«Cagliari, poche mosse e sarai grande»
di Roberto Muretto
L’ex bomber rossoblù Gigi Piras: «Nainggolan è una ferita aperta. Con i giocatori a disposizione il 4-3-3 è un rischio»
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CAGLIARI. La maglietta del Cagliari non l'ha mai tolta. Ce l'ha cucita sulla pelle. Non si perde una partita, occupa sempre il suo posto alla "Sardegna Arena". Soffre, impreca, gioisce, come un tifoso qualsiasi, commenta insieme ai suoi ex compagni di squadra. Gigi Piras, 320 presenze e 87 gol con i rossoblù, mette a fuoco pregi e difetti di una squadra ancora tutta da scoprire, che ha cominciato il campionato col fiatone.
Qual è il suo giudizio sul mercato dal Cagliari?
«Non è negativo. Il mancato ritorno di Nainggolan dispiace e i tifosi sono scontenti. Però non va dimenticato che sono rimasti i giocatori più importanti e sono arrivati alcuni giovani interessanti. Godin è il fiore all'occhiello della campagna acquisti, Ounas la ciliegina finale. Marin e Sottil secondo me faranno bene. Per la realtà che siamo non ci possiamo lamentare».
Nainggolan è una ferita che sanguinerà a lungo?
«Capisco la delusione dei tifosi. Ma un bravo presidente deve guardare anche al bilancio. Quest'anno si riparte senza pubblico e il Covid sta mettendo a dura prova la cassa del club. Non è facile tenere i conti in ordine».
Le piace Di Francesco?
«Sì, ma quando prendi un allenatore come Eusebio devi tentare di accontentarlo per consentirgli di esprimere il calcio che predilige».
Si spieghi meglio.
«Secondo me con i calciatori che ha a disposizione non può fare il 4-3-3. Faccio un esempio: Joao Pedro dove lo collochi? Da esterno sinistro non è a suo agio, deve giocare più vicino alla porta. Ho visto tutte le partite, la fase difensiva è un problema, soprattutto sulle corsie perchè abbiamo due terzini che sono perfetti per il 3-5-2 e non per la difesa a quattro».
Quindi il modulo giusto è...
«Se gioca Pavoletti vanno fruttate le fasce per crossare, se scegli Simeone devi attaccare la profondità e giocare con Joao Pedro alle sue spalle. Io tornerei al 4-3-1-2, modulo che la squadra conosce bene».
Quindi con Pavoletti e Simeone insieme?
«Perchè no. Hanno caratteristiche diverse. Simeone attacca lo spazio, Simeone, l'altro è più finalizzatore, abile di testa. Si integrano bene e sanno sacrificarsi quando la palla ce l'hanno gli avversari».
Godin un valore aggiunto?
«Un acquisto di lusso. Difende bene nello stretto ma negli spazi va in difficoltà. Uomo contro uomo non ha la rapidità che serve. E' comunque perfetto per la difesa a quattro. Farà crescere i giovani, ai quali regalerà consigli preziosi».
Lei in quale fascia mette il Cagliari?
«Nella seconda. Cioè alle spalle di chi lotterà per l’Europa. Per me può stare tra le prime dodici. In linea di massima anche se Nainggolan si è rinforzato. Ora va trovato un leader come era Radja in campo e fuori. Serve un giocatore di carisma, quello che nei momenti di difficoltà si fa dare la palla e si assume le responsabilità».
Marin per il momento non ha convinto, lei che pensa di questo ragazzo?
«Per ora visto poco. Si rischia di dare giudizio poco attendibile. Deve abituarsi al calcio italiano, molto diverso da quello olandese. Forse era meglio tenere Ladinetti. Un ragazzo che ha profondità e visione di gioco, centrocampisti così per l'attaccante sono una fortuna. Lo dico da ex punta».
Che cosa rimprovera al presidente Giulini?
«Se vogliamo essere pignoli al massimo, di aver fatto capire che Nainggolan alla fine sarebbe arrivato. Più prudenza nelle dichiarazioni perchè il tifoso poi non capisce quali possono essere i problemi legati a una trattativa».
Gli esterni di difesa sono una lacuna non colmata?
«Siamo un po' carenti. Magari si farà qualcosa a gennaio. Forse questo potrebbe indurre l'allenatore a giocare con la difesa a tre, ma non subito».
Lei come ex calciatore del Cagliari e ora come tifoso, è preoccupato?
«No. Sappiamo che ci sono società che economicamente hanno molte più risorse. La salvezza non dovrebbe essere un problema, non scherziamo. Sono tante le squadre più deboli del Cagliari».
Ma l'inizio del campionato è in salita.
«Ora giocheremo con squadre alla nostra portata. Dopo le prime dieci partite si potrà fare un bilancio».
Radja Nainggolan resta il sogno di gennaio?
«Dipenderà da come saremo in classifica e che tipo di calcio esprimiamo. Se la squadra è in difficoltà non lo so, se va bene potrebbe essere un rinforzo per certi obiettivi, di cui adesso non è proprio il caso di parlare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Qual è il suo giudizio sul mercato dal Cagliari?
«Non è negativo. Il mancato ritorno di Nainggolan dispiace e i tifosi sono scontenti. Però non va dimenticato che sono rimasti i giocatori più importanti e sono arrivati alcuni giovani interessanti. Godin è il fiore all'occhiello della campagna acquisti, Ounas la ciliegina finale. Marin e Sottil secondo me faranno bene. Per la realtà che siamo non ci possiamo lamentare».
Nainggolan è una ferita che sanguinerà a lungo?
«Capisco la delusione dei tifosi. Ma un bravo presidente deve guardare anche al bilancio. Quest'anno si riparte senza pubblico e il Covid sta mettendo a dura prova la cassa del club. Non è facile tenere i conti in ordine».
Le piace Di Francesco?
«Sì, ma quando prendi un allenatore come Eusebio devi tentare di accontentarlo per consentirgli di esprimere il calcio che predilige».
Si spieghi meglio.
«Secondo me con i calciatori che ha a disposizione non può fare il 4-3-3. Faccio un esempio: Joao Pedro dove lo collochi? Da esterno sinistro non è a suo agio, deve giocare più vicino alla porta. Ho visto tutte le partite, la fase difensiva è un problema, soprattutto sulle corsie perchè abbiamo due terzini che sono perfetti per il 3-5-2 e non per la difesa a quattro».
Quindi il modulo giusto è...
«Se gioca Pavoletti vanno fruttate le fasce per crossare, se scegli Simeone devi attaccare la profondità e giocare con Joao Pedro alle sue spalle. Io tornerei al 4-3-1-2, modulo che la squadra conosce bene».
Quindi con Pavoletti e Simeone insieme?
«Perchè no. Hanno caratteristiche diverse. Simeone attacca lo spazio, Simeone, l'altro è più finalizzatore, abile di testa. Si integrano bene e sanno sacrificarsi quando la palla ce l'hanno gli avversari».
Godin un valore aggiunto?
«Un acquisto di lusso. Difende bene nello stretto ma negli spazi va in difficoltà. Uomo contro uomo non ha la rapidità che serve. E' comunque perfetto per la difesa a quattro. Farà crescere i giovani, ai quali regalerà consigli preziosi».
Lei in quale fascia mette il Cagliari?
«Nella seconda. Cioè alle spalle di chi lotterà per l’Europa. Per me può stare tra le prime dodici. In linea di massima anche se Nainggolan si è rinforzato. Ora va trovato un leader come era Radja in campo e fuori. Serve un giocatore di carisma, quello che nei momenti di difficoltà si fa dare la palla e si assume le responsabilità».
Marin per il momento non ha convinto, lei che pensa di questo ragazzo?
«Per ora visto poco. Si rischia di dare giudizio poco attendibile. Deve abituarsi al calcio italiano, molto diverso da quello olandese. Forse era meglio tenere Ladinetti. Un ragazzo che ha profondità e visione di gioco, centrocampisti così per l'attaccante sono una fortuna. Lo dico da ex punta».
Che cosa rimprovera al presidente Giulini?
«Se vogliamo essere pignoli al massimo, di aver fatto capire che Nainggolan alla fine sarebbe arrivato. Più prudenza nelle dichiarazioni perchè il tifoso poi non capisce quali possono essere i problemi legati a una trattativa».
Gli esterni di difesa sono una lacuna non colmata?
«Siamo un po' carenti. Magari si farà qualcosa a gennaio. Forse questo potrebbe indurre l'allenatore a giocare con la difesa a tre, ma non subito».
Lei come ex calciatore del Cagliari e ora come tifoso, è preoccupato?
«No. Sappiamo che ci sono società che economicamente hanno molte più risorse. La salvezza non dovrebbe essere un problema, non scherziamo. Sono tante le squadre più deboli del Cagliari».
Ma l'inizio del campionato è in salita.
«Ora giocheremo con squadre alla nostra portata. Dopo le prime dieci partite si potrà fare un bilancio».
Radja Nainggolan resta il sogno di gennaio?
«Dipenderà da come saremo in classifica e che tipo di calcio esprimiamo. Se la squadra è in difficoltà non lo so, se va bene potrebbe essere un rinforzo per certi obiettivi, di cui adesso non è proprio il caso di parlare».
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