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Mondo della scherma ancora in stand by «Ripresa difficile»

di Fabio Fresu
Mondo della scherma ancora in stand by «Ripresa difficile»

Parla Marco Mignano, presidente del Circolo sassarese «Ci alleniamo, ma le gare sono complicate dal Covid» 

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SASSARI. Resta ancora in una situazione di stand by il movimento schermistico sardo. Nonostante infatti sia stato stabilito alcuni mesi fa che la scherma vada considerata non uno sport di contatto ma di combattimento, definizione che ha permesso di svolgere con regolarità gli allenamenti su tutto il territorio nazionale, l’attività rimane circoscritta a questo, senza che ci sia la possibilità di un confronto agonistico. “La nostra palestra è rimasta sempre aperta – precisa Marco Mignano, presidente del Circolo Schermistico Sassarese, nato nell’ormai lontano 1926, prima società schermistica in Sardegna – purtroppo, viste le indicazioni nazionali, abbiamo dovuto interrompere le sedute con i più piccoli, al di sotto dei dieci anni, che non vengono classificati come agonisti, ma il Pala scherma di via Togliatti non ha mai chiuso”.

“Rispettiamo i rigidi protocolli antiCovid della federazione – continua Mignano – quindi gli atleti al momento di entrare in palestra devono indossare un diverso paio di scarpe rispetto a quello con il quale sono arrivati, si allenano rigorosamente distanziati, e anche durante i tempi morti mettono la mascherina. Come società effettuiamo una sanificazione mensile, investendo tante risorse pur di tenere aperto, e siamo stati certificati da un ente esterno, proprio per dare la massima garanzia ai genitori dei ragazzi, che sono sempre seguiti dai maestri Gianfranco Masia, Sandro Bartoletti e Mariangela Busi, aiutati da Claudio Casula ed il preparatore atletico Camillo Battino. Così come noi stanno facendo le altre società isolane a Cagliari ed Oristano, mentre mi risulta che solo a Nuoro siano bloccati per problemi di impianto”.

“Il nostro problema in realtà è più legato alla disputa delle gare ufficiali – prosegue il numero uno sassarese – perché abbiamo l’obbligo di effettuare i tamponi prima della competizione. A parte i costi relativi, poiché un tampone richiede 10-12 minuti, e a ogni gara partecipano in media una cinquantina di atleti, per iniziare a tirare alle 10 del mattino dovremmo farli in piena notte. Il che non è ovviamente possibile. Tanto è vero che dopo la sosta imposta a livello nazionale nel 2020 al momento abbiamo un calendario regolare di competizioni, che però vengono tutte rinviate. Un grave danno per il nostro sport, ma anche per tutto quello che è il suo corollario. Dopo anni infatti ormai nell’ambiente ci conosciamo tutti fra atleti e genitori, il confronto diventa anche l’occasione per socializzare e trascorrere una giornata insieme, diventa un appuntamento conviviale, e tutto questo si perde. In tutta questa situazione è normale che il morale sia un po’ giù. Questo mese siamo anche stati invitati ad una gara a Brescia, ed eravamo disposti a pagare la trasferta ai ragazzi, ma poi nessuno ha aderito. C’è ancora troppa paura”.



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