devono creare attorno a sé una bolla per provare ad allontanare i rischi del contagio. Come? Restando in quarantena volontaria. Un ritiro così lungo non è condiviso dai calciatori
Gli allenamenti nei primi 14 giorni sono divisi in due fasi: nella prima si continua col lavoro individuale e si inizia con la tecnica individuale e di gruppo, con 7-8 giocatori. Allenatore e staff devono avere mascherina e guanti e tenere una distanza minima di 2 metri l’uno dall’altro. La seconda fase, dopo l’esito positivo dei tamponi-test sierologici di controllo dopo una settimana di allenamenti, prevede che si intensifichi il lavoro tecnico: si provano gli schemi e si fanno le partitelle. A questo punto niente mascherine e guanti per allenatori e staff. L’obiettivo è quello che gli allenamenti di gruppo possano cominciare già da lunedì.
I punti in questione sono legati allo staff tecnico, di cui fanno parte giocatori, allenatori, massaggiatori, fisioterapisti e altri componenti d che lavoreranno a stretto contatto da lunedì. Tutti, 72-96 ore prima degli allenamenti, devono essere sottoposti a visita clinica più tamponi Covid e test sierologici. Se c’è un posi tivo positivo viene allontanato dal gruppo, ma non tutta la squadra, questa è la richiesta, deve andare in quarantena.
L’altro punto da chiarire è la responsabilità dei medici dei club che hanno il compito di monitorare il gruppo durante il ritiro, con il controllo giornaliero della temperatura e degli altri sintomi, e di dare indicazioni sui comportamenti da adottare. Il protocollo Figc prevede anche che le misure della quarantena volontaria di due settimane devono essere rispettate sotto la responsabilità del medico del club. È il passaggio che preoccupa gli staff sanitari della A: ai medici viene riconosciuta una sorta di responsabilità illimitata, senza scudo in caso di positività di un componente del gruppo squadra.
Le indicazioni contenute nel protocollo Figc riguardano le prime due settimane di allenamento in gruppo chiuso, con possibile estensione alla terza. Le squadre, cioè, devono creare attorno a sé una bolla per provare ad allontanare i rischi del contagio. Come? Restando in quarantena volontaria. Un ritiro così lungo non è condiviso dai calciatori
Gli allenamenti nei primi 14 giorni sono divisi in due fasi: nella prima si continua col lavoro individuale e si inizia con la tecnica individuale e di gruppo, con 7-8 giocatori. Allenatore e staff devono avere mascherina e guanti e tenere una distanza minima di 2 metri l’uno dall’altro. La seconda fase, dopo l’esito positivo dei tamponi-test sierologici di controllo dopo una settimana di allenamenti, prevede che si intensifichi il lavoro tecnico: si provano gli schemi e si fanno le partitelle. A questo punto niente mascherine e guanti per allenatori e staff. L’obiettivo è quello che gli allenamenti di gruppo possano cominciare già da lunedì.
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