Ataman il sardo tra mare, affari e tanta Dinamo
di Mario Carta
Il coach turco è socio del presidente biancoblù L’amicizia con Sardara e il business-Torino
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SASSARI. Le amicizie nate sotto un canestro non mancano, ma quelle cullate in riva al mare – e non un mare qualsiasi, su entrambe le sponde – e coltivate negli anni tra cene a base di pesce e vermentino e lunghe chiacchierate che uniscono con una visione simmetrica e sinergica il parquet e il resto dell’universo della pallacanestro, sono più solide. E producono effetti speciali, sposando due mondi che poi scopri erano già vicini. Sassari e Istanbul, Sardegna e Turchia. Dinamo e Anadolu Efes, Stefano Sardara ed Ergin Ataman. Il primo al decimo anno consecutivo alla presidenza della Dinamo Basket, il secondo affermato coach. Un vincente: nel suo palmares una Eurocup, una Eurochallenge poi cinque scudetti, sette coppa nazionali e otto Coppe del Presidente in Turchia.
Ergin Ataman, 54 anni, ha guidato Efes Pilsen, Turk Telecom, Ulkersport, Besiktas, Galatasaray e la nazionale della Mezzaluna. In mezzo, anche Mens Sana Siena e Fortitudo Bologna. Il suo italiano è fluente e non banale, le sue idee anche. E hanno abbracciato quelle di Sardara nell’affaire Torino. Il sassarese ha rilevato il club gialloblù dal fallimento riportandolo in una sola stagione in serie A. Forse. Perché Torino è in stand-by e potrebbe essere ripescato, e a quel punto si saprà da chi verrà gestito. Da Sardara e Ataman fifty-fifty se in A2, dal solo Ataman se in serie A, perché non si possono possedere due club nella stessa categoria. Così, l’affare è comunque già concluso, e avvicina ancora di più all’isola un personaggio che la Sardegna cestistica ha già imparato a conoscere e ad apprezzare, e viceversa: Ergin Ataman.
Dunque coach..., o adesso bisogna chiamarla presidente?
«No, il termine presidente non mi piace, lo trovo presuntuoso. Meglio coach, è quello che sono. E poi, a Torino non farò il presidente. Sarò proprietario e molto dipenderà dalla situazione e dal mio socio: se giocheremo in serie A sarò proprietario al 100 per cento, se invece giocheremo in A2 lo sarò al 50 per cento con Stefano».
Si pensa a un basket in crisi, in Italia non si trovano 16 squadre per fare la A e lei investe nel basket, e proprio in Italia. Una scommessa?
«Gli investimenti bisogna farli nei momenti di crisi, questa è la mia filosofia. E io sono sicuro che questa crisi passerà. L’Italia non la vedo così male: Armani, Virtus, Dinamo, Varese, Cantù... tutti stanno facendo ottime squadre. L'unico problema è che ancora non si sa se all'inizio ci sarà il pubblico o meno. Il ticketing è importante».
Anche Torino è importante, come piazza.
«Sono fiducioso, e guardando i bilanci che mi ha mandato Stefano e la prospettiva per i prossimi tre anni non vedo rischi. E' una società solida in una città che ama il basket e lo sport. C'è una grande realtà come la Juventus. Prima dell'Efes ho allenato Besiktas e Galatasaray, anche Real Madrid e Barcellona sono polisportive che legano basket e calcio ad altissimo livello e credo che a Torino con un buon progetto e una squadra seria coinvolgeremo anche i tifosi della Juventus».
Sta annunciando una partnership con la famiglia Agnelli?
«No, è soprattutto una questione di ambiente ma non si sa mai nel futuro cosa può arrivare, e a Torino una squadra di basket vincente può piacere. La vedo in Europa entro tre anni. Con l'Auxilium era in crisi ma Stefano da zero l'ha riportata su e insieme cercheremo di crescere ancora. Con i piedi per terra, certo, però cercheremo di aumentare pubblico e sponsor, anche dalla Turchia».
Come è nata l'amicizia con Stefano Sardara?
«Da 4 anni partecipiamo ai tornei della Dinamo al Geovillage di Olbia, ci siamo conosciuti e ci ha uniti la mentalità, è questo che ci è piaciuto reciprocamente: una visione solida e sempre internazionale, sempre protési verso un passo in avanti. Io ho visto questo in Stefano e questo Stefano ha visto in me. Ci siamo scambiati le idee anche sul business, certo. Non faccio solo l'allenatore, ho investimenti in Italia, la mia famiglia da 40 anni lavora con l'Italia, sono socio in alcune società e ho anche comprato casa in Costa Smeralda. Mi ha consigliato Stefano e ora siamo vicini di casa. C'è un bel feeling tra noi, lo porteremo avanti anche negli affari».
Cos'è per lei la Sardegna?
«Mi piace tanto, ci vengo da anni. Ho viaggiato in quasi tutti i Paesi europei e sono un amante del mare, molto. Quando riesco a ritagliarmi uno o due giorni liberi anche in Turchia non appena posso scappo al mare e la Sardegna non è solo mare ma anche cultura, natura, ottimi ristoranti. E poi, la gente. Mi sento molto tranquillo quando sono in Sardegna. Da una parte c'è il comfort, il lusso, e dall'altra una natura unica. È un'isola che ha tante dimensioni, ti senti sul mare ma anche, contemporaneamente, con i piedi per terra. C'è di tutto e c’è anche il grande sport con il Cagliari calcio e la Dinamo basket».
Prima di lei e di Sardara, un nome ha legato la Sardegna alla Turchia: Datome.
«Gigi è fra le prime tre migliori ali piccole in Europa e non è solo un grande giocatore ma anche una grande persona. Ha carattere e per questo in Turchia è stato amato e rispettato da tutti, non solo dai tifosi del Fener. So che è a Golfo Aranci, qui non ci siamo mai incontrati perché siamo stati in Sardegna in tempi diversi, ma prima o poi capiterà».
Se per Torino sarà serie A lei troverà Stefano Sardara da avversario.
«Eh già, ed è un po' preoccupato per questo perché sa che se sono coinvolto in una sfida anche se non sono il coach porto la stessa mentalità: puoi avere un budget più basso, puoi entrare in serie A in ritardo però non mi preoccupo, se siamo là ci siamo per combattere, per fare risultato. Certo, non punteremo allo scudetto ma dobbiamo arrivare ai playoff. Come da allenatore ho sempre voluto fare risultato, sarà così anche da proprietario e questo dirò al team manager e al coach, che resteranno dalla passata stagione. Nella mia carriera ho sempre avuto tanta pressione, ne metterò altrettanta a loro. E questo preoccuperà Stefano».
Come ha visto cambiare la Dinamo in questi anni'
«L'ho vista fare sempre un passo in avanti, ogni anno. A livello di struttura, di società e di risultati. Cinque anni fa ha vinto tutto in Italia, ultimamente ha perso la finale scudetto solo all'ultima partita, ha vinto una Fiba Cup, è sempre una società solida. E se prima la vedevo come la squadra di Sassari ora è la squadra di tutta la Sardegna e in più rappresenta degnamente l'Italia in Europa. Questo è molto importante, ed è un altro merito di Stefano e della sua visione. È grazie a lui che la Dinamo è una società che gode del massimo rispetto».
Ultima domanda, il mercato di Torino.
«Stiamo aspettando. Se sarà A2 penso che la squadra sia quasi già composta, ma se andremo in A1 aggiungeremo quattro stranieri. A livello italiani per adesso siamo a posto, poi fino all'ultimo minuto del mercato se ci saranno opportunità da cogliere ne parleremo con Stefano, il manager e l'allenatore».
Ergin Ataman, 54 anni, ha guidato Efes Pilsen, Turk Telecom, Ulkersport, Besiktas, Galatasaray e la nazionale della Mezzaluna. In mezzo, anche Mens Sana Siena e Fortitudo Bologna. Il suo italiano è fluente e non banale, le sue idee anche. E hanno abbracciato quelle di Sardara nell’affaire Torino. Il sassarese ha rilevato il club gialloblù dal fallimento riportandolo in una sola stagione in serie A. Forse. Perché Torino è in stand-by e potrebbe essere ripescato, e a quel punto si saprà da chi verrà gestito. Da Sardara e Ataman fifty-fifty se in A2, dal solo Ataman se in serie A, perché non si possono possedere due club nella stessa categoria. Così, l’affare è comunque già concluso, e avvicina ancora di più all’isola un personaggio che la Sardegna cestistica ha già imparato a conoscere e ad apprezzare, e viceversa: Ergin Ataman.
Dunque coach..., o adesso bisogna chiamarla presidente?
«No, il termine presidente non mi piace, lo trovo presuntuoso. Meglio coach, è quello che sono. E poi, a Torino non farò il presidente. Sarò proprietario e molto dipenderà dalla situazione e dal mio socio: se giocheremo in serie A sarò proprietario al 100 per cento, se invece giocheremo in A2 lo sarò al 50 per cento con Stefano».
Si pensa a un basket in crisi, in Italia non si trovano 16 squadre per fare la A e lei investe nel basket, e proprio in Italia. Una scommessa?
«Gli investimenti bisogna farli nei momenti di crisi, questa è la mia filosofia. E io sono sicuro che questa crisi passerà. L’Italia non la vedo così male: Armani, Virtus, Dinamo, Varese, Cantù... tutti stanno facendo ottime squadre. L'unico problema è che ancora non si sa se all'inizio ci sarà il pubblico o meno. Il ticketing è importante».
Anche Torino è importante, come piazza.
«Sono fiducioso, e guardando i bilanci che mi ha mandato Stefano e la prospettiva per i prossimi tre anni non vedo rischi. E' una società solida in una città che ama il basket e lo sport. C'è una grande realtà come la Juventus. Prima dell'Efes ho allenato Besiktas e Galatasaray, anche Real Madrid e Barcellona sono polisportive che legano basket e calcio ad altissimo livello e credo che a Torino con un buon progetto e una squadra seria coinvolgeremo anche i tifosi della Juventus».
Sta annunciando una partnership con la famiglia Agnelli?
«No, è soprattutto una questione di ambiente ma non si sa mai nel futuro cosa può arrivare, e a Torino una squadra di basket vincente può piacere. La vedo in Europa entro tre anni. Con l'Auxilium era in crisi ma Stefano da zero l'ha riportata su e insieme cercheremo di crescere ancora. Con i piedi per terra, certo, però cercheremo di aumentare pubblico e sponsor, anche dalla Turchia».
Come è nata l'amicizia con Stefano Sardara?
«Da 4 anni partecipiamo ai tornei della Dinamo al Geovillage di Olbia, ci siamo conosciuti e ci ha uniti la mentalità, è questo che ci è piaciuto reciprocamente: una visione solida e sempre internazionale, sempre protési verso un passo in avanti. Io ho visto questo in Stefano e questo Stefano ha visto in me. Ci siamo scambiati le idee anche sul business, certo. Non faccio solo l'allenatore, ho investimenti in Italia, la mia famiglia da 40 anni lavora con l'Italia, sono socio in alcune società e ho anche comprato casa in Costa Smeralda. Mi ha consigliato Stefano e ora siamo vicini di casa. C'è un bel feeling tra noi, lo porteremo avanti anche negli affari».
Cos'è per lei la Sardegna?
«Mi piace tanto, ci vengo da anni. Ho viaggiato in quasi tutti i Paesi europei e sono un amante del mare, molto. Quando riesco a ritagliarmi uno o due giorni liberi anche in Turchia non appena posso scappo al mare e la Sardegna non è solo mare ma anche cultura, natura, ottimi ristoranti. E poi, la gente. Mi sento molto tranquillo quando sono in Sardegna. Da una parte c'è il comfort, il lusso, e dall'altra una natura unica. È un'isola che ha tante dimensioni, ti senti sul mare ma anche, contemporaneamente, con i piedi per terra. C'è di tutto e c’è anche il grande sport con il Cagliari calcio e la Dinamo basket».
Prima di lei e di Sardara, un nome ha legato la Sardegna alla Turchia: Datome.
«Gigi è fra le prime tre migliori ali piccole in Europa e non è solo un grande giocatore ma anche una grande persona. Ha carattere e per questo in Turchia è stato amato e rispettato da tutti, non solo dai tifosi del Fener. So che è a Golfo Aranci, qui non ci siamo mai incontrati perché siamo stati in Sardegna in tempi diversi, ma prima o poi capiterà».
Se per Torino sarà serie A lei troverà Stefano Sardara da avversario.
«Eh già, ed è un po' preoccupato per questo perché sa che se sono coinvolto in una sfida anche se non sono il coach porto la stessa mentalità: puoi avere un budget più basso, puoi entrare in serie A in ritardo però non mi preoccupo, se siamo là ci siamo per combattere, per fare risultato. Certo, non punteremo allo scudetto ma dobbiamo arrivare ai playoff. Come da allenatore ho sempre voluto fare risultato, sarà così anche da proprietario e questo dirò al team manager e al coach, che resteranno dalla passata stagione. Nella mia carriera ho sempre avuto tanta pressione, ne metterò altrettanta a loro. E questo preoccuperà Stefano».
Come ha visto cambiare la Dinamo in questi anni'
«L'ho vista fare sempre un passo in avanti, ogni anno. A livello di struttura, di società e di risultati. Cinque anni fa ha vinto tutto in Italia, ultimamente ha perso la finale scudetto solo all'ultima partita, ha vinto una Fiba Cup, è sempre una società solida. E se prima la vedevo come la squadra di Sassari ora è la squadra di tutta la Sardegna e in più rappresenta degnamente l'Italia in Europa. Questo è molto importante, ed è un altro merito di Stefano e della sua visione. È grazie a lui che la Dinamo è una società che gode del massimo rispetto».
Ultima domanda, il mercato di Torino.
«Stiamo aspettando. Se sarà A2 penso che la squadra sia quasi già composta, ma se andremo in A1 aggiungeremo quattro stranieri. A livello italiani per adesso siamo a posto, poi fino all'ultimo minuto del mercato se ci saranno opportunità da cogliere ne parleremo con Stefano, il manager e l'allenatore».
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