Alessio Cragno: «Cagliari mi ha adottato. Qui sono diventato uomo»
Il numero uno rossoblù tra presente e futuro: «Salvarsi è stata una grande impresa». Il sogno del portiere: «Spero di fare parte del gruppo azzurro per gli Europei»
CAGLIARI. È stato il portiere della Serie A più chiamato in causa. Nel senso che Alessio Cragno è il recordman delle parate in campionato (156). Il portiere del Cagliari compirà 27 anni a giugno e fa ormai parte in pianta stabile del gruppo della Nazionale. Ha messo radici in Sardegna dove si è sposato con Silvia (cagliaritana) e dove è nata la figlia, Benedetta. È arrivato che era una promessa, è maturato fino a diventare uno dei migliori in Italia nel suo ruolo. Presente e futuro di un ragazzo che ha tanti sogni nel cassetto e li vorrebbe realizzare, raccontati in questa intervista a tutto campo.
In che modo ha festeggiato la salvezza?
«Subito insieme ai compagni. Poi per due giorni con la mia famiglia. Mi sono finalmente rilassato dopo tanti momenti difficili».
È troppo parlare di impresa sportiva?
«Dipende in quale arco temporale la collochiamo. A inizio stagione la salvezza era un obiettivo minimo. dal 90' della gara col Parma, penso di sì. Da quel momento sette risultati utili di fila, con i pareggi di Napoli e Milano. Un percorso fantastico».
Lei si sente uno dei leader di questo Cagliari?
«Sono qui da tanto tempo, ho il dovere di spiegare a chi arriva e ai giovani cosa significa indossare questa maglia. Se per leader si intende aiutare i compagni ed essere sempre positivo, allora lo sono».
Dica la verità, c'è stato un momento in cui non ci credevate più?
«No. Era nostro dovere crederci e sperare. Ad un certo punto ho pensato fosse veramente difficile salvarci, è successo dopo la sconfitta in casa col Verona. In quel momento abbiamo preso coscienza che per riuscirci non potevamo più sbagliare».
Ora si gioca l'Europeo, l'Italia può vincerlo?
«Per vincere una manifestazione di così alto livello non basta la qualità, serve anche un po' di fortuna. Spesso sono gli episodi a fare la differenza. Dal punto di vista tecnico non abbiamo nulla da invidiare alle altre. Il valore aggiunto è l'entusiasmo che ha questa nazionale».
Sogna di giocare qualche minuto nell'amichevole a Cagliari con San Marino?
«Indossare quella maglia è già un grandissimo onore. Farlo nello stadio di casa sarebbe un'emozione ancora più forte».
Il Cagliari la valuta 35-40 milioni, troppo? Poco?
«La cifra la fa il mercato, faccio fatica e non mi permetto di dare io una valutazione».
Qual è la qualità migliore di un calciatore?
«Non ho dubbi: la continuità di rendimento».
La soddisfazione più grande nel calcio?
«La convocazione in azzurro, ma anche la salvezza di quest'anno e la promozione in A col Benevento sono pagine importanti».
E la delusione?
«Forse la retrocessione col Lanciano In C. Se ci ripenso provo ancora dispiacere».
C'è un errore che ha fatto e vorrebbe cancellare?
«No. Ho sempre preso le mie decisioni convinto che in quel momento fossero la cosa più giusta da fare».
Si faccia un autoscatto.
«Sono una persona felice, ho una splendida famiglia, un lavoro che ho sempre sognato. In tutto quello che faccio ci metto impegno».
Una parata che non dimenticherà mai?
«Quella su Quagliarella a Genova con la Sampdoria nel febbraio 2019. Una deviazione ravvicinata che ho tolto dalla linea di porta».
C'è un attaccante che le fa particolarmente paura?
«Tutti i grandi campioni, Dzeko, Ronaldo, Dybala, Insigne... Calciatori che in un istante tirano fuori la super giocata. Contro di loro subire gol è un attimo».
In che cosa pensa di dover migliorare?
«Nell'esperienza per gestire le situazioni complicate. Sono maturato ma non si finisce mai di imparare».
Il calcio è anche musica, il suo cantante preferito?
«Io ascolto un po' di tutto dal passato al presente, vari generi. Se devo fare un nome, Max Pezzali, conosco tutte le sue canzoni».
Una cosa alla quale ogni giorno non può rinunciare?
«Un bacio a mia figlia Benedetta. Quando sto in ritiro per diversi giorni sento che mi manca stare con lei».
Se non avesse fatto il calciatore che mestiere le sarebbe piaciuto fare?
«Da piccolo dicevo sempre il vigile del fuoco. Ma senza il calcio probabilmente avrei continuato gli studi».
Cosa eliminerebbe dal mondo del pallone?
«A volte si perde di vista che è un intrattenimento e non può essere la valvola di sfogo delle proprie frustrazioni, sfociare nell'odio. Sui social si leggono insulti, minacce. Vale la pena per una partita?»
Qual è il posto del cuore?
«La Sardegna. Frequento Villasimius, mi piace il mare, la spiaggia, la sabbia. Dovunque vai è uno spettacolo».
Giulini è sempre stato il suo mentore, che rapporto ha col presidente?
«Ovviamente capita di parlarci , il rapporto è ottimo».
Cagliari e il Cagliari le sono entrate nel cuore?
«A Cagliari ormai è come stare dove sono nato (Fiesole ndr). Da tanti anni vivo qui. Il Cagliari Calcio è casa mia, tutte le presenze in Serie A le ho fatte in rossoblù. E' la società che mi ha lanciato e ha creduto in me, posso solo essere riconoscente».
Un sogno da realizzare?
«Far parte del gruppo azzurro per gli Europei. Scontato? Finchè non arriva la convocazione ufficiale...».
Buffon molla?
«Un campione come Gigi lascia un vuoto, come quando hanno smesso Baggio, Maldini, Totti ed altri. Buffon ha fatto la storia di questo sport. Mi ha sorpreso la disponibilità della persona. Quando ci ho giocato contro gli ho chiesto la maglia, e mi ha stupito per la sua disponibilità. Ne ho due, le conservo come cimeli».
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