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Cavalli, voce e microfono: «La mia vita tutta di corse»

Mario Carta
Tore Budroni, secondo da sinistra, con i fantini Andrea Atzeni, Dario Vargiu, Tore Sulas e Mario Sanna
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Tore Budroni, secondo da sinistra, con i fantini Andrea Atzeni, Dario Vargiu, Tore Sulas e Mario Sanna

Gli speaker al tempo del Covid, parla Tore Budroni da 29 anni voce degli ippodromi sardi: «Manca il boato del pubblico negli ultimi 200 metri, ma si va avanti lo stesso»

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SASSARI. Quando i cavalli sono in dirittura il rombo si sente, ti entra sotto la pelle, ti scuote e coinvolge. È una grandinata crescente di zoccoli che divorano la pista, un brontolio sordo che matura insieme all’attesa sul palo, la frenetica colonna sonora di ogni corsa di galoppo che si smorza nel calando solo dopo il traguardo. E su tutto il suono-tuono della voce dello speaker, che dopo aver esaltato in un avvincente bolero ippico l’intera corsa, dall’apertura dei cancelli all’arrivo, conferma o delude le speranze di appassionati e scommettitori. Questo, nella normalità di ogni normale ippodromo.

Questo nella professionalità di Tore Budroni, ormai da 29 anni la voce ufficiale del galoppo sardo. Da Chilivani a Sassari, da Villacidro a ogni Palio paesano. In tutta la Sardegna. Ma adesso c’è il Covid, adesso le tribune del centenario Don Deodato Meloni sono deserte, come quelle del Pinna di Sassari e di Villacidro.

«Eppure il lavoro continua e lo spettacolo va avanti, anche se alle riunioni sono presenti solo operatori e persone autorizzate – spiega Budroni, insegnante di educazione fisica alle Medie a Ploaghe e Chiaramonti –. Ci sono però le dirette con Unire tv e Snaisat da garantire e la mia voce è fondamentale, prima durante e dopo ogni corsa. I pronostici, le quote, il cavallo interessante da segnalare... Notizie e informazioni per chi è costretto a seguire lo spettacolo da casa, mentre all’ippodromo l’urlo finale ora scappa un po’ meno, quando non senti il boato del del pubblico agli ultimi 200 metri».

Budroni riesce sempre a risultare coinvolgente, anche perché «gli arrivi sono sempre esaltanti – racconta –. Poi, ci sono gare come i Gran premi e gli Internazionali che vivi con più trasporto, e gli arrivi serrati con anche cinque cavalli in lotta fino al palo non mancano mai, e allora fai una scommessa con te stesso per riuscire ad anticipare il fotofinish. Ci vuole occhio. Ne ho perse di... scommesse, ma ne ho vinte anche tante, con i commissari di gara, e in tanti non mi sfidano più perché ci hanno lasciato le penne».

In tempo di Covid a Chilivani in tribuna stanno non più di 200 persone. Allevatori, proprietari, artieri, fantini, allenatori, personale medico, cameramen. «La suspence adesso viene un po’ meno – spiega lo speaker – ma anche se i fantini in corsa non sentono niente, vedere la tribuna piena per loro è comunque uno stimilo in più. Però, se sotto non hai il cavallo...». Da quasi 30 anni Tore non sussurra ai cavalli, li urla proprio. «Poi – prosegue –, in un anno puoi commentare 300 corse, 299 perfette e per l’unica che sbagli, sui social ti massacrano. Mi è capitato con Andrea Atzeni. Era in vacanza, a Villacidro non voleva montare. Lo faccio per te, mi ha detto. C’erano due cavalli fra i quali scegliere, e sapevo che qualunque scegliesse, Andrea avrebbe vinto comunque. E così è stato. Ma ho sbagliato il cavallo e lui me lo rinfaccia ancora, scherzando. Enrico il Conte, si chiamava... Invece aveva vinto Ex Lover».

Tore ha cominciato come aiuto speaker. Leggere le quote, dare l’ordine dei fantini al tondino... «Ora la procedura è più snella – spiega –. Prima davamo anche le variazioni di peso». La promozione a speaker titolare? «Diego Satta, allora direttore dell’Ippodromo, mi aveva notato a una festa di laurea a Cagliari con gente dell’ambiente. Avevo improvvisato una telecronaca con i nomi dei funzionari dell’Istituto di incremento ippico al posto dei cavalli.. che risate. E non è passato inosservato. Da lì.. il titolare del bar del Don Meloni, zio Giuannino, la prima volta mi ha dato due mignon di cordiale: «Beviti queste fizzu mi’», ma ho parlato nascosto dietro il muretto. Da quando lo faccio? Da quando Rass di Ozieri vinse il Derby».

Ora, 29 anni dopo, parla da dietro la mascherina anti contagio. «Seguiamo tutte le regole. Mascherina fissa anche mentre faccio la cronaca da solo nella stanzetta, e nelle interviste in diretta tv. Ci atteniamo tutti scrupolosamente alle regole. Il nostro ambiente sta rispondendo bene, tra fantini ci sono stati pochi casi di contagio nonostante i rischi siano alti. Le sale fantini non sono come gli spogliatoi del calcio, stanno tutti a stretto contatto». E quindi si va avanti, corsa dopo corsa, nell’attesa che si torni alla normalità. E che spunti un erede. Un allievo speaker in vista? «Eh già – conclude Tore Budroni –, il problema è quello. è tempo di cominciare a tirare su qualcuno. Io ho lavorato con la febbre a 40, ho rinunciato ai matrimoni degli amici. Però ci sono dei ragazzi appassionati, e dalla loro passione si può partire». Perché qualcuno continui a dare voce ai cavalli, senza sussurrare.

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