Cagliari da applausi a Verona
di Roberto Muretto
I rossoblù sfiorano il colpaccio. Marin risponde a Zaccagni, Pavoletti fermato dalla traversa
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È la classica partita che non sai se essere contento per il pareggio, oppure rammaricato per non aver portato a casa i tre punti. Resta negli occhi una bella gara, che il Cagliari ha interpretato nel modo giusto soprattutto nel secondo tempo, quando ha messo alle corde l’Hellas Verona che sembrava un pugile in attesa di ricevere il colpo del definitivo ko. Alla vigilia, considerato il numero degli assenti, forse Di Francesco avrebbe firmato per un pari, ma dopo il match e soprattutto dopo la prestazione fornita dalla sua squadra, al tecnico rossoblù un po’ di amaro in bocca è rimasto. Ieri i Quattro Mori hanno dimostrato di essere una formazione compatta, che sa soffrire ma anche esaltarsi. Capace di giocate di grandissima qualità, anche di qualche errore evitabile, ma sono state più le cose positive al “Bentegodi” sotto una pioggia che non ha dato tregua. Pressing a tutto campo, ripartenze, scambi in velocità. Un repertorio vastissimo che forse fino a ieri pomeriggio non era mai stato messo completamente in mostra. Un punto che fa più morale che classifica, ma se si tiene conto della lunga lista di assenze (non giocatori qualunque ma titolari quasi intoccabili), quello che si è visto ieri fa essere fiduciosi per il futuro.
Linea verde. Carboni (2001), Walukiewicz (2000), Tripaldelli (1999). Una difesa di giovanissimi quella schierata dal Cagliari, completata da Faragò che proprio un terzino non è. Inutile negare che alla vigila c’era tanta preoccupazione. Invece, il trio di “ragazzini” ha fatto il proprio dovere contro un avversario temibile, con calciatori importanti in tutti i settori. Carboni ha dato sicurezza al reparto giocando in modo essenziale. Walukiewicz ha reso innocuo un “peperino” come Di Carmine, che si è visto solo nella fase iniziale del match. Tripaldelli il proprio dovere l’ha fatto soprattutto quando si è inserito nelle corsia di sinistra, mentre ha molto da lavorare nella fase di non possesso. Discorso che vale anche per Faragò.
Squilli. Marin non ha solo segnato un gran bel gol. È stato perfetto nella costruzione giocando spesso di prima,. Ha lottato su ogni pallone, ma soprattutto si è proposto negli spazi, verticalizzando e affondando, come in occasione della rete in avvio di ripresa. Segnali incoraggianti per un giocatore che finora non aveva convinto. Improvvisamente il rumeno si è svegliato ed ha fatto vedere di che pasta è fatto. Ha lavorato moltissimo senza palla, ha messo in evidenza una personalità fino a ieri tenuta nascosta. Di Francesco lo ha sempre difeso, non gli ha mai fatto mancare la fiducia e ora raccoglie i frutti del lavoro. La xcontroprova con l’Inter, esame severissimo.
La partita. Le due squadre si sono equivalse. Il Cagliari si è fatto preferire per il possesso palla (52% a 48%) e per aver esercitato un pressing a tutto campo, calato solo negli ultimi 10’ minuti perchè la squadra aveva speso tante energie. Minuti nei quali il Verona ha rischiato di vincere la partita. Ma fino a quel momento se c’era una squadra che meritava il bottino pieno era quella rossoblù, che ha costruito le occasioni migliori. La traversa di Pavoletti e le due opportunità che Joao Pedro non è riuscito a concretizzare per un’inezia. L’Hellas è passato nel primo tempo grazie a Zaccagni, che ha anticipato un distratto Faragò sul cross basso di Faraoni, sfuggito alla marcatura di Tripaldelli. Il pari del Cagliari, partito a spron battuto nella ripresa, porta il nome di Marin, dopo una triangolazione con Pavoletti, che nell’occasione ha agito da rifinitore. Una grande reazione, da squadra che sa ciò che vuole.
Condottiero. Joao Pedro ha fatto venir fuori il sole in un pomeriggio nel quale l’acqua è caduta a catinelle. Il brasiliano, capitano del Cagliari, si è esibito in una serie di giocate da campione. Classe pura per chi ha sposato il progetto rossoblù e forse ha deciso di chiudere la carriera (ancora lunga) in Sardegna. Ha preso per mano i compagni nei momenti difficili, si è inserito negli spazi, si è fatto consegnare il pallone facendone sempre buon uso. È stato imprendibile per il Verona, e anche quando Juric ha tentato di limitarlo facendo entrare Lovato, non è riuscito nel suo intento. E meno male che non stava bene... Da Verona torna un Cagliari più consapevole dei propri mezzi. Ora si pensa all’Inter, sperando di poter recuperare alcuni degli indisponibili.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Linea verde. Carboni (2001), Walukiewicz (2000), Tripaldelli (1999). Una difesa di giovanissimi quella schierata dal Cagliari, completata da Faragò che proprio un terzino non è. Inutile negare che alla vigila c’era tanta preoccupazione. Invece, il trio di “ragazzini” ha fatto il proprio dovere contro un avversario temibile, con calciatori importanti in tutti i settori. Carboni ha dato sicurezza al reparto giocando in modo essenziale. Walukiewicz ha reso innocuo un “peperino” come Di Carmine, che si è visto solo nella fase iniziale del match. Tripaldelli il proprio dovere l’ha fatto soprattutto quando si è inserito nelle corsia di sinistra, mentre ha molto da lavorare nella fase di non possesso. Discorso che vale anche per Faragò.
Squilli. Marin non ha solo segnato un gran bel gol. È stato perfetto nella costruzione giocando spesso di prima,. Ha lottato su ogni pallone, ma soprattutto si è proposto negli spazi, verticalizzando e affondando, come in occasione della rete in avvio di ripresa. Segnali incoraggianti per un giocatore che finora non aveva convinto. Improvvisamente il rumeno si è svegliato ed ha fatto vedere di che pasta è fatto. Ha lavorato moltissimo senza palla, ha messo in evidenza una personalità fino a ieri tenuta nascosta. Di Francesco lo ha sempre difeso, non gli ha mai fatto mancare la fiducia e ora raccoglie i frutti del lavoro. La xcontroprova con l’Inter, esame severissimo.
La partita. Le due squadre si sono equivalse. Il Cagliari si è fatto preferire per il possesso palla (52% a 48%) e per aver esercitato un pressing a tutto campo, calato solo negli ultimi 10’ minuti perchè la squadra aveva speso tante energie. Minuti nei quali il Verona ha rischiato di vincere la partita. Ma fino a quel momento se c’era una squadra che meritava il bottino pieno era quella rossoblù, che ha costruito le occasioni migliori. La traversa di Pavoletti e le due opportunità che Joao Pedro non è riuscito a concretizzare per un’inezia. L’Hellas è passato nel primo tempo grazie a Zaccagni, che ha anticipato un distratto Faragò sul cross basso di Faraoni, sfuggito alla marcatura di Tripaldelli. Il pari del Cagliari, partito a spron battuto nella ripresa, porta il nome di Marin, dopo una triangolazione con Pavoletti, che nell’occasione ha agito da rifinitore. Una grande reazione, da squadra che sa ciò che vuole.
Condottiero. Joao Pedro ha fatto venir fuori il sole in un pomeriggio nel quale l’acqua è caduta a catinelle. Il brasiliano, capitano del Cagliari, si è esibito in una serie di giocate da campione. Classe pura per chi ha sposato il progetto rossoblù e forse ha deciso di chiudere la carriera (ancora lunga) in Sardegna. Ha preso per mano i compagni nei momenti difficili, si è inserito negli spazi, si è fatto consegnare il pallone facendone sempre buon uso. È stato imprendibile per il Verona, e anche quando Juric ha tentato di limitarlo facendo entrare Lovato, non è riuscito nel suo intento. E meno male che non stava bene... Da Verona torna un Cagliari più consapevole dei propri mezzi. Ora si pensa all’Inter, sperando di poter recuperare alcuni degli indisponibili.
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