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Gigi Piras si racconta: «Io e il Cagliari, che magnifica avventura»

di Enrico Gaviano
28 aprile 1974: Piras esordiente in serie A insacca la rete dell'1-0 alla Fiorentina
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28 aprile 1974: Piras esordiente in serie A insacca la rete dell'1-0 alla Fiorentina

Intervista al bomber rossoblù: dall’esordio in serie A accanto a Gigi Riva al gol contro la Juve in Coppa Italia

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CAGLIARI. C’è un altro Gigi nel cuore dei tifosi del Cagliari. Dopo “Rombodituono”, il sardo Piras. Per 14 anni ha indossato la maglia del Cagliari, segnando gol a raffica e accompagnando la squadra in momenti bui ma anche in annate esaltanti. Lui è certamente nella hall of fame dei calciatori rossoblù nella storia centenaria del Cagliari. Squadra che ancora segue allo stadio quando può, oppure in tv[.

Gigi, il campionato di serie A riparte: è una scelta giusta?

«Direi proprio di sì – replica –. Riaprono tutte le attività, si può viaggiare nuovamente, andare al mare, non capisco perché non si debba riprendere anche con il calcio».

Eppure ci sono parecchi dubbi: in particolare si temono gli infortuni visto il poco tempo fra il riavvio della preparazione e le prime partite.

«Non scherziamo. Forse ci si dimentica che tante squadre dopo aver ricominciato la preparazione in agosto, vanno a fare tournèe in giro per il mondo per fare cassetta. I calciatori sono degli atleti che, a differenza dei miei tempi, hanno metodi di allenamento molto scrupolosi. Ma ho un altro dubbio».

Cioè?

«I giocatori potrebbero avere delle ripercussioni sotto il profilo psicologico. Giocare con la paura che qualche tuo avversario possa avere il coronavirus potrebbe creare dei problemi. Ecco, credo che si dovrà lavorare molto sulla testa dei calciatori più che sulle loro gambe».

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Come reagirà il Cagliari dopo questa lunga inattività e il cambio dell’allenatore?

«Zenga ovviamente non ha avuto modo di incidere per ora. Diciamo che il potenziale c’è e che la squadra deve solo capire che qui inizia un altro campionato, una situazione completamente nuova in cui il Cagliari, che dispone di una rosa buonissima, potrebbe ancora dire la sua. Gli uomini ci sono. Nainggolan è fortissimo, in attacco Joao Pedro ha trovato la posizione giusta per fare tanti gol, e al suo fianco Simeone è davvero una punta con i fiocchi. E il resto dei giocatori è di qualità».

C’è spazio per poter rivedere il Cagliari che sino al match vinto con la Sampdoria aveva fatto sognare i tifosi?

«Ecco, per ora parlerei giusto di speranza. La prima parte del campionato ha dimostrato che il Cagliari poteva ambire a grandi cose. Quando ho visto il Cagliari vincere con la Fiorentina segnando 5 gol mi sono detto: che bello, questa è un’annata magica, potremmo festeggiare il centenario della società e il cinquantenario dello scudetto con una piazzamento europeo. Purtroppo poi è iniziata la crisi di risultati».

Ha parlato della Fiorentina, ovviamente il ricordo ritorna in un lampo all’aprile del 1974...

«Quello è sicuramente uno dei ricordi più belli della mia carriera. Esordire al fianco di calciatori come Riva, Tomasini, Niccolai, Brugnera, Albertosi, era già una gran cosa. Segnai e toccai il cielo con un dito. Sì, molti ricordano il fatto che avevo perso durante la partita le lenti a contatto. Ma mi capitava sempre, si usavano lenti dure che schizzavano via dagli occhi. Io mi tengo stretto il momento magico del gol: angolo di Brugnera, i difensori vanno tutti a chiudere su Riva, ma la palla capita dalle mie parti, la calcio subito spedendola sopra la testa di De Sisti infilandola in porta. Un sogno».

Una rete che ha subito fatto capire le sue doti di rapinatore d’area di rigore.

«Io ho sempre fatto gol, sin da ragazzino in Seconda categoria dove giocavo con gli occhiali fermati con un elastico. E poi ho proseguito alla grande nelle giovanili rossoblù».

Il rapporto con Gigi Riva?

«Mi ha insegnato sopratutto che in campo non ci si arrende mai. Per me è stata una fortuna potermi allenare con lui, poter carpire qualche suo segreto. Oddio, nel primo ritiro mi presi un suo rimprovero. Durante una partita d’allenamento Domenghini mi fece un lancio perfetto, io ero in posizione molto defilata ma tirai ugualmente e feci gol. Ero contento ma appena mi voltai vidi Gigi che sollevato l’indice mi disse: uè, ragazzino, guarda che da lì si deve crossare al centro....».

Ha giocato nel 1973 per poco tempo nella Torres.

«Sì, tre mesi. Andai in prestito e lì trovai come allenatore Vanni Sanna. Un tecnico eccezionale. Da lui ho imparato tante cose, a cominciare dalla protezione della palla».

La coppia d’oro del calcio sardo è stata Piras-Virdis.

«È stato bello giocare con lui. Allora io avevo 21 anni, lui 18, e facemmo 28 gol in B, vincendo praticamente il campionato che poi ci fu scippato per la sconfitta a tavolino contro il Lecce. Parlavamo in dialetto e gli avversari non ci capivano, ci divertivamo come matti».

Qual è stato l’allenatore più importante ?

«Mario Tiddia. Con lui ho vissuto stagioni esaltanti».

E il presidente?

«Arrica. Quando dovetti discutere il mio primo ingaggio fu benevolo. Gli dissi che in famiglia eravamo 10 fratelli e che mio padre faceva il falegname. Mi diede il 30 per cento in più di quello che avrei chiesto io».

Altri gol da ricordare?

«Direi quello in Coppa Italia in casa della Juve che ci consentì nel 1984 di andare in semifinale contro il Napoli. Quell’incasso salvò la società dal fallimento. E prima, nell’82, i due di San Siro quando battemmo 3-1 l’Inter. L’altra rete la fece Quagliozzi: c’era il tabellone luminoso e il cognome di Roberto quasi non ci stava. Ridemmo felici».

Se si volta indietro cosa pensa?

«Non è stato facile. Si dice che nessuno è profeta in patria, no? Ma solo ora mi rendo conto di aver fatto qualcosa di importante per il Cagliari. Sì, forse avrei dovuto chiedere qualcosa di più quando si dovevano firmare gli ingaggi, ma vestire sempre questa maglia è stata un’avventura magnifica».

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