Così i bambini dribbleranno il covid
di Giovanni Dessole
Ecco come le società del Sassarese si sono riorganizzate per rendere sicura la ripartenza delle Scuole calcio
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SASSARI. Tempo e voglia di ricominciare. Dai banchi di scuola ai campi. Quelli da calcio. Quelli delle Scuole Calcio, dei bambini che si avvicinano al pallone. Un mondo che dopo i mesi del lockdown vive un presente ancora vincolato all’evoluzione dell’emergenza pandemica.
Come ripartire? Dpcm, protocolli federali, linee di indirizzo e integrazioni sono coordinate complesse su cui orientare ciò che dovrà essere. Il presidente del Csi Giuseppe Porqueddu mette al primo posto la sicurezza dei baby calciatori delle 200 società dislocate in tutta la provincia sassarese affiliate all’Ente di promozione sportiva: «Non possiamo abbassare la guardia ma dobbiamo essere ottimisti. Abbiamo ricevuto indicazioni ufficiali che saranno ulteriormente implementate. Ci ragioniamo da luglio. I problemi sono intrinseci alla necessità di conformarsi alle regole per contrastare il contagio. Regole da rapportare alla disponibilità delle strutture e alle condizioni delle stesse: le società sono chiamate a fare uno sforzo importante, serve la collaborazione di tutti». Forte anche l’esigenza formativa: «Abbiamo attivato corsi dedicati a dirigenti e tecnici, per informarli al meglio. Anche la figura dell’arbitro, che noi chiamiamo educatore, diventerà fondamentale per aiutare i ragazzi a conformarsi alle norme di comportamento quando si tornerà a giocare - spiega -. Alcuni comportamenti e processi sono stati rimodulati: non ci saranno il saluto iniziale e finale, l’accoglienza delle squadre avverrà secondo modalità anti assembramento, il riconoscimento effettuato con i cartellini sarà sostituito dall’impiego dell’app MyCsi - chiude Porqueddu -. Tante le responsabilità, anche per questo abbiamo previsto una tutela legale per presidenti e dirigenti in caso di necessità. Non è facile ma se le condizioni lo permetteranno vogliamo ridare la gioia di giocare ai nostri giovani».
Mino Sotgiu, responsabile Scuola Calcio Sassari calcio Latte Dolce: «Rispettare le disposizioni sarà la sfida più tosta, da affrontare forti della volontà di ripartire». Spazi, approccio tecnico e numeri alcuni rebus da risolvere. Soluzioni? «Abbiamo ridotto i gruppi: i tecnici lavoreranno con 6/7 bambini per volta, non più con 15 come accadeva in passato. Introdurremo esercizi in cui c’è poco contatto, giochini a tema che li facciano divertire e imparare. Daremo ad ogni bambino la palla, lavorando su spazi più ampi e facendo affidamento su più istruttori». I più piccoli però, soprattutto in fase di inserimento, hanno bisogno della presenza e del supporto dei genitori: «Abbiamo creato un’area ad hoc, al di fuori del campo, in cui potranno sostare distanziati e con la mascherina sino a che l’inserimento non sarà completato. È un anno zero, servirà essere attenti e meticolosi». Il responsabile della Scuola Calcio della San Paolo Salvatore Sabino: «Lavoriamo su quanto è stato disposto in attesa di ulteriori chiarimenti. Serviva verificare stato e adeguare le strutture e lo abbiamo fatto su quelle di Carbonazzi, la Ge.Na. e via Besta. Rilevamento delle temperature, entrate e uscite dal campo regolate al dettaglio, non ci possono essere sovrapposizioni. Non ci sarà accesso allo spogliatoio, borracce e zaini saranno personali e distanziati. Ma agli istruttori chiederemo di programmare i lavori in modo da non penalizzare l’imparare dei ragazzi». I genitori? «Avranno un ruolo fondamentale: dovranno vigilare sulle condizioni di salute dei figli in arrivo al campo, accompagnarli e supportarli».
Come ripartire? Dpcm, protocolli federali, linee di indirizzo e integrazioni sono coordinate complesse su cui orientare ciò che dovrà essere. Il presidente del Csi Giuseppe Porqueddu mette al primo posto la sicurezza dei baby calciatori delle 200 società dislocate in tutta la provincia sassarese affiliate all’Ente di promozione sportiva: «Non possiamo abbassare la guardia ma dobbiamo essere ottimisti. Abbiamo ricevuto indicazioni ufficiali che saranno ulteriormente implementate. Ci ragioniamo da luglio. I problemi sono intrinseci alla necessità di conformarsi alle regole per contrastare il contagio. Regole da rapportare alla disponibilità delle strutture e alle condizioni delle stesse: le società sono chiamate a fare uno sforzo importante, serve la collaborazione di tutti». Forte anche l’esigenza formativa: «Abbiamo attivato corsi dedicati a dirigenti e tecnici, per informarli al meglio. Anche la figura dell’arbitro, che noi chiamiamo educatore, diventerà fondamentale per aiutare i ragazzi a conformarsi alle norme di comportamento quando si tornerà a giocare - spiega -. Alcuni comportamenti e processi sono stati rimodulati: non ci saranno il saluto iniziale e finale, l’accoglienza delle squadre avverrà secondo modalità anti assembramento, il riconoscimento effettuato con i cartellini sarà sostituito dall’impiego dell’app MyCsi - chiude Porqueddu -. Tante le responsabilità, anche per questo abbiamo previsto una tutela legale per presidenti e dirigenti in caso di necessità. Non è facile ma se le condizioni lo permetteranno vogliamo ridare la gioia di giocare ai nostri giovani».
Mino Sotgiu, responsabile Scuola Calcio Sassari calcio Latte Dolce: «Rispettare le disposizioni sarà la sfida più tosta, da affrontare forti della volontà di ripartire». Spazi, approccio tecnico e numeri alcuni rebus da risolvere. Soluzioni? «Abbiamo ridotto i gruppi: i tecnici lavoreranno con 6/7 bambini per volta, non più con 15 come accadeva in passato. Introdurremo esercizi in cui c’è poco contatto, giochini a tema che li facciano divertire e imparare. Daremo ad ogni bambino la palla, lavorando su spazi più ampi e facendo affidamento su più istruttori». I più piccoli però, soprattutto in fase di inserimento, hanno bisogno della presenza e del supporto dei genitori: «Abbiamo creato un’area ad hoc, al di fuori del campo, in cui potranno sostare distanziati e con la mascherina sino a che l’inserimento non sarà completato. È un anno zero, servirà essere attenti e meticolosi». Il responsabile della Scuola Calcio della San Paolo Salvatore Sabino: «Lavoriamo su quanto è stato disposto in attesa di ulteriori chiarimenti. Serviva verificare stato e adeguare le strutture e lo abbiamo fatto su quelle di Carbonazzi, la Ge.Na. e via Besta. Rilevamento delle temperature, entrate e uscite dal campo regolate al dettaglio, non ci possono essere sovrapposizioni. Non ci sarà accesso allo spogliatoio, borracce e zaini saranno personali e distanziati. Ma agli istruttori chiederemo di programmare i lavori in modo da non penalizzare l’imparare dei ragazzi». I genitori? «Avranno un ruolo fondamentale: dovranno vigilare sulle condizioni di salute dei figli in arrivo al campo, accompagnarli e supportarli».
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