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«Porto Torres in campo solo per onor di firma»

«Porto Torres in campo solo per onor di firma»

Carrozzina, Gsd impegnato nella Final Four di Coppa Italia. Falchi: «Ma la situazione è pesantissima»

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PORTO TORRES. Campionato rinviato a gennaio ma Coppa Italia oramai dietro l’angolo. Si avvicina l’esordio stagionale, per la Key Estate GSD Porto Torres. La formazione turritana, impegnata nella massima serie di basket in carrozzina, sarà di scena, nel prossimo weekend a Grottaglie, in Puglia, nella Final Four di Coppa Italia. Un traguardo conquistato grazie all’ottimo avvio di stagione della passata annata sportiva, che in questo periodo di difficoltà, però, assume un sapore decisamente più acerbo.

«Viviamo mille difficoltà – ammette Bruno Falchi, presidente del sodalizio che ha alle spalle in 21 anni di storia, due coppe europee e una finale scudetto – basti pensare che ci alleniamo da appena cinque giorni e neppure al completo».

Problemi di sanificazione dell’impianto “Città Unite” e tempi congelati dalle quarantene obbligatorie di alcuni atleti hanno portato la squadra a ritrovarsi sul parquet di gioco in appena due o tre occasioni. «Avevamo costruito un roster capace di ben figurare in entrambe le competizioni – spiega ancora Falchi – ma i due argentini sono bloccati nella loro nazione, tra attese di visti e tamponi. Pedron, poi, altro elemento di valore della rosa, è qui da pochi giorni dopo essere stato bloccato a Milano per consumare il personale periodo di quarantena».

Poi c’è il problema dei protocolli e dei tamponi. «Dobbiamo seguire un iter estremamente rigido – spiega il numero uno turritano – i costi sono al limite del sopportabile ma soprattutto oggi inizia ad essere complesso semplicemente reperire i test». In tanti, in questo momento, potrebbero decidere di abbandonare la competizione, arrendendosi davanti alle evidenze di una difficoltà legata anche agli spostamenti, spesso in nave, mai agevoli da e per l’isola.

«No, non molleremo – conclude Falchi – apprezziamo lo sforzo e rispettiamo il volere della Federazione. Per il bene dello sport prenderemo parte alle gare con un roster ridotto e minori ambizioni. Questo è il momento di stringerci tutti attorno al bene comune. Anche il basket in carrozzina deve stringere i denti e andare avanti, pur tra mille difficoltà». Tutti a tifare Porto Torres, dunque. Società che ha già vinto, comunque vada, senza neppure mettere le ruote sul parquet.

Mauro Farris

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