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Salvatore Fresi: «Vincere con l’Inter è speciale»

Roberto Muretto
Salvatore Fresi: «Vincere con l’Inter è speciale»

Lo scudetto con la Juve, il rapporto strettissimo con i nerazzurri e gli auguri al Cagliari

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SASSARI. Dalla Sardegna è andato via 31 anni fa per inseguire un sogno: quello di diventare un calciatore professionista. Salvatore Fresi, nato alla Maddalena, dal pallone ha avuto tante soddisfazioni, ha alzato qualche trofeo. Quando ha deciso di dire basta, ha scelto di uscire dal mondo dorato nel quale ha vissuto per tanti anni. Ora gestisce a Salerno una struttura polivalente e si sente un uomo realizzato.

Come ha festeggiato lo scudetto dell'Inter?
«Lavorando nel centro che dirigo. Qui c'è sempre da fare, abbiamo oltre 300 iscritti. L'Inter è stata la mia squadra da bambino. Sono felice che abbia interrotto il dominio della Juve».

Il suo cuore è colorato di nerazzurro.
«Mio padre è interista e anche i miei figli. Uno ha 14 anni, l'altro 11. Non sono grandi appassionati di calcio ma gli ho trasmesso l'amore per quei colori».

Con la "Beneamata" ha vinto una Coppa Uefa, che ricordi ha della finale con la Lazio?
«Sono passati tanti anni. Resta la soddisfazione di aver centrato un traguardo importante. Vincere con l'Inter è difficile, se mi chiede il perchè non lo so. Non l'ho mai capito e non ho spiegazioni. Posso solo dire che è una piazza complicata».

Dei successi con la Juventus, uno scudetto e due Supercoppe italiane che ricordi ha?
«Sono cose diverse. Nell'Inter ero protagonista, alla Juventus sono stato messo da parte. Sinceramente il ricordo più bello resta la Coppa Uefa».

Più importante anche del Campionato Europeo vinto con l'Under 21?
«Un percorso partito quando giocavo in C1 con la Salerninatana. Sono stato convocato per la partita con la Svezia e da quelmomento sono diventato un titolare. L'anno che abbiamo vinto l'Europeo ho partecipato alle Olimpiadi di Atlanta. Un flop, eravamo stanchi. Il ricordo che ho di quella spedizione è il caldo pazzesco che faceva».

Come sono le sue giornate?
«Faccio orari pazzeschi e alla sera sono distrutto. La struttura che dirigo è grande, c'è anche un centro benessere. Sono tante le attività che svolgiamo. Non si stacca mai».

Degli ex compagni con chi si sente più spesso?
«Ogni tanto con Di Biagio, Galante e Colonnese. Non ho con i calciatori un rapporto di vera amicizia. Io non vivo di pallone. Mia madre mi rimprovera perchè non la chiamo quasi mai. Lo dico per farle capire che di tempo ne ho davvero poco».

Lei è nato alla Maddalena, in Sardegna torna spesso?
«Sono andato via nel 1988. Torno comunque tutti gli anni. L'ultima volta a Natale. I miei genitori ora abitano ad Arzachena. Ho due fratelli e tre sorelle, sono tutti rimasti in Sardegna».

Che cosa le manca di più della terra dove è nato?
«Quando scendo dall'aereo e respiro, sento profumi che qui non ci sono. Mi manca il mare cristallino nel quale tuffarmi, la sabbia bianca. Io abito vicino al mare, ma non è la stessa cosa».

Il calcio lo segue come prima o un po' meno?
«Molto meno. Le partite che guardo con piacere sono quelle della Champions League. La Serie A è un calcio monotono. Il nostro campionato non ha più l'appeal di una volta».

Il Cagliari lotta per la salvezza, ce la farà?
«Con i giocatori che ha doveva stare più in alto. Si tirerà fuori da questa situazione».

Si è dato una spiegazione?
«Secondo me sono stati fatti alcuni errori nella costruzione iniziale della squadra».

Carboni, 20 anni, difensore come lei, dove può arrivare?
«Ancora è presto per dare un giudizio attendibile. Ma se gioca già in Serie A significa che ha delle qualità importanti».

Barella è già un giocatore di livello internazionale?
«Al 50 per cento. Ha dei margini di miglioramento notevoli, tra un paio di anni sarà tra i migliori in Europa. Ha qualità, forza fisica,carattere».

Mancini ha ridato entusiasmo alla Nazionale, può vincere l'Europeo?
«Non lo so. Siamo indietro rispetto ad altre nazionali. Credo che saremo più competitivi nel prossimo Mondiale».

Ha mai pensato di fare l’allenatore?
«No. Troppi problemi, ti vengono i capelli bianchi».

C'è un calciatore sardo che considera un vero amico?
«Gianfranco Zola. Ci siamo sfidati tante volte sul campo. Adesso in estate giochiamo a golf insieme. Ci siamo sentiti poco prima di Natale. La nostra amicizia è nata per caso grazie a conoscenze in comune. Tra noi c'è subito stata sintonia».

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