«Dinamo, la scrivania può attendere»
di Andrea Sini
La promessa di Jack Devecchi, che presto verrà operato al ginocchio sinistro: «Ci rivediamo in campo la prossima stagione»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Le stampelle come compagne di viaggio, lo smartphone rovente in una tasca e il sorriso che non lo abbandona mai, nonostante tutto. Siamo soltanto a metà gennaio e la stagione di Jack Devecchi è già finita: il responso della risonanza magnetica sul ginocchio “saltato” sul parquet di Tenerife non ha lasciato scampo, eppure il capitano della Dinamo guarda avanti con il solito ottimismo. Nel suo futuro si vede ancora con la canotta biancoblù addosso.
Domanda inevitabile: ad aprile compirà 36 anni. Con un ginocchio rotto che intende fare?
«Quello che farebbe qualsiasi sportivo: andrò sotto i ferri, farò tutta la trafila per il recupero. E tornerò in campo».
Dal momento dell’infortunio non ha pensato neppure per un attimo di dire basta?
«No, neanche per un secondo. L’idea di ritirarmi non mi ha mai sfiorato. E in questo sono felice di poter dire di avere avuto tutto il conforto possibile da parte del presidente, della società e dell’allenatore. Farò serenamente tutto ciò che servirà per tornare a indossare questa maglia».
Dopo quindici stagioni in biancoblù, oltre 600 presenze nelle varie competizioni, la scalata dalla Legadue allo scudetto e 6 trofei in bacheca, dove trova le motivazioni per affrontare un percorso così faticoso per poter ripartire?
«È scontato rispondere nella passione per il basket e nell’amore per la Dinamo. Ma anche in una sfida che per me è nuova: in quasi vent’anni di carriera ho avuto un solo infortunio importante, uno strappo che mi tenne fuori per oltre 3 mesi quando eravamo in Legadue. Sono stato fortunato, perché rompersi un ginocchio a 20-25 anni può condizionare la carriera, mentre a me è capitato solo ora e lo accetto con serenità. Però sento di poter dare ancora qualcosa».
Da qualche campionato giocava pochissimo, mentre in questa stagione ha avuto modo di trovare spazio e continuità, giocando anche alcune gare eccellenti. Questo fa la differenza nella sua determinazione?
«Certamente. Se provo a guardarmi da fuori, penso di poter tenere il campo bene ancora oggi. Per questo lavorerò duro per recuperare, sperando ovviamente che questo incidente non mi lasci strascichi. E poi non mi va giù l’idea di chiudere in un palazzetto vuoto: prima di ritirarmi voglio ancora giocare di fronte ai tifosi, voglio riassaporare quell’emozione».
A proposito, i tifosi le hanno scritto molti messaggi di sostegno sui social.
«Li ringrazio di cuore. Ho il telefono rovente, in tantissimi mi hanno scritto e telefonato, sto ricevendo tanto affetto, che mi darmi un’ulteriore spinta».
Chi altro l’ha contattata?
«Oltre agli amici di tutta Italia e ai familiari, compreso mio cugino Danilo Gallinari, ho sentito tanti ex compagni, come Scott Bamforth, che ha avuto il mio stesso infortunio, o Travis Diener dagli Usa, e tanti avversari. Mi ha fatto particolarmente piacere la telefonata del presidente della Reyer Venezia, Federico Casarin; mi ha sorpreso quella di Giuliano Maresca, con cui ho giocato 17 anni fa. E poi ho sentito quasi tutti i coach che ho avuto qui a Sassari, da Sacchetti a Markovski. Mi hanno dato tutti una bella carica».
Che Dinamo lascia?
«Una bella Dinamo, che è meritatamente terza e in campionato ha avuto un percorso sopra le aspettative, con un solo brutto passo falso, contro Trieste, e qualche vittoria bellissima, a Bologna. Con l’addio di Tillman si apre un momento di cambiamenti, ma l’assetto è bello solido. Bilan sta giocando un campionato di enorme spessore, Spissu ha dimostrato di poter giocare costantemente a un livello molto alto, Gentile ha fatto un altro passo di crescita, Burnell sta sorprendendo tutti e può già raccogliere eredità Pierre, Bendzius non pensavo potesse fare così tanto la differenza. Ora arriverà un nuovo innesto, che potrà farci crescere ancora».
Pozzecco la vorrebbe con sé in panchina. Ci andrà?
«Tranquilli, non vado da nessuna parte, resto uno del gruppo. Ma ho già visto quanto è dura guardare un allenamento senza poter partecipare...».
Domanda inevitabile: ad aprile compirà 36 anni. Con un ginocchio rotto che intende fare?
«Quello che farebbe qualsiasi sportivo: andrò sotto i ferri, farò tutta la trafila per il recupero. E tornerò in campo».
Dal momento dell’infortunio non ha pensato neppure per un attimo di dire basta?
«No, neanche per un secondo. L’idea di ritirarmi non mi ha mai sfiorato. E in questo sono felice di poter dire di avere avuto tutto il conforto possibile da parte del presidente, della società e dell’allenatore. Farò serenamente tutto ciò che servirà per tornare a indossare questa maglia».
Dopo quindici stagioni in biancoblù, oltre 600 presenze nelle varie competizioni, la scalata dalla Legadue allo scudetto e 6 trofei in bacheca, dove trova le motivazioni per affrontare un percorso così faticoso per poter ripartire?
«È scontato rispondere nella passione per il basket e nell’amore per la Dinamo. Ma anche in una sfida che per me è nuova: in quasi vent’anni di carriera ho avuto un solo infortunio importante, uno strappo che mi tenne fuori per oltre 3 mesi quando eravamo in Legadue. Sono stato fortunato, perché rompersi un ginocchio a 20-25 anni può condizionare la carriera, mentre a me è capitato solo ora e lo accetto con serenità. Però sento di poter dare ancora qualcosa».
Da qualche campionato giocava pochissimo, mentre in questa stagione ha avuto modo di trovare spazio e continuità, giocando anche alcune gare eccellenti. Questo fa la differenza nella sua determinazione?
«Certamente. Se provo a guardarmi da fuori, penso di poter tenere il campo bene ancora oggi. Per questo lavorerò duro per recuperare, sperando ovviamente che questo incidente non mi lasci strascichi. E poi non mi va giù l’idea di chiudere in un palazzetto vuoto: prima di ritirarmi voglio ancora giocare di fronte ai tifosi, voglio riassaporare quell’emozione».
A proposito, i tifosi le hanno scritto molti messaggi di sostegno sui social.
«Li ringrazio di cuore. Ho il telefono rovente, in tantissimi mi hanno scritto e telefonato, sto ricevendo tanto affetto, che mi darmi un’ulteriore spinta».
Chi altro l’ha contattata?
«Oltre agli amici di tutta Italia e ai familiari, compreso mio cugino Danilo Gallinari, ho sentito tanti ex compagni, come Scott Bamforth, che ha avuto il mio stesso infortunio, o Travis Diener dagli Usa, e tanti avversari. Mi ha fatto particolarmente piacere la telefonata del presidente della Reyer Venezia, Federico Casarin; mi ha sorpreso quella di Giuliano Maresca, con cui ho giocato 17 anni fa. E poi ho sentito quasi tutti i coach che ho avuto qui a Sassari, da Sacchetti a Markovski. Mi hanno dato tutti una bella carica».
Che Dinamo lascia?
«Una bella Dinamo, che è meritatamente terza e in campionato ha avuto un percorso sopra le aspettative, con un solo brutto passo falso, contro Trieste, e qualche vittoria bellissima, a Bologna. Con l’addio di Tillman si apre un momento di cambiamenti, ma l’assetto è bello solido. Bilan sta giocando un campionato di enorme spessore, Spissu ha dimostrato di poter giocare costantemente a un livello molto alto, Gentile ha fatto un altro passo di crescita, Burnell sta sorprendendo tutti e può già raccogliere eredità Pierre, Bendzius non pensavo potesse fare così tanto la differenza. Ora arriverà un nuovo innesto, che potrà farci crescere ancora».
Pozzecco la vorrebbe con sé in panchina. Ci andrà?
«Tranquilli, non vado da nessuna parte, resto uno del gruppo. Ma ho già visto quanto è dura guardare un allenamento senza poter partecipare...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
