Spadafora difende la riforma dello sport «Resta il nodo Coni»
Sì al professionismo femminile e alla parità di genere Critiche le federazioni, Petrucci (Fip): «Confusione totale»
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ROMA. Una riforma «imponente» in numerosi ambiti, dal riconoscimento del professionismo femminile, a quello dei lavoratori sportivi e la parità di genere nelle cariche dirigenziali degli organismi sportivi. Manca quell'appendice non secondaria sulla mancata approvazione dell'ultimo decreto sulla governance che lascia ancora aperto il problema politico dell'autonomia del Coni per una «responsabilità abbastanza condivisa da parte di tutti: si è arrivati a un punto in cui c'è stato un forte irrigidimento di tutti i soggetti in campo».
Il ministro Vincenzo Spadafora difende la riforma dello sport approvata ieri dal cdm: «Di sicuro non è una riformina – dice con orgoglio il ministro – anche se il Coni resta un problema da risolvere». Dopo due anni di querelle il ministro riconosce che la mancata approvazione del decreto principe della riforma è stata a causa di tutti: «Non c'è stato solo l'irrigidimento del Coni, c'è stato anche un forte irrigidimento di Sport e Salute, e delle forze politiche».
Bisogna ora capire cosa succederà, perché decaduta la legge delega oggi resterebbe in vigore la vecchia Legge Melandri, secondo la quale il Coni conserverebbe tutte le sue competenze che erano rimaste in sospeso con Sport e Salute. Serve arrivare a un nuovo contratto di servizio con la società pubblica, questione che lo stesso Spadafora auspica venga risolta il prima possibile dai due protagonisti: «Penso che Malagò e Cozzoli si vedranno presto in questi giorni per rinnovare il contratto di servizio e garantire al Coni la sua piena operatività».
«Sport e Salute non deve incorrere nella tentazione di diventare un nuovo centro di potere e di interessi – ammonisce Spadafora – . Deve servire la missione che le è stata affidata, come quella di servire lo sport di base. Non è iniziato ancora il vero cambiamento che io auspicavo», ha rilevato il ministro. Sport e Salute non replica, si limita a rilevare che la società sta dando piena attuazione all'action plan approvato dallo stesso ministro in modo trasparente e pubblico. Di contro, da parte delle federazioni la riforma è totalmente bocciata: «È una grande confusione», dice il presidente della Federbasket Gianni Petrucci. «Nel peggior momento del paese con questo inizio di Riforma si è creata una confusione senza precedenti – dice il numero uno della Fip – preoccupato per l'abbattimento del vincolo sportivo che anche secondo la Lega nazionale dilettanti di Cosimo Sibilia «rappresenta una grave minaccia per l'esistenza del calcio dilettantistico a partire dalle scuole calcio, coinvolgendo l'intera filiera dell'attività giovanile, che è la vera risorsa del movimento unitamente all'attività delle prime squadre fondata principalmente sulla valorizzazione dei giovani».
Il ministro Vincenzo Spadafora difende la riforma dello sport approvata ieri dal cdm: «Di sicuro non è una riformina – dice con orgoglio il ministro – anche se il Coni resta un problema da risolvere». Dopo due anni di querelle il ministro riconosce che la mancata approvazione del decreto principe della riforma è stata a causa di tutti: «Non c'è stato solo l'irrigidimento del Coni, c'è stato anche un forte irrigidimento di Sport e Salute, e delle forze politiche».
Bisogna ora capire cosa succederà, perché decaduta la legge delega oggi resterebbe in vigore la vecchia Legge Melandri, secondo la quale il Coni conserverebbe tutte le sue competenze che erano rimaste in sospeso con Sport e Salute. Serve arrivare a un nuovo contratto di servizio con la società pubblica, questione che lo stesso Spadafora auspica venga risolta il prima possibile dai due protagonisti: «Penso che Malagò e Cozzoli si vedranno presto in questi giorni per rinnovare il contratto di servizio e garantire al Coni la sua piena operatività».
«Sport e Salute non deve incorrere nella tentazione di diventare un nuovo centro di potere e di interessi – ammonisce Spadafora – . Deve servire la missione che le è stata affidata, come quella di servire lo sport di base. Non è iniziato ancora il vero cambiamento che io auspicavo», ha rilevato il ministro. Sport e Salute non replica, si limita a rilevare che la società sta dando piena attuazione all'action plan approvato dallo stesso ministro in modo trasparente e pubblico. Di contro, da parte delle federazioni la riforma è totalmente bocciata: «È una grande confusione», dice il presidente della Federbasket Gianni Petrucci. «Nel peggior momento del paese con questo inizio di Riforma si è creata una confusione senza precedenti – dice il numero uno della Fip – preoccupato per l'abbattimento del vincolo sportivo che anche secondo la Lega nazionale dilettanti di Cosimo Sibilia «rappresenta una grave minaccia per l'esistenza del calcio dilettantistico a partire dalle scuole calcio, coinvolgendo l'intera filiera dell'attività giovanile, che è la vera risorsa del movimento unitamente all'attività delle prime squadre fondata principalmente sulla valorizzazione dei giovani».
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