La Tharros boccia le sedute individuali
Promozione. Madau: «Meglio fermarci. Non allenarsi in gruppo non è calcio»
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ORISTANO. Serrande abbassate in casa Tharros, in una situazione che accomuna tutto il mondo del calcio dilettantistico. Le misure contro il Covid-19 hanno stoppato i campionati e, in attesa di un semaforo verde in tal senso, diventa avventato anche programmare delle sedute di allenamento. Per questo motivo molte squadre hanno deciso di fermarsi in attesa di novità positive. Linea adottata anche da Antonio Madau che alla guida della Tharros ha dovuto affrontare più volte, direttamente e indirettamente, la pandemia. «Abbiamo interrotto gli allenamenti. Ho preso questa decisione perché al momento non vedo la necessità di proseguire – ammette l’allenatore biancorosso –. Non potremmo organizzare delle sedute normali. Parlare di sedute individuali e prive di contatti equivale a parlare di un altro sport. Oltretutto non sappiamo quando la situazione si sbloccherà e non possiamo stilare un programma, pertanto abbiamo deciso di fermarci». Una vera e propria gincana quella affrontata da Madau nei primi mesi sulla panchina oristanese. Appena tre le partite disputate in questa stagione, a causa delle positività dei propri tesserati o degli avversari. Sette i punti conquistati, nonostante un auto-esilio frutto dei contrasti con l'amministrazione comunale, che ha portato la Tharros a giocare le proprie gare casalinghe all'esterno dei confini oristanesi. È ovviamente azzardata, in questo momento, ogni forma di previsione: «In questa situazione diventa complicato fare delle previsioni, ma dubito che il campionato possa ripartire prima della fine di gennaio – dice il tecnico –. Inoltre spero di avere qualche settimana a disposizione per organizzare una preparazione. E mi riferisco più ad una preparazione tecnica che atletica: ho un metodo di lavoro che richiede l'utilizzo costante della palla e lo sviluppo delle situazioni di gioco. Per questo motivo ho necessità di lavorare col gruppo, è alla base della mia metodologia di allenamento ed è l'aspetto che fa la differenza. Al momento posso dare solo dei programmi da svolgere individualmente. Oltretutto, alla luce dei rischi che questa epidemia comporta, non mi sembra neanche giusto chiedere ai miei giocatori di venire ad allenarsi. Sarebbe inutile: gli chiederei di prepararsi per tornare in campo senza sapere quando sarà possibile».
Stefano Sulis
Stefano Sulis
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