La Nuova Sardegna

Sport

Il Cagliari non riesce ad accelerare

di Roberto Muretto

Solo un pari col Lecce per i rossoblù che non segnano da tre gare, la top ten si allontana

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INVIATO A CAGLIARI. Che il Lecce non sarebbe stato un avversario di comodo si sapeva. Il Cagliari deve essere contento del pareggio perchè per come si è sviluppata la partita, soprattutto nel primo tempo, poteva andare peggio. Terza partita di fila senza gol per i rossoblù ma seconda senza subirne. Dipende da come si vuole vedere il bicchiere. In questo caso più mezzo vuoto che mezzo pieno. Non fosse altro perchè la squadra di Walter Zenga (niente festa per le sue 100 panchine in serie A) ha un obiettivo da raggiungere: entrare nella top ten della classifica. E la corsa subisce un rallentamento. Ieri la formazione isolana è stata brillante a tratti ma ha anche commesso errori difensivi preoccupanti. E' solo un caso se Cragno (il migliore in campo) non ha subito reti. Faceva un gran caldo, Nainggolan è uscito dopo appena mezz'ora per infortunio e la costruzione della manovra ne ha risentito. Ma va dato merito al Lecce, che ha interpretato nel modo giusto la gara, è andato più volte vicino al vantaggio e solo nella fase iniziale e nei minuti finali ha sofferto. I Quattro Mori guardano già avanti, mercoledì con la Sampdoria, che ieri con un gran finale ha vinto a Udine, sarà un'altra gara complicata.

Conferme. C'è una sola novità nella formazione del Cagliari rispetto alla gara di Firenze: Ionita prende il posto di Birsa. Non cambia il modulo, difesa a tre con Lykogiannis a sinistra, Mattiello un po' più avanti, Ionita e Rog davanti alla difesa. Nainggolan e Joao Pedro liberi di muoversi tra le linee, Simeone punta centrale. Nel Lecce Liverani scioglie a favore di Babacar il nodo sul terminale offensivo, Dall'inizio giocano Saponara e il cagliaritano Mancosu, capitano e bomber dei pugliesi.

Equilibrio. Il Cagliari comincia con personalità, esprime buone trame di gioco e nel primo quarto d'ora tiene il Lecce nella sua metà campo. Poi la partita prende quota, i rossoblù hanno uno sbandamento e rischiano di capitolare. Due volte vengono salvati da Cragno e una dal palo su conclusione a botta sicura di Babacar. I pugliesi sono sornioni ma dimostrano abilità nelle ripartenze, bravi a sfruttare gli spazi che colpevolmente la squadra di Zenga lascia.

Amnesie. La difesa balla, le distrazioni si sommano e il mister rossoblù si agita molto perchè capisce che c'è qualcosa che non va. Dopo mezz'ora Nainggolan, tradito da un polpaccio, è costretto a uscire, dentro Ragatzu. Subito dopo anche Liverani deva fare due sostituzioni: fuori Falco dentro Farias, con Saponara che si sposta a destra. Fuori anche Calderoni che lascia il posto a Rispoli. Nel frattempo Saponara sbaglia un'altra occasione (la quarta dei pugliesi) facile facile. Il Cagliari? Un solo tiro nello specchio.

Confusione. Il Cagliari fa fatica nella costruzione del gioco. Il Lecce chiede bene tutte le linee di passaggio, ha sempre un uomo in più a centrocampo e questo gli consente non solo di ripartire rapidamente ma anche di recuperare quasi tutte le seconde palle. L'uscita di Nainggolan ha in qualche modo spento la luce nella manovra rossoblù, mentre il Lecce prende coraggio, capisce che può osare. Petriccione distribuisce, Farias e Babacar sono spine nel fianco.

Cambio modulo. Zenga passa alla difesa a quattro spostando Mattiello a destra e mette Ragatzu alle spalle di Simeone e Joao Pedro. Nandez entra in tutte le azioni dei rossoblù, piovono tanti cross nell'area leccese ma Gabriel di rischi non ne corre. Cragno sì, perchè due conclusioni a giro di Farias sfiorano il palo. Zenga gioca le carte Birsa e Faragò. In campo anche l'altro ex Deiola. Il caldo si fa sentire, i rossoblù ci provano con le ultime risorse rimaste. La palla buona capita prima sui piedi di Nandez che calcia alto e poi di Simeone, ma Gabriel è impeccabile. Così come Cragno poco dopo sulla velenosa conclusione di Farias. Il Cagliari è generoso sino alla fine ma deve accontentarsi di un punto. Il risultato non fa una grinza perchè il Lecce ha dimostrato di essere un osso duro.



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