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Divorzio con abbracci dopo due stagioni di passione totale

di MARIO CARTA

O viceversa. Oppure, semplicemente non funzionava, c'erano degli scricchiolii e da persone intelligenti _ e di mondo _, il presidente e il coach hanno pensato ciascuno di suo che fosse meglio darci...

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O viceversa. Oppure, semplicemente non funzionava, c'erano degli scricchiolii e da persone intelligenti _ e di mondo _, il presidente e il coach hanno pensato ciascuno di suo che fosse meglio darci un taglio. Sùbito. Dispiacere dispiace, certo, per primi a loro due. Ma più di tutto che botta, per i tifosi. . Dopo Meo Sacchetti ora devono dire addio al loro nuovo amore, un amore riconquistato dopo un tormentato periodo di diffidenze, assaggi, timidezze; di acque tiepide dopo la scottatura con quella, bollentissima, sacchettiana. E se quella di Pozzecco era limpida e freschissima, da ieri anche la sua acqua è a valle oltre il ponte Dinamo, che resta saldo.

Anche Gianmarco Pozzecco resta, nella storia della Dinamo e del basket sardo, e ci resterà per sempre proprio perché saluta adesso, da vincente. Da secondo in classifica nel campionato interrotto dal virus, dopo aver battuto la capolista Virtus e la super Milano. Con la storica prima coppa europea conquistata da Sassari, con la Supercoppa italiana portata a casa dal suo gruppo, con il suo basket spumeggiante. Va via da eroe, non perché la sua squadra ne ha perse dieci di fila. Come in un’azienda sana che vuole ancora crescere _ discorso caro al numero uno Stefano Sardara _, lo sviluppo si costruisce partendo dall’alto, altrimenti sarebbero affannosi tentativi di risalita e di recuperi. Va via nel momento migliore, consegnando una squadra vincente. Poi, certo, la mancanza di quotidianità creata dall’anomalia-covid ha influito, il distacco di quattro mesi fra le parti ha pesato ma evidentemente agli scricchiolii rischiavano di aggiungersi i tarli e i due li hanno avvertiti. Quindi, anche se pensarlo e dirlo può sembrare cinico, è meglio così.

E' meglio adesso invece di un brusco addio tra mugugni e malumori a metà ottobre dopo una crisi di gioco. Meglio ora, a metà giugno, con maniere e ragioni che si sostengono civili e serene da entrambe le parti. Quando la squadra è già in nuce ma ancora da assemblare, quando c’è comodo tempo per trovare un degno sostituto come condottiero e cucirgli addosso la nuova Dinamo, quella che i tifosi biancoblù continueranno ad amare e ad applaudire perché sul ponte di comando giocatori e coach passano, ma la bandiera biancoblù di Sassari e della Sardegna garrisce sempre.



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