Gravina allontana il timore di uno stop al pallone
Il presidente della Figc invita a guardare avanti con ottimismo: «Supereremo questo momento-no»
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REGGIO EMILIA. «Rischi di stop dei campionati? Non mi pare ce ne siano al momento». Così Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio ha risposto ai giornalisti - a margine di un'iniziativa di solidarietà a Reggio Emilia - parlando della situazione attuale con l'aumento della curva dei contagi da Covid in tutta Italia che incide anche sul mondo del pallone. La nazionale norvegese, attesa in Romania, ad esempio è stata bloccata dalle autorità sanitarie. «La preoccupazione esiste ed è inutile nasconderla – ha detto il numero uno della Figc –. Coinvolge il calcio e non solo, anche la vita sociale ed economica. Noi sappiamo benissimo cosa muove il calcio, in questo sport siamo tra le nazioni più importanti. Ma sappiamo anche che dobbiamo vivere alla giornata, programmando, progettando e cercando di adottare tutti gli strumenti a nostra disposizione per fronteggiare l'emergenza sanitaria. Dobbiamo avere maturità, capacità e senso di responsabilità mettendo in conto che i rischi sono sempre dietro l'angolo».
Il presidente ha affrontato anche il problema degli impegni ravvicinati delle squadre di vertice impegnate in campionato e nelle coppe europee. «Si gioca troppo? Il ritmo credo sia sempre lo stesso – ha detto – ma in questo momento forse si è esasperati da questa pandemia».
«Posso dire - ha continuato Gravina - che dopo questo weekend concederemo un momento di tregua agli azzurri visto che la Nazionale non giocherà fino a marzo. Ma credo anche che se la Nazionale rappresenta un patrimonio di questo Paese, in grado di testimoniare speranza, non dovremmo spegnerla. Anzi, dobbiamo alimentarla facendo in modo magari di conciliare gli impegni anche attraverso alcune piccole modifiche di forma laddove possa essere necessaria».
Il numero uno del pallone italiano ha poi promesso il massimo impegno per «Salvare il calcio. Sarà compito della Federazione lavorare di comune accordo coi presidenti delle varie componenti. È giusto andare incontro ai più deboli e a chi soffre di più. Credo che raggiungeremo insieme un risultato».
«Esistono tanti settori economici in difficoltà - ha concluso Gravina - nel nostro ci sono proprietà e società che stanno mettendo all'interno del mondo del calcio grandi sacrifici. Solo alcuni club, una percentuale inferiore a quella che si può immaginare, hanno chiesto il rinvio del pagamento degli stipendi al 1° dicembre. Si prospettano momenti di difficoltà, ma anche di idee e progetti che possono offrire soluzioni a momenti duri».
Il presidente ha affrontato anche il problema degli impegni ravvicinati delle squadre di vertice impegnate in campionato e nelle coppe europee. «Si gioca troppo? Il ritmo credo sia sempre lo stesso – ha detto – ma in questo momento forse si è esasperati da questa pandemia».
«Posso dire - ha continuato Gravina - che dopo questo weekend concederemo un momento di tregua agli azzurri visto che la Nazionale non giocherà fino a marzo. Ma credo anche che se la Nazionale rappresenta un patrimonio di questo Paese, in grado di testimoniare speranza, non dovremmo spegnerla. Anzi, dobbiamo alimentarla facendo in modo magari di conciliare gli impegni anche attraverso alcune piccole modifiche di forma laddove possa essere necessaria».
Il numero uno del pallone italiano ha poi promesso il massimo impegno per «Salvare il calcio. Sarà compito della Federazione lavorare di comune accordo coi presidenti delle varie componenti. È giusto andare incontro ai più deboli e a chi soffre di più. Credo che raggiungeremo insieme un risultato».
«Esistono tanti settori economici in difficoltà - ha concluso Gravina - nel nostro ci sono proprietà e società che stanno mettendo all'interno del mondo del calcio grandi sacrifici. Solo alcuni club, una percentuale inferiore a quella che si può immaginare, hanno chiesto il rinvio del pagamento degli stipendi al 1° dicembre. Si prospettano momenti di difficoltà, ma anche di idee e progetti che possono offrire soluzioni a momenti duri».
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