Giulini contro la Superlega: "Così uccidono il calcio e i nostri sogni"
Nel suo intervento sul profilo Twitter, il presidente del Cagliari cita il libro Febbre a 90' di Nick Hornby e sottolinea: senza la passione di ogni singolo tifoso questo sport non ha senso
CAGLIARI. "Così uccidono il calcio e i nostri sogni". Così Tommaso Giulini, presidente del Cagliari titola il suo intervento contro la neonata Superlega nel suo profilo personale di Twitter. Un intervento molto duro contro gli ideatori di questa iniziativa. Per argomentare la sua contrarietà al progetto delle 12 società, fra cui le italiane Juve, Inter e Milan, Giulini riadatta un passaggio del bellissimo libro Febbre a 90' dello scrittore inglese Nick Hornby. Un romanzo di riferimento per chiunque ami il calcio e in cui Hornby racconta la sua passione per la squadra londinese dell'Arsenal.
“Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose _ scrive Giulini citando Hornby _. Dopo un po’ ti si mescola tutto nella testa e non riesci a capire se la vita è una merda perché il Cagliari non sta facendo bene o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per il Cagliari quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo. Ok va bene tutto... ma non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire finché non ci sei dentro". "
Come fai a capire quando mancano quattro minuti alla fine e stai 3 a 2 per i tuoi avversari in una partita decisiva e ti guardi intorno e vedi tante facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient’altro per la testa... _ scrive ancora Giulini _ e poi succede qualcosa di magico, il fischio dell’arbitro e tutti che impazziscono...”
Quindi l'intervento prosegue lasciando il romanzo di Hornby. "Il calcio è questo _ dice il presidente rossoblù _, si vince e assai più spesso si perde. Ci sta. Ma senza il sogno di ogni singolo tifoso il calcio non ha senso. Non ci sono tifosi unti dal Signore, perché tutti sono accomunati da un’unica voglia immensa di sognare. Questa Terra, fiera e dignitosa, mi ha insegnato che non bisogna mai rassegnarsi e che bisogna sempre ricominciare a sognare. Puoi perdere ma non smettere di sognare fino a che quella palla continua a rotolare".
"Ora si vuole fermare quella palla e tutti i sogni che si porta dietro _ sottolinea Giulini _. Anche i sogni di chi fa impresa, e non finanza, di chi rischia di suo perché ha la stessa passione di un bambino che vede rotolare quel pallone. Non so se sarà la fine del calcio, di sicuro sarebbe la fine del calcio che mi ha fatto innamorare e decidere di fare pazzie. Quello che mi ha spinto a mettermi in gioco, a vivere momenti belli e meno belli, a soffrire per non riuscire a ripagare il sentimento della nostra gente, dei tanti tifosi che sognano insieme a me, a provarci sempre e comunque. Proprio loro, i tifosi... Perché se non ci fossero loro, a chi fregherebbe niente del calcio?".
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