«La Final Four è già la ciliegina sulla torta

Il giemme Pasquini: «La Dinamo a Bologna per provarci»

SASSARI. «Siamo felici di esserci, rispettiamo tutti ma come sempre non ci sentiamo di partire sfavoriti». La Dinamo si lascia alle spalle la “bolla” di Olbia e si prepara a tuffarsi nella Final Four. Dopo oltre un mese al Geovillage, tra preparazione estiva e prima fase della Supercoppa, oggi i biancoblù si mettono in marcia verso Bologna. Secondo il general manager Federico Pasquini, si tratta dell’ennesima occasione da prendere al volo.

Prima di tutto: a Bologna la Dinamo sarà al completo?

«Sì, nel senso che partiremo tutti e quindi, di fatto, sarà la prima volta che il gruppo sarà tutto insieme, al completo. Poi è chiaro che ci sarà da valutare le condizioni degli infortunati, in particolare Treier e Gentile».

In che condizioni arrivate alla Final Four?

«Andiamo a fari spenti, con la certezza che si vedranno partite vere. L’unica certezza che abbiamo è che la competizione andrà a finire in pochi giorni, quindi mentalmente e fisicamente tutti saranno al top».

La Virtus non sarà un cliente semplice.

«Bologna gioca in casa davanti a 2400 persone, vorrà essere al meglio. Hanno fatto fatica nel girone, è vero, con Reggio Emilia che si è dimostrata pronta da subito. In diversi casi hanno avuto un apporto decisivo da Pajola, questo solo per dire che la Virtus non è una squadra che si ferma ai big stranieri, hanno nel roster anche italiani di peso. Noi ci proveremo».

Le è piaciuto il primo turno?

«Il nostro girone mi è piaciuto molto: avere dentro una Virtus Roma a ranghi incompleti ha fatto sì che le altre tre se la giocassero all’ultimo punto. Il fatto che l’ultima gara fosse decisiva per la qualificazione è qualcosa di utile per costruire una certa mentalità. Giocarla al completo sarebbe stato meglio, ma va bene anche così».

E la Dinamo le è piaciuta?

«Dal punto di vista tecnico-tattico siamo all’inizio, è una squadra in gran parte nuova, c’è da lavorare in particolare sui meccanismi difensivi e per farlo ovviamente serve tempo. Abbiamo giocato molto e ci siamo allenati assai poco: certe cose si provano con tanto allenamento e con un livello di conoscenza reciproca alto».

Quelle con Pesaro e Brindisi sono state partite “vere”.

«Pesaro ha lavorato al completo per un mese, la Happy Casa si è formata poco prima di arrivare a Olbia ed è poi cresciuta tanto: sono state gare molto allenanti. La qualificazione alla Final Four è la ciliegina sulla torta dopo un mese faticoso. In campo abbiamo sempre dimostrato di non voler perdere e questo è l’aspetto più importante. Abbiamo disputato tante gare con pochi giocatori, ma siamo riusciti ad andare oltre stanchezza che poteva giustificare un certo disimpegno. Non è mai stato così».

Si può già dire che siete soddisfatti delle scelte fatte sul mercato?

«Siamo contenti dei ragazzi, tutti hanno una grande voglia. La vecchia guardia ha reso tutto semplice a livello di inserimento. Per quanto riguarda i nuovi arrivati, i più anziani come Kruslin e Gandini hanno mostrato una grande disponibilità, e i giovani si sono subito allineati. Treier sembra essere la sorpresa più intrigante, al torneo di Cagliari aveva fatto molto bene, peccato che quell’infortunio all’inizio della Supercoppa non gli abbia consentito di giocare».

E Tillman?

«Ora una delle priorità è aiutare Justin a inserirsi dentro i meccanismi di squadra. A livello offensivo si è basato sul talento, e ha confermato di averne. Ora bisogna farlo entrare negli ingranaggi, soprattutto dal punto di vista della difesa».

All’inizio c’era un po’ di timore per la gestione della “bolla” di Olbia, con 4 squadre presenti. Alla fine com’è andata?

«Lo staff del Geovillage ha fatto un lavoro eccezionale, non ha fatto mancare niente a nessuno. Nei primi giorni le altre squadre hanno ovviamente posto grande attenzione a ogni dettaglio, poi tutti si sono rilassati e hanno potuto lavorare al meglio perché la struttura ha gestito la situazione nel migliore dei modi».

Le altre squadre che dicono?

«Ho parlato con tutti e nessuno ha avuto nulla da ridire. Squadre e staff erano là, ma ognuno aveva i suoi spazi, e la cosa straordinaria è stata la gestione del palazzetto: per 16 ore al giorno il parquet è stato posto sotto stress, anche in giornate di pioggia e umidità, e non ricordo una scivolata o un problema legato alla sanificazione. Geovillage promosso, ma noi che lo conosciamo bene non avevamo dubbi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



WsStaticBoxes WsStaticBoxes