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Numeri impietosi: il Cagliari ha paura

di Roberto Muretto
Joao Pedro in azione all'Olimpico contro la Lazio
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Joao Pedro in azione all'Olimpico contro la Lazio

Rossoblù con il fiatone, non vincono da più di tre mesi. Un punto in otto gare e un gol segnato nelle ultime cinque

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CAGLIARI. I numeri sono impietosi: un punto nelle ultime otto partite; un sol gol realizzato nelle ultime cinque. Cifre che fanno paura e spiegano senza fronzoli perchè il Cagliari è scivolato al terz’ultimo posto della classifica. L’altro ieri contro la Lazio, i rossoblù hanno dimostrato di essere una squadra viva, che non ha nessuna intenzione di arrendersi, ma i risultati non arrivano da troppo tempo. Il campo mette sempre a nudo pregi e difetti. Per evitare equivoci, è meglio dire in modo chiaro che non è solo sfortuna se i Quattro Mori sono in un mare di guai. Ci sono limiti evidenti che emergono in ogni partita. La qualità del palleggio, lo scarso cinismo davanti alla porta, l’allergia a fare bene l’ultimo passaggio, le ingenuità in fase difensiva. A cui si aggiungono i continui cambiamenti del modulo tattico, conferma degli errori fatti in sede di mercato e del fatto che l’allenatore non è riuscito a fare un’identità alla squadra.

Il mister. A proposito di Di Francesco, la sua posizione resta solida anche dopo il ko di Roma. Ma le prossime tre partite saranno decisive, nonostante al tecnico sia stato allungato il contratto fino al 2023. Atalanta e Torino alla “Sardegna Arena”, Crotone in trasferta. Un tris di gare per dare una sterzata alla stagione, per invertire un pericolosissimo trend che porta dritti dritti in Serie B. L’allenatore del Cagliari non è uno che si arrende. Domenica sera a fine gara aveva la faccia inferocita. Una rabbia dettata quasi dall’impotenza di arrestare una caduta libera senza fine. «Manca la vittoria. Ci siamo andati vicini altre volte, anche la settimana scorsa, aspettiamo da tempo questi tre punti che non sono ancora arrivati. L'aspetto psicologico sicuramente pesa - la spiegazione del mister rossoblù -, ma non dobbiamo mollare, dobbiamo invece credere sempre nel lavoro. Rimbocchiamoci le maniche, ci riproveremo con l’Atalanta. Dobbiamo tornare a vincere».

Senatori. È il momento che i giocatori di maggiore esperienza prendano in mano il timone. Devono mettere al servizio della squadra e dell’allenatore tutta la loro esperienza. Godin sta tornando il “mastino” dai denti aguzzi che tutti ricordano. Nainggolan deve recuperare la migliore condizione ma resta comunque un valore aggiunto. Joao Pedro e Nandez sono chiamati a fare lavoro straordinario e i nuovi arrivati, da Rugani a Duncan, possono incidere positivamente sulle prestazioni della squadra.

Fattore psicologico. Quattordici partite senza vincere (più di tre mesi) sono un fardello. La squadra va in campo con l’handicap, con la paura di sbagliare. Una condizione psicologica tutt’altro che ideale. Bisogna reagire, sputare sangue per usare le parole del presidente Tommaso Giulini, ma raggiungere l’obiettivo. La Serie A è un patrimonio della Sardegna, non ci si può permettere il lusso di perderlo. Se chi indossa la maglia rossoblù è attaccato a questi colori, è il momento di dimostrarlo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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